LO DICE LA DATAZIONE CON GLI ISOTOPI DELL’ARGON

Vulcani per 30 milioni di anni nel passato di Vesta

Utilizzando un metodo di datazione radiometrica applicato ad alcune meteoriti che si pensa si siano originate da Vesta, un team di planetologi della Curtin University (Australia) ha fatto luce sull’intensa attività vulcanica che caratterizzava l’asteroide. Riuscendo così a stabilire l’epoca in cui si è formato il meteoroide vestiano dal quale le meteoriti derivano. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Geochimica et Cosmochimica Acta

DA ASTEROIDE A MINISATELLITE NATURALE, MA SOLO PER UN PO’

Nuova luna per la Terra, minuscola ed effimera

È grande quanto un’utilitaria, orbita attorno al nostro pianeta da circa tre anni e nell’arco di qualche settimana potrebbe abbandonarci. Si chiama 2020 CD3 e ad avvistarla per primo, a metà febbraio, è stato un astronomo polacco, Kacper Wierzchos. Che si sappia ha solo un precedente: la miniluna 2006 RH120, che ci fece compagnia dal settembre 2006 al giugno 2007

UNA DELLE NEBULOSE PLANETARIE PIÙ GRANDI ED EVOLUTE

La fugace bellezza della clessidra celeste

Situata a circa 6500 anni luce di distanza, Cvmp 1 è una nebulosa planetaria formatasi durante gli ultimi spasmi di una vecchia gigante rossa che, al termine della sua vita, ha soffiato via i suoi strati più esterni sotto forma di un violento vento stellare. Il caldo nucleo della stella progenitrice, irradiando i gas espulsi, li ha fatti brillare in una particolare forma a clessidra, catturata in questa immagine dall’Osservatorio Gemini

IL FLUSSO RADIO DELLA NOSTRA STELLA PUÒ CONDURLE ALLA DERIVA

Balene accecate dalle macchie solari

Uno studio su Current Biology mostra come le balene grigie abbiano maggiori probabilità di arenarsi nei giorni in cui sono presenti più macchie solari. È un aspetto ancora da approfondire, ma il “sesto senso“ basato sui campi geomagnetici adottato da questi cetacei per farsi strada nell’oceano sembrerebbe andare temporaneamente in tilt nei periodi di più intensa attività solare

LO STUDIO SU THE ASTROPHYSICAL JOURNAL LETTERS

Un potenziale pianeta oceanico adatto alla vita

Una nuova analisi dei dati a oggi disponibili sul pianeta K2-18b, in orbita attorno a una nana rossa posta a 124 anni luce dalla Terra, apre alla possibilità che si tratti di un pianeta in grado di ospitare forme di vita aliene nei suoi oceani. Tuttavia si tratta dei risultati di modelli matematici, che andranno affinati conducendo nuove osservazioni sulla composizione chimica dell’atmosfera del pianeta

LA SCOPERTA PUBBLICATA SU NATURE

Nelle stelle di neutroni la forza forte è

Alcuni ricercatori del Mit, analizzando milioni di miliardi di elettroni scagliati contro nuclei atomici usando l’accelatore Clas del Jlab, hanno trovato le prove di un curioso fenomeno: quando la densità delle particelle nucleari è estremamente alta, la forza nucleare forte diventa una forza repulsiva tra i neutroni che, al centro di una stella di neutroni, potrebbe prevenire il collasso della stella stessa. Pertanto, in base alle loro osservazioni, non sembra più necessario chiamare in causa quark e gluoni, e i nuclei delle stelle di neutroni potrebbero essere molto più semplici di quanto si ritenga

GRAZIE A FENOMENI CHE RALLENTANO LA PERDITA DI ATMOSFERA

Idrogeno nelle super-Terre in rotazione sincrona

Un modello messo a punto da un team guidato da Darius Modirrousta-Galian dell’Inaf di Palermo descrive come anche le super-Terre più calde, quali per esempio 55 Cancri e, se bloccate marealmente possano avere un’atmosfera ricca di idrogeno – e persino ospitare oceani di acqua liquida. Lo studio è pubblicato su The Astrophysical Journal