IL CORONOGRAFO METIS

Dall’interno del Sole al vento solare

A Napoli, il terzo meeting tecnico-scientifico di METIS, il primo coronografo che otterrà immagini sia nel visibile che nell'ultravioletto della corona solare esterna, la regione in cui viene accelerato il vento solare e in cui si manifestano le eruzioni solari

Solar OrbiterSi è concluso ieri all’Osservatorio Astronomico di Capodimonte dell’INAF il terzo meeting tecnico scientifico dello strumento METIS che sarà uno dei dieci payload che comporranno la missione Solar Orbiter dell’ESA, nell’ambito della Cosmic Vision 2015-2025. P.I. dello strumento Ester Antonucci dell’Osservatorio Astrofisico di Torino dell’INAF, coordinatore delle operazioni scientifiche dello strumento durante la fase operativa, Vincenzo Andretta, dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte dell’INAF, al quale, come organizzatore del meeting, ci siamo rivolti per conoscere lo scopo del convegno e quali le finalità e i tempi dello strumento.

“Periodicamente, circa ogni anno – dice Andretta – il team di METIS si riunisce per discutere degli aspetti sia scientifici che tecnici, mettendo insieme sia la comunità scientifica coinvolta che quella industriale, oltre ovviamente l’Agenzia Spaziale Italiana che supporta la realizzazione dello strumento”.

Ci spiega la funzione dello strumento METIS?

METIS è un coronografo di produzione in massima parte italiana, unico strumento dei dieci previsti a guida totalmente italiana, che però vede un importante contributo scientifico sia del Max Planck Istituto per la Ricerca nel Sistema Solare (Katlenburg-Lindau) e dell’Istituto Astronomico dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca.  METIS osserverà la corona solare ed è il primo coronografo che otterrà immagini sia nel visibile che nell’ultravioletto della corona solare esterna, la regione in cui viene accelerato il vento solare e in cui si manifestano le eruzioni solari – le coronal mass ejections. Questo avverrà in stretto collegamento con gli altri nove strumenti a bordo. Solar Orbiter è infatti una missione interplanetaria, che giungerà ad una distanza di appena 0,28 Unità Astronomiche dal Sole. Sarà quindi fondamentale che tutti gli strumenti operino in totale sinergia.

Dal punto di vista scientifico qual è l’obiettivo?

Uno dei principali scopi della missione è lo studio della corona solare partendo dalle sue radiuci nella fotosfera, uno studio che si estende al vento solare, che giunge fino alla Terra e oltre, influenzandola, con sensori che ne misureranno la quantità di plasma presente nel vento. METIS è lo strumento che produrrà i dati sul collegamento tra la superficie del sole il vento solare.

Prossime tappe?

In questa fase c’è una sostanziale verifica della funzionalità tecnico-scientifica del progetto degli strumenti. Per quanto riguarda METIS la consegna all’Agenzia Spaziale Europea è prevista per la fine del 2015, il lancio della missione è pianificato per la metà del 2017, l’entrata in operatività della sonda per il 2020.  

 

Gli istituti coinvolti:

CNR – Istituto di fotonica e nanotecnologie – Padova
CNRS – Institut d’Astrophysique Spatiale, Francia
INAF:  IASF Milano, IAPS Roma, OAC Napoli, OA Catania, OA Palermo, OA Torino, OA Trieste
Istituto di Astronomia, Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca
Laboratoire d’Astrophysique de Marseille, France,
Max-Plank-Institute für Sonnensystemforschung, Germania
Naval Research Laboratory, USA
Politecnico of Torino
Università di Firenze, Padova, Pavia (Italia), e di Atene (Grecia)

 

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