Quattro chiacchiere sui pennacchi di Encelado
Una ricerca guidata da Grace Richards dell’Inaf di Roma suggerisce che le molecole organiche osservate nei pennacchi della luna di Saturno potrebbero non provenire dall’oceano sotterraneo. «Alcune di esse potrebbero essere formate da processi abiotici come l’irradiazione nella magnetosfera di Saturno», spiega la ricercatrice a Media Inaf. L’abbiamo intervistata
Con Effort.jl, l’universo lo si emula su un laptop
Messo a punto e validato da quattro ricercatori dell’Inaf e delle università di Parma, di Waterloo (Canada) e di Aix Marseille (Francia), grazie a una rete neurale l’emulatore Effort.jl si è dimostrato in grado di processare su un semplice computer portatile, in una manciata di ore e con eccellente accuratezza, enormi quantità di dati come quelli in arrivo dalle grandi survey cosmologiche
Brillamenti bollenti: superano i 60 milioni di gradi
Uno studio dell’Università di St Andrews rivela che nei brillamenti solari le particelle raggiungono temperature molto più alte del previsto. Gli ioni, in particolare, sarebbero fino a 6,5 volte più caldi degli elettroni, arrivando oltre i 60 milioni di gradi. Questa scoperta, legata al processo di riconnessione magnetica, potrebbe spiegare il mistero della larghezza anomala delle linee spettrali dei brillamenti solari
2023 CX1, cronaca internazionale di un impatto
Per la prima volta un asteroide – esploso nei cieli della Normandia nella notte del 13 febbraio 2023 – è stato seguito dall’osservazione nello spazio fino al recupero delle meteoriti al suolo. Lo studio, a cui partecipa anche l’Inaf con la rete Prisma, apre nuove prospettive per la difesa planetaria. I risultati sono stati pubblicati oggi su Nature Astronomy
L’evoluzione dell’acqua di Ryugu
Analisi isotopiche dei campioni di roccia prelevati da Hayabusa 2 sulla superficie di Ryugu indicano che le rocce dell’asteroide sono state soggette a scorrimento di acqua allo stato liquido. Probabilmente Ryugu è una cometa estinta e questa scoperta porterebbe almeno a raddoppiare la quantità di acqua portata sulla Terra dagli impatti degli asteroidi carbonacei
Puppis A, un acceleratore naturale ma complesso
Uno studio pubblicato oggi su Astronomy & Astrophysics, guidato da Roberta Giuffrida dell’Inaf e dell’Università di Palermo e basato su 14 anni di dati raccolti con Fermi-Lat, mostra come il resto di supernova Puppis A si comporti con efficienza da acceleratore di particelle attraverso meccanismi diversi nelle sue varie regioni






