VIAGGIO FRA I TELESCOPI NEI GIORNI DEL CORONAVIRUS

Telescopi in lockdown sui colli bolognesi

A una trentina di chilometri dal capoluogo dell'Emilia-Romagna si trova la stazione osservativa di Loiano, un osservatorio con due telescopi: uno storico da 60 cm e il G.D. Cassini da 1,5 metri. La stazione è attualmente ferma per l’emergenza Covid-19. Abbiamo intervistato Roberto Gualandi, dell’Inaf Oas Bologna, per farci raccontare cosa sta accadendo nel piccolo comune e aiutarci a conoscere la stazione osservativa

     09/04/2020
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Roberto Gualandi sul telescopio Cassini da 152 cm. Crediti: R. Gualandi

«Le attività osservative al telescopio le abbiamo dovute interrompere, quanto al telelavoro… ho allestito un piccolo laboratorio in casa, con grande gioia dei miei familiari!». Così Roberto Gualandi ci racconta la situazione attuale del Parco astronomico di Loiano, una stazione dotata di due telescopi, un planetario e un’aula didattica, il tutto gestito dall’Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio dell’Inaf di Bologna. Anche il piccolo comune a 34 chilometri dal capoluogo emiliano è stato colpito fortemente dall’emergenza Covid-19. Proprio da Gualandi, responsabile della manutenzione della strumentazione e del telescopio G.D. Cassini da 1,5 metri della stazione osservativa, ci facciamo dare qualche aggiornamento.

L’osservatorio è ancora operativo?

«Attualmente no, non è operativo. Abbiamo interrotto le attività lavorative da lunedì 16 marzo, limitando al minimo la presenza del personale nella struttura, dopo aver ricevuto l’autorizzazione del direttore dell’Osservatorio, Andrea Comastri, solo per svolgere le operazioni di supporto al funzionamento e al mantenimento in efficienza dell’osservatorio».

Com’è la situazione nel comune di Loiano?

«Loiano è un piccolo comune di circa quattromila abitanti, distante 34 chilometri da Bologna e 71 chilometri da Firenze. Il contagio ha colpito anche questa comunità, con alcune persone risultate positive al virus. Da quello che ho potuto osservare dall’entrata in vigore il decreto del Presidente del Consiglio, dopo un inizio incerto, quando si vedevano ancora persone che passeggiavano tranquillamente anche in gruppo, ora vedo con molta tristezza e nostalgia le strade e il paese deserto. Tutti i miei compaesani hanno preso coscienza dei reali rischi di questo contagio e stanno rispondendo con un grande senso civico applicando le regole. O almeno questo vedo dal mio isolamento in casa. Per andare incontro alle persone più in difficoltà, il Comune ha inoltre attivato, in collaborazione con la Protezione Civile Comunale, un servizio dedicato ad anziani e malati cronici costretti in casa per assistenza con la spesa e approvvigionamento di farmaci o qualsiasi altra necessità».

Com’è cambiato il suo lavoro in questi giorni? Ha dovuto mettere in stand-by qualche importante progetto? 

«Svolgere i miei compiti istituzionali in telelavoro è abbastanza complicato: per continuare a condurre test su una camera ccd da configurare con relativi pc ho dovuto, come dicevo, allestire un piccolo laboratorio in casa. Il mio incarico principale, cioè le osservazioni al telescopio (tra cui il monitoraggio delle traiettorie dei satelliti artificiali che orbitano attorno alla Terra), è sospeso. Abbiamo deciso, seguendo le indicazioni dettate dal direttore generale dell’Inaf, di interrompere anche le attività osservative, perché è necessaria la presenza di due persone a stretto contatto nella stanza di controllo del telescopio per operare».

Quand’è stata l’ultima volta che si è recato fisicamente a lavoro?

«In osservatorio cerco di passare una volta alla settimana, per un controllo generale di tutta la struttura e degli apparati. Il tragitto dalla mia abitazione al telescopio anche se breve è surreale, sembra di attraversare un paese fantasma, dove – fortunatamente – non si vedono persone a passeggio né automobili in circolazione, e tutto è avvolto da un grande silenzio. Nel prato davanti all’osservatorio sono tornati i caprioli e i cinghiali a cercare cibo».

Telescopio Zeiss (60 cm) presso l’Osservatorio di Loiano – dell’Inaf di Bologna. Crediti: R. Gualandi

Ci parli della stazione osservativa di Loiano. Di quanti telescopi disponete? 

«La Stazione astronomica di Loiano è dotata di due telescopi ospitati in due distinte strutture: lo storico Zeiss degli anni ’30 (60 centimetri di diametro) e il più recente “G. Domenico Cassini” (1,5 metri di diametro), quest’ultimo secondo in Italia per dimensioni e utilizzato per la ricerca. Lungo il sentiero che unisce le due strutture è stato realizzato il “Parco delle stelle”: un vero e proprio parco astronomico polivalente, dotato di un modello in scala del Sistema solare esteso alcune centinaia di metri che termina davanti alla struttura del planetario, un calendario cosmico, una meridiana  e una serie di pannelli grafici con informazioni astronomiche».

Quando fu costruita?

