IL COSTO TOTALE SALE A 9.66 MILIARDI DI DOLLARI

Jwst, ulteriore rinvio: lancio nel 2021

La decisione della Nasa di rimandare il lancio al 30 marzo 2021 è stata annunciata mercoledì scorso. Una scelta difficile ma saggia – scrive Monica Tosi, astronoma ordinaria all’Inaf di Bologna – perché Jwst, al contrario di Hubble, se qualcosa non funzionasse non potrebbe mai essere riparato

Rappresentazione artistica del James Webb Space Telescope. Crediti: Nasa

Il 27 giugno, con una conferenza stampa appositamente convocata, la Nasa ha comunicato che il lancio del James Webb Space Telescope (Jwst) è rinviato al 30 marzo 2021 per consentire di effettuare controlli scrupolosi di tutte le sue componenti e risolvere imprevisti problemi tecnici manifestatisi negli ultimi mesi. Il rinvio è il risultato del lavoro di un’apposita commissione di valutazione che ha scrupolosamente controllato tutti i dati a disposizione. Fino a poco tempo fa il lancio era previsto per ottobre del 2018; a inizio aprile ci è stato detto che più probabilmente sarebbe stato a primavera del 2020; ora dobbiamo aspettare la primavera del 2021…

Ammettiamolo: la prima reazione emotiva è un senso di frustrazione, soprattutto per quei ricercatori che già da mesi avevano preparato le loro proposte di osservazione, contando sull’imminenza del lancio. Siamo ansiosi di utilizzare questo rivoluzionario telescopio spaziale e vorremmo averlo in attività il più presto possibile; ma, come scienziati, dobbiamo mettere da parte le emozioni ed essere razionali. Quelli di noi che hanno avuto il privilegio di partecipare fin dall’inizio, con entusiasmo ma anche con angoscia, alla vita appassionante dell’Hubble Space Telescope, con i suoi eccezionali successi scientifici e mediatici, sanno bene quanto possa essere critico per uno strumento in orbita qualsiasi piccolo dettaglio, dal bullone al fusibile. Nei suoi 28 anni di attività (ancora felicemente in corso), Hubble ha affrontato numerose crisi, anche potenzialmente letali, e ogni volta è risorto, come un’araba fenice, più preciso e potente che mai. Questi “miracoli” della scienza e della tecnica sono stati possibili perché Hubble era raggiungibile dallo shuttle e quindi riparabile. Jwst non ha questa possibilità, perché la sua orbita sarà troppo lontana. Per questo è indispensabile che Jwst al momento del lancio sia “perfetto”, senza rischi che il benché minimo dettaglio, bullone o fusibile, non sia stato controllato. Per questo dobbiamo apprezzare e appoggiare la decisione della Nasa di rimandare il lancio a quando tutto sarà stato debitamente verificato e approvato.

Jwst rivoluzionerà l’astrofisica, con la sua risoluzione spaziale e la sua potenza 7 volte maggiore di quella di Hubble. La sua versatilità consentirà di aprire e/o ampliare importanti filoni di ricerca, dall’energia oscura alla cosmologia, agli studi di stelle, pianeti extrasolari e corpi del sistema solare. La sinergia fra Jwst, Alma e i telescopi a terra della classe dei 30 metri di diametro, che dovrebbero essere tutti operativi negli stessi anni, permetterà di vedere per la prima volta la formazione di stelle e pianeti sia vicini a noi che nell’universo lontano. Jwst fornirà dati fondamentali sui primi stadi della formazione delle galassie, consentendo di osservare in un colpo solo decine di galassie a redshift 10, quando l’universo era ancora molto giovane (500 milioni di anni), e magari di vederne a redshift 20, quando l’universo era bambino (200 milioni di anni).  Jwst fornirà informazioni chiave sui complessi processi che portano alla formazione di stelle e pianeti, consentirà di vedere i dettagli dei dischi proto-planetari, di acquisire spettri di pianeti giganti intorno a stelle entro 100 parsec dal sole, di scoprire le caratteristiche delle atmosfere di pianeti che transitino davanti alla loro stella, possibilmente anche di quelli più simili alla Terra.  Per non parlare delle scoperte che al momento non siamo neanche in grado di immaginare, esattamente come è successo con Hubble.

Armiamoci di pazienza e aspettiamo: ne vale la pena.