RACCOLTE 53 IMMAGINI DURANTE IL SORVOLO DEL PIANETA

Un assaggio di Mercurio

La missione Esa/Jaxa BepiColombo ha catturato le sue prime immagini di Mercurio il 2 ottobre durante il primo di una lunga serie di sorvoli ravvicinati del pianeta, passando a soli 199 km dalla sua superficie costellata di crateri e raccogliendo dati scientifici con diversi strumenti nell'ambiente circostante. Ne parliamo con Valentina Galluzzi dell'Inaf

     05/10/2021
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Immagine di Mercurio scattata alle 01:44:57 (ora italiana) del 2 ottobre dalla M-Cam3 di Mtm, quando la navicella spaziale si trovava a 2687 km da Mercurio – circa 10 minuti dopo aver raggiunto il punto più vicino, a soli 199 km dalla superficie del pianeta. I nomi delle principali strutture geologiche sono indicati in giallo (cliccare per ingrandire). In primo piano, in alto, si vede l’antenna ad alto guadagno della navicella. Crediti: Esa/BepiColombo/Mtm, Cc By-Sa 3.0 Igo

Nelle prime ore di sabato 2 ottobre, la navicella spaziale BepiColombo ha effettuato con successo il primo di sei passaggi ravvicinati in prossimità della sua destinazione finale: Mercurio. Mancano ancora diversi anni all’inizio vero e proprio della missione scientifica. Questi flyby servono infatti ad affinare la traiettoria della navicella, sfruttando l’effetto di fionda gravitazionale, per poter finalmente sganciare, a fine 2025, le due sonde da cui è formata la missione – il Mercury Planetary Orbiter dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e il Mercury Magnetospheric Orbiter dell’Agenzia spaziale giapponese (Jaxa). Eppure l’emozione di sfiorare per la prima volta il piccolo pianeta roccioso, tre anni dopo il lancio, avvenuto nell’ottobre 2018, è impagabile.

Il primo flyby di Mercurio, a soli 199 chilometri dalla superficie, ha permesso a diversi strumenti scientifici di raccogliere dati sui campi magnetici, il plasma e le particelle nell’ambiente di Mercurio. E se altri strumenti, tra cui la camera ad alta risoluzione Simbio-Sys, sono ancora oscurati dalla presenza del modulo di trasferimento (Mercury Transfer Module, o Mtm) che sarà rilasciato solo tra quattro anni, poco prima dell’ingresso in orbita delle due sonde attorno al pianeta, due delle tre camere di monitoraggio (M-Cam) montate proprio su Mtm hanno raccolto le prime istantanee del corpo celeste e dei suoi caratteristici crateri. Per saperne di più, Media Inaf ha intervistato Valentina Galluzzi, ricercatrice Inaf e co-investigator dello strumento Simbio-Sys.

Quante immagini ha raccolto BepiColombo durante il flyby e cosa mostrano?

«Durante il primo flyby di Mercurio, tra le 01:39 e le 04:28 (ora italiana) del 2 ottobre 2021, le “selfie-cameras” M-Cam montate sul modulo Mtm di BepiColombo hanno raccolto più di 50 immagini. Alcune di queste hanno un’esposizione e una risoluzione abbastanza buone che ci hanno permesso di riconoscere diverse morfologie della superficie a noi note. In particolare, M-Cam2 ha inquadrato l’emisfero nord di Mercurio, catturando la regione da noi conosciuta come quadrante Kuiper, mentre M-Cam3 ha inquadrato l’emisfero sud del pianeta, cogliendo l’alba sulla regione chiamata Discovery, fornendoci così un quadro abbastanza completo dell’emisfero di Mercurio visibile da BepiColombo».

Immagine di Mercurio scattata alle 01:44:12 (ora italiana) del 2 ottobre dalla M-Cam2 di Mtm, quando la navicella spaziale si trovava a 2418 km da Mercurio – circa 10 minuti dopo aver raggiunto il punto più vicino, a soli 199 km dalla superficie del pianeta. I nomi delle principali strutture geologiche sono indicati in giallo (cliccare per ingrandire). In primo piano, in alto a sinistra, si vede l’antenna a medio guadagno della navicella; a destra, si vede il braccio del magnetometro. Crediti: Esa/BepiColombo/Mtm, Cc By-Sa 3.0 Igo

Cosa ci dicono queste immagini?

«Tra le morfologie catturate in foto, degno di nota è il cratere Lermontov che presenta un floor [la base del cratere, ndr] molto chiaro rispetto alle pianure laviche circostanti. Questo perché sappiamo essere caratterizzato – dall’analisi delle precedenti immagini della sonda Nasa Messenger – dalla presenza di hollows (cavità molto recenti e chiare che caratterizzano molti crateri di Mercurio) e di bocche vulcaniche che hanno avuto un’attività esplosiva in passato ed il cui materiale piroclastico va a generare nelle immagini caratteristici aloni chiamati faculae. È stato un piacere vedere queste immagini per prime se consideriamo che il nostro gruppo ha lavorato proprio in questa regione ultimamente sia con una pubblicazione sul cratere Lermontov di Pajola et al. (2021), sia con la sottomissione della carta geologica ultimata proprio dell’intero quadrante Kuiper di Giacomini et al. (sottoposta a peer review)».

