È POSSIBILE PORRE VINCOLI DA CARBONIO, OSSIGENO, AZOTO E ZOLFO

Con la chimica studiamo la storia degli esopianeti

Un team di ricerca guidato da una giovane dottoranda della Sapienza/Inaf, al suo primo articolo scientifico, è stato il primo a combinare elementi ultravolatili, volatili e refrattari nelle atmosfere dei pianeti giganti per sviluppare un metodo unificato utile per capire come e dove i pianeti extrasolari si sono formati. Il lavoro, pubblicato su ApJ, è di notevole interesse in vista della futura missione Ariel

SUPERATA LA SFIDA PER EVITARE LA SATURAZIONE DEI RIVELATORI

Così appare Marte all’occhio infrarosso di Jwst

Due immagini e uno spettro in banda infrarossa: sono i primi dati di Marte raccolti da Jwst, presentati questa settimana durante il Congresso europeo di scienze planetarie Epsc, che vanno a complementare le osservazioni effettuate con telescopi a terra e sonde spaziali. Con il commento di Sara Faggi e Giuliano Liuzzi, i due ricercatori italiani membri del team che studia il Pianeta rosso con il potente osservatorio

OSSERVANDO IL BUCO NERO CENTRALE IN LUCE POLARIZZATA

Bolle bollenti a un terzo della velocità della luce

Utilizzando il radiotelescopio cileno Alma, un team di astronomi – fra i quali Nicola Marchili dell’Istituto nazionale di astrofisica e Ciriaco Goddi dell’Università di Cagliari – ha individuato i segni di un “hot spot” in orbita attorno al Sagittarius A*, il buco nero al centro della nostra galassia. La scoperta aiuta a comprendere meglio l’ambiente enigmatico e dinamico del nostro buco nero supermassiccio

SONO STATI INCROCIATI I DATI DI QUATTRO DIVERSI MODELLI CLIMATOLOGICI

Prevedere le atmosfere degli esopianeti

Un team internazionale di ricercatori ha pubblicato su Psj un corposo studio per simulare l’atmosfera del pianeta roccioso Trappist-1e usando gli stessi modelli impiegati per prevedere il cambiamento climatico sulla Terra. Modellizzare i sistemi atmosferici e climatici degli esopianeti sarà di fondamentale importanza per interpretare le future osservazioni spettroscopiche del James Webb Space Telescope

GLI STUDI PUBBLICATI SU NATURE E NATURE COMMUNICATIONS

All’origine dei lampi radio veloci extra-galattici

Grazie a due ricerche indipendenti pubblicate oggi su Nature e Nature Communications è stata identificata la possibile sorgente di un Frb extragalattico. Si tratta di una regione altamente magnetizzata e a bassa densità stellare, tra i bracci a spirale della galassia ospite. A generare i lampi radio veloci sembra sia stato un sistema binario contenente una magnetar e una stella Be

HUBBLE E CHANDRA RICOSTRUISCONO L’ESPLOSIONE

Viaggio al centro di una supernova

Combinando i dati a raggi X di Chandra e quelli ottici di Hubble è stata ottenuta una nuova immagine di Snr 0519 che mostra i resti di una nana bianca esplosa diverse centinaia di anni fa. I risultati offrono agli scienziati la possibilità di “riavvolgere il nastro”, come in un film, e osservare l’evoluzione di Snr 0519 per comprendere quando questa è iniziata. Tutti i dettagli su ApJ

TUTTI I DETTAGLI SU THE ASTROPHYSICAL JOURNAL LETTERS

La via per studiare la formazione planetaria

Uno studio condotto da un team internazionale a cui hanno partecipato ricercatrici e ricercatori Inaf ha analizzato le primissime fasi di formazione delle stelle di piccola massa per comprendere in dettaglio il processo di accrescimento che porta alla nascita di stelle come il Sole e pianeti come quelli del Sistema solare. La ricerca ha rivelato una relazione tra il tasso di accrescimento delle protostelle e il disco di materia che le circonda sin dai primordi della formazione stellare. Questi risultati, basati su osservazioni di 26 protostelle, permetteranno di individuare le condizioni iniziali che danno luogo alla formazione dei pianeti