DALLA CONFERENZA GENERALE DELLA IAU

Tra telescopi ed esopianeti

A Honolulu, nella sede del convegno promosso dalla International Astronomical Union, abbiamo incontrato Judith Provencal e Michael Montgomery per parlarci del progetto Whole Earth Telescope. Lisa Kaltenegger invece ci ha raccontato lo stato dell'arte nella ricerca dei pianeti extrasolari e il suo entusiasmo di essere la prima a votare per il concorso NameExoWorlds

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Si è appena conclusa qui a Honolulu un’altra giornata della 29esima Assemblea Generale della International Astronomical Union (IAU). Numerosissimi anche oggi gli interventi. Tra questi si è discusso di un progetto di osservazioni sinergiche con telescopi da terra, denominato Whole Earth Telescope (WET), che vede coinvolti una trentina di telescopi in tutto il mondo, tra cui anche quello di Loiano, gestito dall’Osservatorio Astronomico di Bologna dell’INAF. «Gran parte dei telescopi del WET sono della classe di 1-2 metri, qualcuno anche di 4» ci ha detto Judith Provencal dell’Università del Delaware, a capo del progetto. «Con questi strumenti realizziamo delle campagne osservative che ci permettono di studiare senza interruzioni, ventiquattr’ore su 24, i nostri target. Ma il progetto si sta ampliando ulteriormente: presto entreranno nella rete altri telescopi più grandi come il Keck e, quando sarà operativo, anche il Giant Magellan Telescope da trenta metri di diametro».

Gli astronomi Michael Montgomery, dell'Università del Texas a Austin e Judith Provencal dell'Università del Delaware

Gli astronomi Michael Montgomery, dell’Università del Texas a Austin e Judith Provencal dell’Università del Delaware

«Il nostro principale obiettivo è quello di investigare fenomeni astrofisici di tipo periodico, ha aggiunto Michael Montgomery, dell’Università del Texas a Austin, che partecipa al progetto. «Penso ad esempio alle pulsazioni delle stelle, grazie alle quali possiamo comprendere la loro struttura interna. Le nostre osservazioni sono sinergiche a quelle realizzate anche da satelliti come Kepler e Corot, dando un importante contributo a quella branca dell’astrofisica che prende il nome di astrosismologia. Stiamo anche indagando alcune particolari popolazioni stellari come le nane bianche o le giganti rosse, per comprendere meglio le fasi finali dell’evoluzione di stelle simili al Sole e le loro proprietà».

«Abbiamo avuto anche alcuni programmi congiunti di osservazione con l’Hubble Space Telescope» ha aggiunto Provencal. «Il telescopio spaziale ci ha fornito

dati sulla temperatura superficiale e la composizione chimica di alcune stelle, che ci hanno permesso di migliorare i modelli che descrivono l’evoluzione delle stelle pulsanti che osserviamo. Siamo anche molto interessati ai dati che sta raccogliendo la missione GAIA dell’ESA: il suo sterminato campionario sulle proprietà di un miliardo di stelle rivoluzionerà le nostre conoscenze sulla nostra Galassia e le osservazioni complementari ad esso collegate terranno occupati i nostri telescopi per un tempo lunghissimo».

Lisa Kaltenegger, astronoma della Cornell University di New York, negli Stati Uniti

Lisa Kaltenegger, astronoma della Cornell University di New York, negli Stati Uniti

Nel tardo pomeriggio poi, riflettori puntati sulla ricerca dei pianeti extrasolari. Lisa Kaltenegger, astronoma della Cornell University di New York, negli Stati Uniti, ha tenuto un lungo colloquio su invito dal titolo “Exoplanets: Thousands of Worlds to Explore” , ovvero “Esopianeti: migliaia di mondi da esplorare”. «Stiamo vivendo un periodo davvero emozionante, dove stiamo continuamente scoprendo centinaia, migliaia di altri mondi che orbitano intorno ad altri soli» ha detto ai nostri microfoni la ricercatrice. «Per la prima volta nella storia dell’uomo abbiamo a disposizione la tecnologia per catturare la luce da quei mondi e capire come sono fatti. Per ora solo quelli molto grandi, per capirci ben più grandi di Giove, e che orbitano molto vicini alle loro stelle madri. Ma con i telescopi della prossima generazione, come ad esempio il telescopio europeo E-ELT, potremo fare lo stesso con quelli molto più piccoli, della taglia della Terra e che si trovano alla distanza giusta – né troppo vicina né troppo lontana – dalla loro stella per poter ospitare la vita. Catturare la luce di questi pianeti ci permetterà di cercare le tracce di fenomeni biologici. Insomma, tra pochi anni avremo davvero a disposizione gli strumenti in grado di dirci se davvero siamo soli o no nell’universo. Nel futuro ci saranno poi missioni spaziali come Cheops, Tess e Plato che, seppure con modi operativi e obiettivi differenti, porteranno una messe enorme di nuovi preziosissimi dati in questo campo di ricerca».

Lisa Kaltenegger al termine del suo intervento ha anche inaugurato il concorso NameExoWorlds (di cui abbiamo parlato ieri qui su Media INAF) dando il suo voto direttamente via web. E’ un’iniziativa bellissima quella promossa dalla IAU – ha detto la ricercatrice – che permette a chiunque di dare il suo contributo e il suo voto per assegnare un nome ad alcuni tra i più significativi esopianeti che abbiamo scoperto, così come è già stato fatto per le stelle più luminose del nostro cielo. E’ una splendida avventura quella che stasera ha preso il via e che affianca quella scientifica dedicata alla ricerca dei pianeti exrtrasolari, per me altrettanto affascinante».