A OGGI È DIFFICILE RICONOSCERLE CON UN LIVELLO DI AFFIDABILITÀ SUFFICIENTE

Meteore interstellari: quando l’orbita inganna

Le meteore interstellari sono rarissime e difficili da distinguere dalle meteore originate nel nostro Sistema solare. Lo studio guidato da Dario Barghini dell’Inaf di Torino analizza i principali database di meteore, aggiornando metodi statistici degli anni Settanta, e chiarisce i limiti delle osservazioni da Terra per identificare con affidabilità questi oggetti. I risultati su Astronomy & Astrophysics

LO STUDIO SU NATURE ASTRONOMY

Ecco la “molecola sulfurea” spaziale più grande

Si chiama 2,5-cicloesadiene-1-tione ed è la più grande molecola prebiotica solforata finora identificata nello spazio interstellare. Rivelata da un team guidato dal Max Planck all’interno d’una nube molecolare grazie a un approccio che combina chimica quantistica, esperimenti e osservazioni radio, rafforza lo scenario secondo cui i mattoni della vita potrebbero essersi formati nello spazio interstellare

IL “COSMOS FIELD” DA HUBBLE A WEBB

Materia oscura, una mappa a risoluzione record

Grazie ai dati del telescopio spaziale James Webb, un team guidato da Diana Scognamiglio della Nasa ha prodotto una mappa dell’universo invisibile con un livello di dettaglio senza precedenti, capace di mostrare con chiarezza il legame profondo tra la materia oscura e la materia ordinaria. Il risultato è stato pubblicato ieri su Nature Astronomy

IL PRIMO PIANETA DEL SISTEMA SOLARE È GEOLOGICAMENTE ATTIVO

Gas in uscita da pendii e crateri: Mercurio è vivo

Uno studio internazionale guidato dall’Università di Berna e dall’Inaf ha utilizzato algoritmi di deep learning per mappare oltre 400 striature luminose (lineae) sulla superficie del piccolo pianeta analizzando 100mila immagini della sonda Messenger della Nasa. Queste strutture sono causate dal degassamento di materiale volatile dall’interno del pianeta. I dettagli su Communication Earth and Environment

IL 13 MARZO I QUARANT’ANNI DAL FLYBY DELLA SONDA GIOTTO

Non fu Halley a scoprire che era la stessa cometa

Uno studio storico di Michael Lewis del British Museum e Simon Portegies Zwart del Leiden Observatory ha rivelato che la natura ricorrente della cometa di Halley era stata notata già nell’undicesimo secolo da un monaco inglese che ebbe la fortuna di osservarla due volte a distanza di 76 anni, nel 989 e nel 1066. All’astronomo inglese Edmond Halley va comunque il merito di averne calcolato l’esatta periodicità

LO STUDIO SU THE ASTROPHYSICAL JOURNAL

RR Lyrae come fari sulla formazione della Via Lattea

Grazie all’analisi fotometrica e spettroscopica di un catalogo di circa 300mila RR Lyrae, un team guidato da Giuseppe Bono dell’Università di Roma Tor Vergata è riuscito a selezionare cinematicamente le principali componenti galattiche e i principali stream stellari della nostra galassia e a mostrare la similarità fra i loro gradienti di metallicità e quello di Andromeda tracciato dagli ammassi globulari

IL NUMERO DI MONDI POTENZIALMENTE ABITABILI AUMENTEREBBE SIGNIFICATIVAMENTE

Attorno alle nane M e K, un’abitabilità oltre i confini

I limiti tradizionali della “zona abitabile” – l’intervallo di distanze orbitali entro le quali un pianeta dovrebbe consentire la presenza di acqua allo stato liquido in superficie – potrebbero essere troppo rigidi, sostiene uno studio pubblicato due settimane fa su The Astrophysical Journal prendendo in esame modelli di distribuzione del calore nel lato notturno dei pianeti rocciosi in blocco tidale