Supernove, estinzioni di massa solo se vicine
Uno studio condotto sugli isotopi del ferro presenti nei fondali marini, in corso di pubblicazione su ApJ, mostra che la distanza di alcune supernove esplose negli ultimi milioni di anni era stata sovrastimata. Vanno dunque rivisti i modelli che valutano le conseguenze dell’esplosione delle stelle per la vita sulla Terra
Cinque telescopi prendono un Granchio
L’esplosione da cui si originò fu vista apparire in cielo nel 1054 come “stella nova”, ma la nebulosa del Granchio fu osservata al telescopio per la prima volta nel 1731 e deve il suo nome a un disegno realizzato nel 1844. Chissà cosa penserebbero gli astronomi del passato vedendo questa nuova, dettagliatissima, immagine realizzata componendo osservazioni a diverse lunghezze d’onda
Supernova remnant, le rovine d’una stella
Concerto grosso per il sistema Trappist-1
Sette pianeti come sette note? Non proprio, ma un nuovo studio canadese ha stabilito che lo straordinario sistema planetario Trappist-1 “suona” come un’orchestra affiatata, dove tutti i componenti sono ben sincronizzati l’uno con l’altro: una catena di risonanze orbitali mantiene il sistema stabile nel tempo, contrariamente a quanto risultava dalla prime simulazioni
La medaglia Matteucci a Marco Tavani dell’Inaf
L’Accademia nazionale delle scienze, detta dei XL, ha assegnato le onorificenze per l’anno 2017, conferendo la prestigiosa medaglia Matteucci a Marco Tavani, dell’Istituto nazionale di astrofisica. Tavani è stato premiato per la scoperta dell’emissione variabile di raggi gamma dalla Crab Nebula e dal Quasar 3C 454.3, e l’osservazione di raggi gamma originali dal decadimento dei mesoni pi0 nel resto di supernova W44, prima evidenza dei meccanismi di accelerazione dei protoni cosmici
Quasicristalli, due generazioni in una meteorite
Gli elementi sono gli stessi: alluminio, rame e ferro. Ma il rapporto fra questi ultimi varia, così come la loro età. E cresce nel frattempo l’interesse della comunità astronomica. Media Inaf ha intervistato Luca Bindi, dell’Università di Firenze, fra gli autori del nuovo studio pubblicato su Scientific Reports






