Il mostro che dovremo affrontare
Un team di astronomi ha ricostruito gli antichi banchetti di Andromeda – la grande galassia a spirale a noi vicina, che intende fare della Via Lattea il suo prossimo pasto – trovando tracce di altre piccole galassie che avrebbe divorato forse già 10 miliardi di anni fa, quando ancora si stava formando. Tutti i dettagli sono stati pubblicati su Nature
Un cucciolo per Tess
Fra quelli confermati, è il pianeta più giovane fino a ora mai individuato dal telescopio spaziale Nasa. Un mondo grande la metà di Giove, in orbita attorno a una stella di appena 40 milioni di anni. Sembra molto promettente per lo studio delle atmosfere extrasolari. La scoperta, pubblicata su A&A, è firmata da Serena Benatti, ricercatrice all’Inaf di Palermo e Padova
Molecola tossica sulla cometa interstellare
Un team di astronomi guidato da Alan Fitzsimmons della Queen’s University di Belfast ha rilevato per la prima volta molecole di gas nella “cometa aliena” 2I/Borisov. Fra queste il cianogeno, un cianuro abbastanza comune nelle comete. Ne parliamo con uno degli autori dello studio, Marco Micheli, ricercatore all’Esa di Frascati e associato Inaf
Bolle infrarosse tra gli artigli dell’Aquila
Il telescopio spaziale Spitzer della Nasa ci regala l’immagine a infrarossi di una nube di gas e polvere piena di bolle, gonfiate dal vento e dalle radiazioni emesse da stelle giovani e massicce. Le bolle sono state identificate nell’ambito del progetto The Milky Way Project, un’iniziativa di citizen science che cerca di mappare la formazione stellare in tutta la nostra galassia alla quale hanno contribuito più di 78mila utenti
Raffiche relativistiche dai T-Rex dei quasar
Un team guidato da Gabriele Bruni dell’Inaf Iaps di Roma ha osservato venti provenienti dal disco di accrescimento attorno ai buchi neri supermassicci di alcuni quasar in grado di toccare velocità vertiginose, con punte superiori ai 30mila km/s. Lo studio è stato pubblicato su Astronomy & Astrophysics
La risposta è nelle stelle
Un nuovo studio dell’Università di Yale prova che il tasso di crescita dei buchi neri supermassicci sembra essere strettamente correlato alla velocità con cui si formano le stelle nella galassia ospite. La scoperta è stata possibile grazie a Romulus, una simulazione cosmologica che segue l’evoluzione di diverse regioni dell’universo da subito dopo il Big Bang fino ai giorni nostri, includendo migliaia di galassie che risiedono in un’ampia varietà di ambienti cosmici. Tutti i dettagli dello studio su Mnras






