IN OGNI BOLLA CI SONO CENTINAIA O MIGLIAIA DI STELLE

Bolle infrarosse tra gli artigli dell’Aquila

Il telescopio spaziale Spitzer della Nasa ci regala l’immagine a infrarossi di una nube di gas e polvere piena di bolle, gonfiate dal vento e dalle radiazioni emesse da stelle giovani e massicce. Le bolle sono state identificate nell’ambito del progetto The Milky Way Project, un’iniziativa di citizen science che cerca di mappare la formazione stellare in tutta la nostra galassia alla quale hanno contribuito più di 78mila utenti

     01/10/2019
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Il telescopio spaziale Spitzer della Nasa ci regala l’immagine a infrarossi di una nube di gas e polvere piena di bolle, gonfiate dal vento e dalle radiazioni emesse da stelle giovani e massicce. Ogni bolla è piena di centinaia o migliaia di stelle, che si formano da dense nubi di gas e polvere. In base a quello che si conosce di queste e altre bolle, si stima che esse siano lunghe da 10 a 30 anni luce. Tuttavia, determinare le dimensioni esatte delle singole bolle non è semplice, perché la loro distanza dalla Terra è difficile da misurare. I flussi di particelle emessi dalle stelle, chiamati venti stellari, così come la pressione della luce prodotta dalle stelle, possono spingere il materiale circostante verso l’esterno, creando talvolta un perimetro distinto, che ci appare per l’appunto come una bolla.

Questa nube di gas e polvere è piena di bolle, che sono gonfiate dal vento e dalle radiazioni di enormi giovani stelle. Ogni bolla è di circa 10-30 anni luce e piena di centinaia o migliaia di stelle. La regione si trova nella nostra galassia, la Via Lattea, nella costellazione dell’Aquila. Cerchi e ovali gialli mostrano le posizioni di oltre 30 bolle. I quadrati indicano onde d’urto, archi rossi di polvere calda formati da venti stellari che spingono i granelli di polvere attraverso la nebulosa. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

Questa regione attiva di formazione stellare si trova all’interno della nostra galassia, la Via Lattea, nella costellazione dell’Aquila. Le venature nere che attraversano la nube sono regioni di polvere e gas particolarmente dense, dove è probabile che si formino nuove stelle.

Spitzer riesce a “vedere” la radiazione infrarossa, che non è visibile all’occhio umano. Molte nubi interstellari come questa si osservano meglio nella luce infrarossa, perché le lunghezze d’onda infrarosse possono attraversare gli strati di polvere presenti nella Via Lattea, mentre la luce visibile tende a essere bloccata dalla polvere. I colori in questa immagine rappresentano diverse lunghezze d’onda della luce infrarossa. Il blu rappresenta la lunghezza d’onda della luce emessa principalmente dalle stelle; la polvere e le molecole organiche, chiamate idrocarburi, appaiono verdi e la polvere calda che è stata riscaldata dalle stelle appare rossa. Inoltre, sono visibili quattro onde d’urto (nei riquadri rossi): archi rossi di polvere calda formati da venti stellari che spingono i granelli di polvere attraverso la nebulosa.

Le bolle e le onde d’urto in questa immagine sono state identificate nell’ambito del progetto The Milky Way Project, un’iniziativa di citizen science su Zooniverse.org (una suite di progetti di citizen science che invita gli utenti ad analizzare immagini astronomiche e altri dati tramite interfacce web dedicate) che cerca di mappare la formazione stellare in tutta la nostra galassia. I cittadini-scienziati partecipanti hanno esaminato le immagini dall’archivio pubblico dei dati di Spitzer e hanno identificato quante più bolle potevano. Più di 78mila utenti hanno contribuito. Recentemente, gli astronomi che gestiscono questo programma hanno pubblicato un catalogo dei candidati “bolla” identificati dai cittadini. I cataloghi completi del progetto, che presentano un totale di 2600 bolle e 599 onde d’urto, sono descritti in un articolo pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

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