TUTTI I DETTAGLI SU THE ASTROPHYSICAL JOURNAL LETTERS

3I/Atlas e la “precovery” di Rubin

La cometa interstellare 3I/Atlas aveva un’attività sostenuta già a grande distanza dal Sole: lo conferma l’analisi di quasi cento immagini realizzate dal Vera Rubin Observatory a partire da dieci giorni prima della scoperta vera e propria del piccolo corpo celeste. Con il commento di Laura Inno dell’Università Parthenope, co-autrice del nuovo studio

UN ESEMPIO DI COME I VOLONTARI POSSANO CONTRIBUIRE ALLA RICERCA SCIENTIFICA

Nane brune raddoppiate con la caccia a Planet 9

Oltre tremila nuove nane brune di tipo L e T, identificate nei dati del satellite Wise entro 652 anni luce dal Sole, sono state scoperte grazie alla collaborazione tra astronomi professionisti e migliaia di volontari del progetto “Backyard Worlds: Planet 9”. Si tratta di una popolazione di corpi substellari “freddi” che promette di contribuire a svelare i segreti della formazione degli oggetti di piccola massa

COMPENSARE CON LE RETI NEURALI LA MANCANZA DI DATI SPETTROSCOPICI

Dalle supernove, una traccia più nitida del cosmo

Uno studio della Sissa pubblicato questa settimana su Nature Astronomy rivela un nuovo metodo per fornire, sfruttando le osservazioni di supernove di tipo Ia, stime molto precise delle distanze cosmiche e misure cosmologiche più affidabili. Potrebbe rivelarsi fondamentale per decifrare la grandissima quantità di dati in arrivo dai nuovi osservatori, primo fra tutti il Vera Rubin

LA SCOPERTA GRAZIE ALLE OSSERVAZIONI DEL TELESCOPIO SPAZIALE JAMES WEBB

Eppur non ruota

La galassia primordiale Xmm-Vid1-2075 non ruota, sfidando i modelli attuali dell’evoluzione galattica. Nonostante risalga a quando l’universo aveva meno di due miliardi di anni, questo oggetto massiccio mostra una dinamica tipiche delle galassie più mature e lente, probabilmente a causa di una singola collisione con un’altra galassia che ne ha annullato il movimento rotatorio originario

DURANTE IL 67ESIMO CONGRESSO ANNUALE ALL’AQUILA

Annunciati i vincitori dei premi Sait 2026

A Vittoria Vecchiotti (ricercatrice all’Inaf di Arcetri) è stato assegnato il premio “Giovanni Bignami”, a Cosimo Marconcini (Università di Firenze) il premio “Pietro Tacchini”, a Giovanni Isopi (Università La Sapienza di Roma) il premio “Guido Horn D’Arturo” e a Fabrizio Cogato (ricercatore all’Inaf di Bologna) il premio “Giuseppe Lorenzoni”. Menzioni speciali per Rossella Anania, Alice Dottori e Silvia Micheli

OSSERVATI IN QUATTRO GALASSIE VICINE E IN DIVERSE FASI EVOLUTIVE

Maggiore è la loro massa, prima vengono alla luce

Gli ammassi stellari più massicci emergono più rapidamente dalle nubi in cui nascono, spazzando via il gas e inondando la galassia di luce ultravioletta. Il risultato arriva dall’analisi delle immagini di novemila ammassi ottenute con Webb e Hubble. La scoperta, pubblicata ieri su Nature Astronomy, è di un team guidato da Alex Pedrini e Angela Adamo dell’Università di Stoccolma e dell’Oskar Klein Centre svedese

FRA I SITI MIGLIORI IL CRATERE HAWORTH

Dove si accumula il ghiaccio sulla Luna

Un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy suggerisce che il ghiaccio si accumula sulla Luna da 1,5 miliardi di anni, e rivela i luoghi più promettenti in cui trovarlo. Il cratere Haworth (quello con la maggiore copertura di ghiaccio prevista) ha agito come un’efficiente trappola di ghiaccio per miliardi di anni ed è stato quindi identificato come obiettivo primario per future missioni di atterraggio