DAL 6 AL 28 MARZO ALLA STAZIONE FERROVIARIA

A Trieste una mostra su Guido Horn D’Arturo

Astronomo triestino di origine ebraica, Guido Horn D’Arturo fu l’inventore del telescopio a tasselli. Negli anni del fascismo fu costretto a interrompere la sua attività scientifica per colpa delle leggi razziali. Ora la sua città natale gli dedica una mostra

     04/03/2019

È l’inventore del “telescopio a tasselli”, un balzo tecnologico che ha modernizzato l’osservazione astronomica. Guido Horn D’Arturo, astronomo nato nella seconda metà dell’800 a Trieste, è protagonista della mostra “Il telescopio di Guido Horn. L’astronomo triestino che ha progettato il futuro”, che si inaugura mercoledì 6 marzo alle 18 presso lo spazio Trieste Città della Conoscenza.

Horn passa i primi anni della sua vita a Trieste, poi studia fra Graz e Vienna. Dopo aver fatto ricerca all’Osservatorio astronomico di Trieste e a quello di Catania, diventa direttore dell’Osservatorio di Bologna. Qui resta per tutta la sua vita, se si eccettua una tragica parentesi di sei anni, quelli delle persecuzioni nazifasciste che lo colpiscono per la sua origine ebraica.

Il suo più grande contributo allo studio degli astri è un nuovo tipo di telescopio, frutto di una geniale intuizione. Lo stratagemma di comporre un mosaico fatto da piccoli specchi tutti uguali ha reso infatti possibile produrre grandissime lenti, superando i limiti di dimensione imposti dall’avere una superficie riflettente unitaria. I telescopi così diventano molto più potenti, e questa tecnica è più che mai fondamentale oggi. Un esempio di telescopio pensato con questo approccio è Elt, l’Extremely Large Telescope dell’Eso (lo European Southern Observatory), in costruzione nel deserto di Atacama, in Cile, con uno specchio di ben 39 metri di diametro.

All’inaugurazione della mostra interverrà Roberto Gilmozzi dell’Eso, principal investigator di Elt, che in un breve intervento racconterà l’attualità dell’idea di Horn e come questa sia cruciale per lo strumento che si sta costruendo. Parleranno anche Vincenza Maugeri, direttrice del Museo Ebraico di Bologna, Simona Cerrato di Sissa Medialab e il direttore dell’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Trieste Giovanni Vladilo.

Il giorno successivo, giovedì 7 marzo, alle 11.30, Gilmozzi terrà una conferenza in inglese di natura tecnica – ma comunque aperta al pubblico – dedicata a Elt. Mercoledì 13 marzo, alle 18, con Fabrizio Bonoli, storico dell’Università di Bologna, si approfondiranno gli aspetti storici della vita di Horn. Giovedì 14 marzo, questa volta presso la Casa della Musica, alle 18.30, ci sarà lo spettacolo “La musica dei pianeti, gli astri di Guido Horn D’Arturo”, che alternerà musica e letture. Mercoledì 20 marzo, sempre alle 18, di nuovo allo spazio Trieste Città della Conoscenza, sarà protagonista la realtà virtuale: il pubblico avrà a disposizione dei visori 3D con i quali potrà esplorare l’osservatorio Elt, immerso nelle montagne cilene. Chiude la serie di appuntamenti una conferenza con Francesca Matteucci, astrofisica dell’Università di Trieste, sull’origine degli elementi chimici partendo da due date importanti: il centennale dalla nascita di Primo Levi, che oltre a essere un grande scrittore è stato anche un chimico, e i 150 dall’ideazione della tavola periodica degli elementi di Mendeleev.