Le spirali che formano i pianeti
Grazie al radiotelescopio Alma, è stato osservato per la prima volta il movimento di spirali di gas e polvere attorno alla giovane stella IM Lup. Le strutture sembrano contribuire alla formazione di nuovi pianeti, offrendo nuove preziose informazioni sulle fasi iniziali della nascita dei sistemi planetari. Lo studio è pubblicato su Nature Astronomy
Uno scrigno di stelle nel cuore della Via Lattea
La più vasta regione di formazione stellare della Via Lattea è stata immortalata dal telescopio Webb. Lo sguardo complementare di NirCam e Miri ci consegna dettagli straordinari della struttura, chiamata Sagittarius B2 e localizzata nel centro galattico. Benchè contenga solo un decimo del gas del nucleo, non è chiaro perchè produca metà delle stelle in formazione nelle regioni centrali della galassia
Trent’anni di esopianeti
Era il 6 ottobre 1995 quando gli astrofisici Michel Mayor e Didier Queloz annunciarono la scoperta del primo pianeta non appartenente al Sistema solare, 51 Pegasi b. Da quel giorno di 30 anni fa, sono stati confermati più di 6000 esopianeti, e il numero è in continua crescita. Qui alcune iniziative per celebrare il trentesimo anniversario di questa rivoluzionaria scoperta
Da Lanzarote alla Luna, viaggio nei tunnel di lava
Un team internazionale di ricercatori ha sviluppato tre robot autonomi e li ha successivamente testati sull’isola vulcanica di Lanzarote, in un contesto che simula missioni di esplorazione lunare. Gli ambienti sotterranei dell’isola, simili alle grotte presenti sulla Luna, hanno offerto condizioni estreme ideali per validare le tecnologie chiave in vista di future missioni spaziali. I dettagli sulla rivista Science Robotics
Silverpit e l’asteroide caduto nel Mare del Nord
Gli abissi al largo della Gran Bretagna nascondono una cicatrice silenziosa ma eloquente, una testimonianza di un impatto cosmico che 43 milioni di anni fa ha lasciato segni indelebili nella geologia e nella memoria del pianeta. Dopo vent’anni, il mistero sull’origine del cratere è stato risolto grazie alle tecnologie moderne e agli scienziati dell’Università Heriot-Watt di Edimburgo
Migliaia di simulazioni: un universo solo non basta
Per sfruttare al meglio i dati raccolti dal satellite Euclid dell’Agenzia spaziale europea ed estrarre informazioni sulla natura dell’universo e delle sue componenti “oscure”, una sola simulazione del cosmo non è sufficiente. Grazie al codice veloce Pinocchio, un team internazionale guidato da Pierluigi Monaco dell’Università di Trieste ne ha realizzate ben 4500. Lo abbiamo intervistato






