L'EDITORIALE DI PATRIZIA CARAVEO

L’era dei pulsar gamma

Mentre si svolgeva la cerimonia di consegna del premio Bruno Rossi 2012 che è stato assegnato a Marco Tavani e ad Agile, si selezionavano i nuovi vincitori: Alice Harding e Roger Romani per i loro contributi alla comprensione teorica dei pulsar gamma.

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Mentre al meeting della American Astronomical Society di Long Beach Marco Tavani riceveva il Premio Bruno Rossi 2012 per gli straordinari risultati di Agile, che hanno portato alla scoperta della variabilità dell’emissione gamma del pulsar del Granchio, il comitato di selezione della High Energy Division della AAS assegnava il prossimo premio Bruno Rossi ad Alice Harding e Roger Romani per i loro contributi alla comprensione teorica dei pulsar gamma scoperti dal Large Area Telescope a bordo della missione Fermi.

I pulsar gamma sono responsabili di poco più del 5% delle circa 1800 sorgenti gamma rivelate dal telescopio Fermi ma hanno rappresentato una continua sorpresa sia dal punta di vista individuale, sia considerati nel loro insieme. Mentre, all’inizio della missione Fermi, i pulsar con emissione gamma erano meno di 10, adesso hanno abbondantemente superato il centinaio. Ma non è solo la crescita numerica a stupire gli astrofisici, la composizione della famiglia dei pulsar gamma ha colto tutti di sorpresa. I circa 120 pulsar di Fermi sono divisi in tre gruppi di uguale consistenza numerica. Da un lato i classici pulsar con emissione radio e rivelati anche come pulsatori gamma, dall’altro i pulsar senza emissione radio (ma indistinguibili dai precedenti nel loro comportamento in gamma) infine la vera sorpresa, i pulsar velocissimi che nessuno (ma proprio nessuno) si aspettava potessero emettere in gamma. Fermi si è rivelato un eccezionale cacciatore di pulsar superveloci: ne sono stati scoperti decine in corrispondenza di sorgenti Fermi senza una identificazione e una buona metà di questi campioni di velocità mostra di avere un segnale pulsato in gamma.

Dare una spiegazione coerente del comportamento di questa famiglia in così rapida crescita ha richiesto un notevole lavoro di interpretazione teorica, che è stato coordinato da Alice Harding e Roger Romani.

Alice Harding, da sempre al Goddard Space Center della NASA, ha dedicato tutta la sua carriera allo studio teorico delle stelle di neutroni. La cosa più pratica che l’ho vista fare è stato usare una stampante 3D per visualizzare le zone di emissione nella magnetosfera di una stella di neutroni. Roger Romani è invece un tipico prodotto dell’università di Stanford: eclettico e brillante. Nato come teorico, ha poi scoperto una vena osservativa caratterizzata da un approccio sempre originale. La sua ultima passione è la caccia alle vedove nere: sistemi binari formati da un pulsar velocissimo che consuma e fa evaporare la sua stella compagna.

Alice e Roger si sono fronteggiati per anni propugnando teorie diametralmente opposte per spiegare l’emissione gamma delle stelle di neutroni.  Alice sosteneva che i raggi gamma venissero dalle zone sopra i poli delle stelle di neutroni (verdi nell’immagine) mentre Roger era del parere che fossero prodotti lungo le linee di campo magnetico lontano dalla stelline (nelle zone rosa)

I dati Fermi li hanno convinti ad unire le forze e il lavoro di squadra ha decisamente migliorato la nostra comprensione di questi affascinanti oggetti celesti.pulsar-singhiozzo

Oltre all’amore per l’astronomia gamma, Marco Tavani, Alice Harding e Roger Romani hanno in comune un debole per i pulsar. A ben guardare, sono loro i veri vincitori dei premi Bruno Rossi 2012 e 2013.

Complimenti a Marco, Alice, Roger e ai pulsar, che non smettono mai di stupirci.

Fonte: Media INAF | Scritto da Patrizia Caraveo