Si possono estrarre informazioni scientifiche anche dalle immagini delle M-Cam?

«Le camere M-Cam forniscono immagini per il grande pubblico a risoluzione modesta e a meno che non vi siano cambiamenti macroscopici sulla superficie di Mercurio rispetto a quello che conosciamo, è difficile fare della scienza. Comunque la regione di Kuiper aveva ben poche immagini dalle missioni precedenti con questo tipo di illuminazione e questo ci offre una prospettiva diversa che sarà interessante analizzare. Queste immagini ci preparano a quello che osserveremo con Simbio-Sys una volta in orbita, dandoci l’opportunità di selezionare nuovi target osservativi in caso notassimo qualcosa di diverso».

L’immagine ‘Sunrise on Mercury’, scattata alle 01:40:27 (ora italiana) del 2 ottobre dalla M-Cam3 di Mtm, quando la navicella spaziale si trovava a 1183 km da Mercurio – circa 6 minuti dopo aver raggiunto il punto più vicino, a soli 199 km dalla superficie del pianeta. Mercurio è visibile nell’angolo in alto a destra. In primo piano, in alto, si vede l’antenna ad alto guadagno della navicella; al centro, un riflesso dovuto alla lunga esposizione. Crediti: Esa/BepiColombo/Mtm, Cc By-Sa 3.0 Igo

Qual è la sua immagine preferita tra quelle pubblicate e perché?

«Tra quelle pubblicate, la mia immagine preferita è quella chiamata ‘Sunrise on Mercury’, catturata da M-Cam3, dove si vede solo una piccola porzione di Mercurio con dei contrasti di luce molto netti. È stata catturata proprio nel momento dell’alba sulla regione Discovery e quella lunga scarpata che si vede è chiamata Astrolabe Rupes. Sto lavorando proprio su questo quadrante in questo periodo e producendo una carta delle strutture presenti nell’area. Occupandomi di tettonica, vedere una lobate scarp [struttura ripida, elongata e curvilinea, di natura tettonica, visibile nell’angolo in alto a destra nell’immagine, ndr] di prima mattina (in tutti i sensi!) è stata come una spinta a proseguire il mio lavoro con entusiasmo. Questo tipo di strutture sono presenti su tutta la superficie di Mercurio e sono la testimonianza della contrazione globale del pianeta dovuto al lento raffreddamento di Mercurio nel tempo».

Come avete vissuto questo flyby?

«È stato molto emozionante per me seguire il collegamento con Esa di prima mattina nell’attesa delle prime immagini delle M-Cam. Dall’Italia eravamo connessi in tre del team Simbio-Sys: il principal investigator Gabriele Cremonese, Emanuele Simioni ed io. Il nostro compito era quello di fornire a Esa delle predizioni il più accurate possibile degli scatti pianificati per le M-Cam. Questo ci ha permesso di riconoscere rapidamente le features presenti negli scatti che sono poi arrivati. Mercurio ha miriadi di crateri molto simili tra loro che possono cambiare aspetto sotto una luce diversa. Avere queste predizioni ci ha aiutati a non perderci per la sua superficie. Inoltre io dovevo dare una mano nel selezionare le immagini geologicamente più significative da mostrare al pubblico. Le primissime immagini che abbiamo ricevuto erano troppo sovraesposte e non abbiamo potuto analizzarle. Dopo un po’ di attesa sono arrivati gli scatti che ormai tutti conoscono ed è stato un vero sollievo per noi! La sensazione era quella che ognuno avesse un suo ruolo e nessuno ce l’avrebbe potuta fare senza l’altro. È stato un bel lavoro di squadra».

Quali sono le prossime tappe e quale momento aspetta con maggior curiosità?

«La prossima tappa sarà il 23 giugno 2022 con il secondo flyby di Mercurio. La minima altezza dal suolo sarà simile a questa raggiunta col primo flyby (200 km) ma sull’emisfero opposto del pianeta: sarà quindi molto interessante sbirciare aree diverse. Soprattutto, le immagini acquisite durante questo flyby permetteranno al nostro team di fare predizioni ancora più accurate la prossima volta. Prima della messa in orbita a dicembre 2025, ci attendono altri cinque flyby. Ogni tappa sarà emozionante e ci preparerà al meglio all’esperienza dell’orbita».

Guarda la sequenza di 53 immagini del flyby nel video dell’Esa: