LA PRIMA IMMAGINE ASTRONOMICA DEL LOFAR

Il radiotelescopio in rete

È il Quasar 3C196 l'oggetto celeste ripreso nella prima sessione di osservazioni con antenne dislocate tra Olanda, Francia, Germania e Regno Unito dal nuovo strumento europeo per radioastronomia. Luigina Feretti: “L’INAF sta valutando la possibilità di acquisire una stazione ed entrare nel progetto”.

Migliaia di antenne, dislocate in gruppi a centinaia di chilometri di distanza e connesse insieme, con supercomputer dedicati e reti dati che viaggiano alla velocità di 10 gigabit al secondo, più di mille volte quella di una tipica banda delle ADSL domestiche. È il nuovo telescopio europeo LOFAR (LOw Frequency Array), che opera nella banda delle frequenze radio comprese tra 90 e 250 MegaHertz. Mai come in questo caso si può dire che sia il frutto di una vera e propria partecipazione internazionale. Non solo per via della presenza di più partner europei, quanto per la dislocazione dei sistemi riceventi che compongono l’enorme “occhio” del radiotelescopio: gruppi di antenne sono stati installati in Regno Unito, Francia, Germania e Olanda. Nella configurazione attuale, LOFAR ha una distanza massima tra i suoi ricevitori pari a circa mille chilometri, un valore che lo rende il più grande radiotelescopio oggi operativo. La scelta di questa distribuzione geografica su una scala così vasta non è stata certo casuale: osservare contemporaneamente una sorgente celeste o una certa porzione di cielo da punti differenti della superficie terrestre permette infatti di migliorare enormemente la qualità delle immagini astronomiche nella banda radio. E questo miglioramento è tanto più marcato quanto maggiore è la distanza che separa le antenne riceventi.

A confermare queste aspettative ci sono oggi le prime immagini ottenute da LOFAR con osservazioni simultanee dalle varie stazioni del network, che non lasciano spazio a dubbi: il Quasar 3C196 e l’area ad esso circostante sono stati ripresi con una risoluzione pari a 0,2 secondi d’arco. Un livello di dettaglio elevatissimo per questo tipo di osservazioni, pari a circa un decimillesimo del diametro apparente della Luna.

“LOFAR è un radiotelescopio di nuova generazione che, partito come progetto olandese, ha ora assunto una connotazione europea. Attualmente fa parte del Core Team del Survey Key Project di LOFAR un ricercatore INAF, che è stato nominato come invited partecipant anche nel Board dell’International LOFAR Telescope” dice Luigina Feretti, direttrice dell’Istituto di Radioastronomia di Bologna dell’INAF. “Il nostro Istituto è infatti molto interessato al progetto e alla scienza innovativa che produrrà e sta valutando la possibilità di acquisire una stazione, entrando così a pieno titolo nella rete LOFAR”.