«La Stazione osservativa risale agli anni Trenta, ed è sorta assecondando l’esigenza di costruire le stazioni osservative fuori dei centri abitati, lontano da nebbie e luci, come voleva lo sviluppo dell’astrofisica. Lo strumento fu ordinato nel 1931 alla ditta Karl Zeiss di Jena dall’allora direttore Guido Horn d’Arturo. Ancora oggi lo strumento mantiene intatti gli aspetti tecnici ed edilizi dell’epoca in cui fu costruito: il rivestimento in legno della cupola, il rumore degli ingranaggi del movimento, le scale utilizzate per le osservazioni. Negli anni ’70, la tecnica fotografica fu sostituita con quella di fotometria fotoelettrica, più adatta allo studio di stelle variabili con la sostituzione del glorioso specchio Zeiss con uno specchio forato, per consentire l’utilizzo del fuoco Cassegrain».

E il telescopio più grande, quello da un metro e mezzo?

«Sempre negli anni ’70, le nuove problematiche di ricerca e la necessità di una didattica sempre più qualificata spinsero l’Università a potenziare la Stazione di Loiano con un nuovo telescopio. Quest’ultimo, dedicato a Gian Domenico Cassini, fu progettato e costruito dalla ditta francese Reosc. La struttura dello strumento è molto diversa da quella del classico vecchio telescopio: manca il tubo, e le parti ottiche sono sostenute da un traliccio metallico. Il sistema ottico è costituito da uno specchio principale di 152 centimetri di diametro, dotato di un foro centrale, e da un secondo specchio – detto secondario – di circa 60 centimetri di diametro. Lo specchio principale riceve la luce direttamente dall’oggetto osservato e la riflette sul secondario, posto frontalmente a 4 metri, che a sua volta la fa convergere in corrispondenza del foro centrale dietro al quale ci sono gli strumenti che registrano e analizzano la luce raccolta. È il cosiddetto sistema ottico Ritchey-Chretien».

Stava dicendo che avete anche un planetario…

«Sì, è la nostra struttura più recente: un planetario digitale installato all’interno di una cupola di 6 metri inaugurata nel luglio 2015. In questa struttura, che può ospitare 30 persone, l’immagine della volta celeste viene proiettata all’interno della cupola, dove è possibile riprodurre il movimento apparente dei vari corpi celesti».

Il Telescopio Cassini dell’Osservatorio di Loiano. Lo specchio primario misura 152 cm di diametro ed è stato inaugurato nel 1976, secondo in Italia per dimensioni e utilizzato per la ricerca. Crediti: R. Gualandi

Quali sono gli obiettivi principali delle vostre osservazioni? 

«Le osservazioni che si svolgono a Loiano sono molto varie e dipendono dai gruppi di ricerca che chiedono tempo osservativo. Si va dallo studio di stelle variabili alle osservazioni di quasar, di ammassi di galassie, passando dalle osservazioni di transiti di pianeti extrasolari, dagli asteroidi, dagli alert per possibili follow up di controparti ottiche delle onde gravitazionali, fino alle osservazioni di oggetti transienti osservati dal satellite Gaia. Ma sicuramente le osservazioni che impegnano maggiormente il telescopio sono quelle che riguardano gli space debris, ossia i detriti di oggetti lanciati in orbita attorno al nostro pianeta, satelliti di vario genere, da quelli scientifici a quelli per la telecomunicazione o militari».

Tra quelle più recenti, quel è stata la vostra scoperta più importante, o più curiosa?

«Be’, mi viene in mente per esempio il famoso “oggetto misterioso” Wt1190F, arrivato dallo spazio profondo e caduto alcuni anni fa largo dello Sri Lanka e ritenuto di origine artificiale – ancorché sconosciuta. L’analisi dei dati di questo target, osservato fino quasi al rientro nell’atmosfera, è stata utile per dare informazioni sulla sua corretta traiettoria e per poter risalire alle sue origini, ossia tentare di capire se si tratti o meno del modulo lunare della missione Apollo 10 – soprannominato Snoopy».

Ed era proprio Snoopy?

«In realtà nessuno saprà mai se Wt1190F sia Snoopy o no. Un’altra osservazione particolare è stata l’individuazione del satellite artificiale Gaia dell’Esa, distante circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra in un’orbita attorno al punto lagrangiano L2. Dopo qualche mese di tentativi, abbiamo tenuto duro, e alla fine siamo riusciti ad individuare questo satellite».

Quando l’emergenza sarà passata, si spera presto, il pubblico come potrà venire a trovarvi?

«Oltre alla consueta e istituzionale attività di ricerca, abbiamo avviato da diversi anni un ampio programma dedicato alla didattica ed alla divulgazione scientifica. Il progetto è chiamato “Il Parco delle stelle” e consiste in sintesi nel mettere a disposizione dei visitatori (scolaresche, studenti, associazioni, gruppi culturali, singoli cittadini) un complesso di strutture scientifiche, didattiche, museali e divulgative. Quando questa emergenza per il Covid-19 sarà terminata e il virus vinto, riapriremo subito le nostre strutture al pubblico. Per le visite guidate la prenotazione è obbligatoria e basta collegarsi a questo sito».


Per leggere le altre interviste di questa serie dedicata ai telescopi:

Guarda su MediaInaf Tv il concerto di Angelo Adamo nella cupola del telescopio storico di Loiano: