INSIGHT RILEVA 47 TERREMOTI NELLA CERBERUS FOSSAE AVVENUTI IN 350 SOL

Vulcani su Marte (o meglio, sotto)

Analizzando i dati del lander InSight della Nasa, due ricercatori hanno scoperto 47 terremoti sotto la crosta marziana non rilevati prima, in un'area chiamata Cerberus Fossae, una regione sismicamente attiva che ha meno di 20 milioni di anni. Responsabile dell’innesco di questi terremoti, simili a quelli terrestri, potrebbe essere l'attività vulcanica al di sotto della superficie di Marte. Tutti i dettagli su Nature Communications

     06/04/2022
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Rappresentazione artistica dell’interno di Marte. Crediti: Shutterstock/Vadim Sadovski

In una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications, due scienziati della Chinese Academy of Sciences e dell’Australian National University (Anu) riportano la scoperta di 47 terremoti sotto la crosta marziana non rilevati prima, in un’area chiamata Cerberus Fossae, una regione sismicamente attiva che ha meno di 20 milioni di anni.

Gli autori dello studio ipotizzano che la causa dei terremoti appena rilevati sia l’attività del magma nel mantello marziano – lo strato interno di Marte racchiuso tra la crosta e il nucleo. I risultati suggeriscono che tale magma sia ancora attivo e responsabile dei terremoti, contrariamente a ciò che si è sempre creduto in passato, ossia che questi eventi fossero causati da forze tettoniche.

Secondo il geofisico e coautore Hrvoje Tkalčić della Research School of Earth Sciences dell’Anu, la natura ripetitiva di questi terremoti e il fatto che siano stati tutti rilevati nella stessa area del pianeta suggerisce che Marte sia più attivo del previsto da un punto di vista sismico. «Abbiamo scoperto che questi terremoti si sono verificati ripetutamente in ogni momento della giornata marziana, mentre i terremoti rilevati e segnalati dalla Nasa in passato sembravano essersi verificati solo nel cuore della notte, quando il pianeta è più tranquillo», afferma Tkalčić. «Pertanto, possiamo presumere che il movimento della roccia fusa nel mantello marziano sia l’innesco di questi 47 terremoti appena rilevati sotto la regione di Cerberus Fossae».

Secondo Tkalčić, la continuità negli eventi sismici suggerisce che la regione di Cerberus Fossae sia altamente attiva dal punto di vista sismico. «Sapere che il mantello marziano è ancora attivo è fondamentale per la nostra comprensione di come Marte si è evoluto come pianeta», ha detto. «Può aiutarci a rispondere a domande fondamentali sul Sistema solare e sullo stato del nucleo, del mantello di Marte e sull’evoluzione del suo campo magnetico, attualmente inesistente».

I ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti da un sismometro collegato al lander InSight della Nasa, che da quando è atterrato su Marte, nel 2018, ha raccolto dati sui terremoti, sul clima marziano e sull’interno del pianeta. Analizzando tali dati, i ricercatori sono stati in grado di rilevare i 47 terremoti precedentemente sconosciuti.

Gli autori dello studio affermano che mentre questi terremoti su Marte hanno causato qualche scossa, la loro magnitudo è stata talmente piccola che sulla Terra si sarebbero a malapena avvertiti. I terremoti sono stati rilevati in un periodo di circa 350 sol, che equivalgono a circa 359 giorni sulla Terra.

Secondo Tkalčić, questi risultati potrebbero aiutare gli scienziati a capire perché il Pianeta rosso non ha più un campo magnetico. «I marsquakes ci aiutano indirettamente a capire se all’interno del pianeta si sta verificando la convezione e, in tal caso, come sembra essere dalle nostre scoperte, allora deve esserci un altro meccanismo che impedisce la formazione di un campo magnetico su Marte».

«Tutta la vita sulla Terra è possibile grazie al campo magnetico terrestre e alla sua capacità di proteggerci dalle radiazioni cosmiche, quindi senza un campo magnetico la vita come la conosciamo semplicemente non sarebbe possibile. Capire il campo magnetico di Marte, come si è evoluto e in quale fase della storia del pianeta è scomparso, è ovviamente importante per le missioni future e fondamentale per poter sperare, un giorno, di stabilire la presenza umana su Marte», conclude Tkalčić.

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