L’IPOTESI È SUPPORTATA DA VENT’ANNI DI DATI SULLE BAO

Il grande vuoto che allenta la tensione

Secondo due astronomi britannici, la Terra si trova all’interno di un enorme vuoto cosmico. Una specie di bolla dell’ordine di un miliardo di anni luce di raggio e con una densità circa il venti per cento inferiore alla media, all’interno della quale la velocità di espansione è maggiore che all’esterno. Per questo motivo, la loro ipotesi potrebbe risolvere la tensione di Hubble. Tutti i dettagli su Mnras

PRODUCE OGNI SEI MESI UNA MAPPA “ALL-SKY”

Tutto il cielo in infrarosso con Spherex

La missione Spherex della Nasa, lanciata lo scorso marzo, mapperà l’intero cielo in 102 lunghezze d’onda nell’infrarosso, raccogliendo informazioni su milioni di oggetti cosmici. E ha ora iniziato a rendere pubblici i dati raccolti: aggiornati settimanalmente e accessibili a chiunque, permetteranno studi sull’universo primordiale, le molecole organiche, l’acqua ghiacciata e l’evoluzione cosmica

LO STUDIO È PUBBLICATO SU JOURNAL OF COSMOLOGY AND ASTROPARTICLE PHYSICS

A caccia di nane oscure nel cuore della Via Lattea

Se esistono, sono fatte di Wimp. O di particelle di materia oscura altrettanto massicce. Dovrebbe essere più facile trovarle là dove la materia oscura è più abbondante, per esempio nei pressi del nucleo della nostra galassia. E c’è un modo per distinguerle dalle normali nane brune: la presenza del litio. A descrivere questi oggetti substellari è uno studio guidato da Djuna Croon della Durham University

VIBRANO IN MODO SIMILE AGLI STRUMENTI MUSICALI

Così il timbro d’una stella ne tradisce l’età

Il metodo astrosismico, basato sullo studio dei “terremoti stellari”, è stato messo a confronto per la prima volta con le tradizionali misure basate sulle leggi della gravità, confermando la sua affidabilità e accuratezza nel rilevare la massa, e quindi l’età, delle stelle. La differenza sulla stima della massa è di appena l’1.4 per cento. A guidare la ricerca, Jeppe Sinkbæk Thomsen dell’Università di Bologna

I NUOVI RISULTATI DEL PROGETTO CARMENES

Quando le stelle piccole fanno le cose in grande

Un nuovo studio pubblicato su A&A rivela che i pianeti simili alla Terra sono più comuni del previsto attorno alle stelle nane M, le più diffuse nella nostra galassia. Analizzando 15 stelle, sono stati scoperti quattro nuovi esopianeti. Le stelle meno massicce ospitano più pianeti piccoli e rocciosi, rendendole promettenti per la ricerca di mondi abitabili. Con un commento di Jesus Maldonado dell’Inaf di Palermo

SU MARTE IL BUON CLIMA È L’ECCEZIONE, NON LA REGOLA

Le rocce marziane, una tomba per l’atmosfera

Secondo un nuovo studio pubblicato su Nature, Marte ha avuto brevi periodi con acqua liquida grazie all’aumento della luminosità solare, ma il pianeta è poi tornato a uno stato desertico a causa del lento degassamento vulcanico e dell’assorbimento di anidride carbonica nelle rocce. La scoperta di carbonati da Curiosity conferma questo ciclo autolimitante, rendendo Marte meno abitabile rispetto alla Terra

ERA GIÀ STATA VINCITRICE DI UN ERC CONSOLIDATOR GRANT

Michela Imblack, per studiare i buchi neri intermedi

Intervista a Michela Mapelli, professoressa di fisica computazionale all’Istituto di astrofisica teorica dell’Università di Heidelberg, ex-ricercatrice Inaf, che ha vinto uno dei finanziamenti più prestigiosi nel mondo della ricerca: l’Erc advanced grant, con 2.5 milioni di euro per studiare come si formano e che caratteristiche hanno i buchi neri di massa intermedia