NUCLEO GALATTICO ATTIVO DA RECORD

Ecco a voi ‘Mister Miliardo’

Scoperto da un team guidato dalla giovane ricercatrice dell'Università dell'Insubria Tullia Sbarrato, associata INAF e attualmente all'ESO, un blazar lontanissimo, distante ben 12,7 miliardi di anni luce da noi. La radiazione captata dal telescopio spaziale NuSTAR è stata prodotta da un imponente buco nero un miliardo di volte più massiccio del Sole ed è stata emessa un miliardo di anni dopo il Big Bang.

Rappresentazione artistica di un buco nero supermassiccio con un getto di particelle e fotoni espulso con velocità prossime a quella della luce. Solo una frazione dei buchi neri possiede un getto e questo può essere puntato in qualunque direzione. Se Un getto è orientato in direzione della Terra, l'oggetto celeste da cui proviene è chiamato blazar. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Rappresentazione artistica di un buco nero supermassiccio con un getto di particelle e fotoni espulso a velocità prossime a quella della luce. Solo una frazione dei buchi neri possiede un getto e questo può essere puntato in qualunque direzione. Se un getto è orientato in direzione della Terra, l’oggetto celeste da cui proviene è chiamato blazar. Crediti: NASA/JPL-Caltech

È sicuramente un tipo ‘di peso’, e fa di tutto di per dimostrarlo. Seppure il suo nome sia costituito da una sigla piuttosto anonima, B2 1023+25 è un blazar, ovvero un Nucleo Galattico Attivo (AGN) molto attivo, che emette una enorme quantità di energia. A scoprire questa intensa sorgente celeste è stato un team di ricercatori guidati da Tullia Sbarrato, giovane ricercatrice dell’Università dell’Insubria e associata INAF, ora in forza all’ESO (European Southern Observatory), grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale NuSTAR della NASA.

B2 1023+25 non solo è estremamente attivo, ma è stato individuato a una distanza estrema, pari a circa 12,7 miliardi di anni luce da noi. La radiazione raccolta dai sensori di NuSTAR è stata emessa da questa sorgente quando l’universo aveva solo un miliardo di anni. Un record per questo tipo di oggetti celesti: ad oggi si conosce infatti solo un altro blazar più distante di questo.

Il ‘motore’ che produce l’energia del getto emesso da B2 1023+25 è un buco nero supermassiccio dalla mostruosa massa di un miliardo di volte quella del nostro Sole. “Il getto di B2 1023+25 punta verso la Terra ed è per questo che ci appare così luminoso” spiega Tullia Sbarrato, prima autrice dell’articolo sulla scoperta recentemente pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal. “Calcoliamo che dovrebbero esistere almeno un altro migliaio di sorgenti come questa, il cui getto però punta in un’altra direzione.  Possiamo così ritenere con una certa sicurezza che il buco nero al centro di B2 1023+25, seppure così massiccio, non deve essere considerato un caso  isolato in questo primo periodo di vita dell’universo”.

Tuttavia, non è facile pensare ad una teoria che permetta di aggregare così tanta materia da formare un buco nero di questa stazza, specialmente in un arco di tempo così ristretto rispetto alla scala dell’evoluzione dell’universo. “Se poi consideriamo il caso specifico dell’AGN che abbiamo scoperto, le cose si complicano ancora di più, poiché secondo le nostre conoscenze attuali la presenza di getti di particelle ed energia non fa che rallentare il processo di accrescimento del buco nero” sottolinea la ricercatrice. “La ricerca di AGN con getto nelle epoche più remote dell’universo diventa quindi cruciale per cercare di trovare risposte convincenti su come si siano formati buchi neri di grandissima massa”.

Nel team di scienziati che ha scoperto B2 1023+25, oltre a Tullia Sbarrato hanno partecipato Gianpiero Tagliaferri e Gabriele Ghisellini dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera, Matteo Perri, Simonetta Puccetti e Paolo Giommi (ASI Science Data Center e INAF-Osservatorio Astronomico di Roma),  Marco Nardini (Università di Milano Bicocca) e colleghi di istituti di ricerca tedeschi e statunitensi.

 

Il satellite NuSTAR è realizzato dalla NASA in collaborazione con un consorzio di istituti americani guidato dal Principal Investigator Fiona Harrison del California Institute of Technology. L’Italia partecipa fornendo supporto alle operazioni in orbita tramite la base di Malindi (ASI), e il software di analisi scientifica dei dati prodotto dall’ASI Science Data Centre (ASDC). Contribuisce inoltre alla calibrazione e all’interpretazione scientifica dei dati con un team di scienziati appartenenti a diversi istituti scientifici nazionali.

Per saperne di più:

L’articolo NuSTAR detection of the blazar B2 1023+25 at redshift 5.3 di Tullia Sbarrato et al. pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal