Tensione sul limite di massa delle stelle di neutroni
Le onde gravitazionali rilevate nei due eventi Gw 170817 e Gw 190814 hanno fornito informazioni contraddittorie riguardo al limite di massa delle stelle di neutroni, creando tensione e incertezza nella comunità scientifica. Uno studio presentato su ApJ Letters mostra che tale tensione può essere facilmente rimossa nel caso in cui la secondaria in Gw 190814 fosse un buco nero e non una stella di neutroni. Ne parliamo con uno degli autori, l’astrofisico Luciano Rezzolla
L’acceleratore più potente della galassia
Le regioni di intensa formazione stellare nella Via Lattea sono acceleratori cosmici ancor più potenti delle supernove, portando le particelle fino a energie dell’ordine dei petaelettronvolt – milioni di miliardi di elettronvolt. Lo propone uno studio del Cygnus Cocoon, gigantesca bolla che avvolge un prolifico “vivaio” stellare, basato su quasi quattro anni di osservazioni con l’esperimento Hawc in Messico
Raffiche a 1450 km/h nell’atmosfera di Giove
Un po’ roccioso, un po’ gassoso: ecco Toi-130b
Il suo nome è Toi-130b: è un esopianeta con un raggio di quasi due volte e mezza quello della Terra e impiega poco più di 14 giorni per compiere un’orbita attorno alla sua stella. A studiarlo in dettaglio è stato un team internazionale di cui fanno parte anche ricercatrici e ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica. In combinazione con le misure dello strumento Espresso installato al Very Large Telescope dell’Eso, in Cile, gli scienziati hanno ricavato la massa di Toi-130b, pari a quasi otto volte quella della Terra, e stimato alcune sue caratteristiche, come avere un nucleo roccioso, una notevole quantità d’acqua ed essere circondato da una spessa atmosfera
Fra Natale e Pasqua… c’è sempre un equinozio
Si fa presto a dire primavera… La definizione del giorno d’inizio della nuova stagione è l’occasione per ripercorrere una storia millenaria di aggiustamenti e correzioni, con il calendario convenzionale in perenne inseguimento di quello astronomico. La racconta oggi su Media Inaf il giornalista e divulgatore scientifico Emiliano Ricci
Marte potrebbe aver conservato la sua acqua
I risultati di un nuovo studio pubblicato su Science indicano che una quantità sostanziale di acqua – tra il 30 e il 99 per cento di quella che ricopriva la superficie di Marte – è ancora intrappolata all’interno di minerali nella crosta del pianeta. Lo studio è basato sulla misura del rapporto tra deuterio e idrogeno effettuata da veicoli spaziali e rover nell’ambito del Mars Exploration Program della Nasa, oltre che dal lavoro di laboratorio sulle meteoriti






