IL DEPOSITO AL SUOLO È AVVENUTO CORRETTAMENTE

Perseverance scodella il primo campione su Marte

Mercoledì scorso Perseverance, il rover della Nasa in missione su Marte da febbraio 2021, ha rilasciato al suolo la prima delle diciotto provette raccolte finora e gelosamente custodite nel suo ventre: un campione di roccia ignea chiamato dal team della missione "Malay". Il campione è uno dei dieci che saranno rilasciati nei prossimi mesi nel sito di Three Forks, in vista della missione Mars Sample Return, il cui obiettivo è portarli sulla Terra per le analisi entro il 2033

     23/12/2022
Social buttons need cookies

Il primo campione rilasciato da Perseverance sul suolo marziano, qui immortalato dalla telecamera Watson situata all’estremità del braccio robotico del rover. Con gli altri nove che Perseverance rilascerà nell’area di Three Forks nei prossimi mesi, sarà costituito uno dei gruppi di campioni che la futura missione Mars Sample Return riporterà sulla Terra per cercare tracce di vita antica sul pianeta. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Msss

Perseverance, il rover targato Nasa della missione Mars 2020, ha depositato la sua prima provetta porta-campione sul suolo marziano.  Si tratta di un campione di roccia ignea chiamato informalmente “Malay”, raccolto dal veicolo spaziale il 31 gennaio 2022 ( il 337mo sol della missione) in una regione del cratere Jezero di Marte chiamata “South Séítah“.

“Malay” è il campione numero 7 dei diciotto totali raccolti finora da Perseverance e gelosamente conservati nel suo ventre. Il processo di rilascio della provetta che lo contiene è durato quasi un’ora: il tempo necessario al complesso sistema di campionamento e raccolta dei campioni (Sampling and Caching System) di recuperarla dall’interno della pancia del rover, visualizzare un’ultima volta il campione con la sua CacheCam – una fotocamera che permette di tenere i campioni sott’occhio, dalla sigillatura fino allo stoccaggio – e farla cadere da un’altezza di circa 90 centimetri su Three Forks, una delle aree selezionate dal team per il deposito di gruppi di campioni.

Una volta confermato l’avvenuto rilascio del prezioso campione, il team ha movimentato il braccio robotico lungo due metri di Perseverance, spulciando con la telecamera Watson situata all’estremità del braccio sotto il rover per un duplice controllo: sincerarsi che la provetta non fosse caduta nella traiettoria delle sue ruote o in posizione verticale (un’evenienza, quest’ultima, che durante i test condotti nel laboratorio Mars Yard del Jet Propulsion Laboratory con il gemello terrestre di Perseverance si è verificata meno del 5 per cento delle volte). Nel primo caso, una volta ripreso il suo cammino, il rover potrebbe infatti schiacciare e distruggere il prezioso campione. Nel secondo caso, invece, ne sarebbe compromessa la raccolta: ogni tubo porta-campioni ha un’estremità piatta chiamata glove (guanto) pensata appositamente per prelevare il campione, e la caduta della provetta su questa estremità ostacolerebbe questa fase. Nel caso in cui si dovesse verificare uno dei due eventi, il team può eseguire una serie di comandi per fare in modo che Perseverance, con l’estremità del braccio robotico, nel primo caso sposti la provetta, nel secondo la faccia cadere delicatamente in posizione orizzontale.

«Vedere il primo campione al suolo è una grande pietra miliare per il nostro primo periodo di missione, che termina il 6 gennaio», ha detto il vice project manager di Perseverance, Rick Welch. «È un bell’allineamento: proprio mentre stiamo iniziando con il deposito, stiamo anche chiudendo questo primo capitolo della missione».

Come anticipato, la provetta in questione, rilasciata da Perseverane mercoledì scorso, il 653mo sol della missione, è una delle diciotto prelevate finora dal rover. Di queste, due contengono regolite, otto roccia ignea (una è quella appena rilasciata), sette roccia sedimentaria e l’ultima un campione atmosferico. Perseverance è dunque arrivato quasi a metà dell’opera della fase di raccolta dei campioni (Obiettivo C della missione), che sarà completata quando 38 provette delle 43 che ha a disposizione saranno riempite (le altre 5 sono “tubi testimoni“, progettati per documentare lo stato del suo sistema di campionamento durante la missione).

Nei prossimi due mesi, nell’area di Three Forks, il rover depositerà altre nove provette, realizzando il primo deposito di campioni su un altro pianeta: il primo passo verso l’avvio, tra il 2027 e 2028, della missione Nasa/Esa Mars Sample Return, che farà uso di un lander robotico (il Sample Return Lander), di un razzo (il Mars Ascent Vehicle) e di una sonda navetta (l’Earth Return Orbiter) per prelevare i campioni dal sito di raccolta, portarli in orbita attorno a Marte e quindi qui sulla Terra per le analisi entro il 2033.

Guarda il video “Mars Sample Return” sul canale YouTube del Jpl: