A 10mila anni da una colossale fusione di buchi neri
Cinque osservatori diversi e 45 anni di dati hanno confermato l’esistenza della seconda coppia a oggi conosciuta di buchi neri supermassicci, a 9 miliardi di anni luce di distanza. Ciascuno ha una massa di centinaia di milioni di volte quella del Sole e orbitano l’uno attorno all’altro, con un periodo di due anni, a una distanza circa 50 volte quella che separa Plutone dal Sole. Quando tra circa 10mila anni la coppia si fonderà, la collisione farà tremare lo spaziotempo
Scoperta un’altra salina su Cerere
Strati di sale a diverse profondità o un singolo strato che mostra una profondità variabile sotto la crosta del cratere Urvara di Cerere: la prova tangibile, nel suo recente passato, della presenza di un oceano globale di acqua salmastra. È quanto emerge dall’analisi dei dati ottenuti dalla sonda Dawn durante l’ultimo atto della sua missione. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, è stato condotto da un team di astronomi guidato dal Max Planck
Calvino e astronomia, un sito tutto da ascoltare
Un attore, un’illustratrice, una musicista, quattro astronome, un astronomo e un capolavoro come le “Cosmicomiche”: l’incontro è avvenuto durante la pandemia, e ne è uscito Astrologos: da oggi in rete, tutto in italiano, un progetto in bilico tra arte e scienza, tra la Romagna e il cosmo. Ne parliamo con l’ideatrice, Arianna Cortesi, ricercatrice postdoc a Rio de Janeiro
Nuova mappa firmata LoFar: 4,4 milioni di sorgenti
In un periodo di sette anni, un team internazionale di scienziati ha osservato più di un quarto del cielo settentrionale utilizzando il radiotelescopio paneuropeo Low Frequency Array (Lofar) di Astron. La survey rivela una visione in banda radio sorprendentemente dettagliata, con milioni di galassie e altri oggetti cosmici. Importante il ruolo dei ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica
L’inaspettata chimica “calda” delle nane brune
Per la prima volta, è stato rilevato metano deuterato al di fuori del Sistema solare, in tre proto-nane brune. Questo significa che questi oggetti astrofisici compatti e freddi mostrano in realtà una chimica organica “calda” e potrebbero non essere una semplice replica in scala ridotta delle proto-stelle. Tutti i dettagli su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters
Shrec fra i resti delle supernove
La compressione della nube dovuta all’espansione del resto di supernova Ic 443 sta inducendo nuovi eventi di formazione stellare. Lo dimostrano i risultati della campagna osservativa Shrec, analizzati da un team guidato da Giuliana Cosentino della Chalmers University of Technology (Goteborg, Svezia) del quale fanno parte numerosi ricercatori dell’Inaf e dell’Università di Palermo






