STORIE DI DONNE CHE FECERO LA STORIA

Astronome e calcolatrici

In vetta ai best seller di divulgazione scientifica in lingua inglese, “The Glass Universe” di Dava Sobel narra la vicenda di un gruppo di ricercatrici ingaggiate dallo Harvard Observatory come “calcolatrici umane”. Vi proponiamo, con il consenso dell'autrice, Patrizia Caraveo dell’Inaf Iasf di Milano, la recensione uscita domenica scorsa sul Sole24Ore

Copertina di “The Glass Universe: The Hidden History of the Women Who Took the Measure of the Stars” (HarperCollins, 2016), di Dava Sobel

Il messaggio del nuovo libro di Dava SobelThe glass Universe” è (quasi) tutto contenuto nella foto in copertina. Un’immagine d’inizio secolo che mostra un gruppo di signore in una stanza dall’aspetto austero, con tappezzeria alle pareti. Le signore non sono particolarmente eleganti, non hanno né guanti né cappello, quindi non si tratta di una occasione mondana. Cosa stanno facendo? Alcune hanno libri aperti, altre scrivono. Se fosse un circolo culturale le signore sarebbero certamente più curate, invece hanno vestiti dignitosi, ma senza nessun fronzolo. Guardando meglio si vede che una ha in mano una lente d’ingrandimento, un’altra sta usando un microscopio, ci sono quadernoni impilati sul tavolo, uno scaffale di libri, una carta celeste al muro. È questo l’indizio che ci fa capire l’ambientazione: si tratta di una stanza nell’Osservatorio di Harvard dove queste signore stanno svolgendo il loro lavoro di “calcolatori” umani.

Sono loro le protagoniste della storia. Alcune vengono dai nuovi college femminili creati per soddisfare il bisogno di istruzione delle ragazze, non ammesse alle università che accoglievano solo studenti maschi. Oltre a non essere aperte alle studentesse, le università non contemplavano la presenza di donne tra lo staff di ricerca e di insegnamento.

La presenza di questo gruppo di donne è quindi abbastanza straordinaria ed è dovuta all’intuizione dell’allora direttore dell’Osservatorio, Edward Pickering. La fotografia astronomica, da poco entrata prepotentemente tra i mezzi per studiare l’universo, produceva ogni notte nuove lastre fotografiche che andavano analizzate per estrarre tutte le informazioni contenute. Un’immagine astronomica, oltre ad avere un valore estetico, ha una grande valenza scientifica. Contiene informazioni circa l’emissione di migliaia di stelle che, all’epoca, andavano ancora catalogate. Si sapeva che le stelle possono avere diversi colori, ma l’appartenenza a diverse famiglie era ancora da definire. Poi c’era l’immane compito di riconoscere le stelle variabili, da sempre una passione degli astronomi. Lavori che richiedevano certosina pazienza combinata a  grande precisione, due virtù che l’immaginario collettivo attribuiva alla donne piuttosto che ai maschietti. Ed ecco l’intuizione fulminante di Pickering, che decide di utilizzare il potenziale femminile per esaminare le fotografie impresse su lastre di vetro che danno il titolo al libro The Glass Universe.

In più, le donne, anche le più qualificate, sono mano d’opera a basso costo. Così nasce l’harem di Pickering che, nel corso di molti anni, vedrà passare decine di signore certamente pazienti ma spesso anche originali e creative. A loro si devono alcune delle scoperte più importanti dell’astronomia di quegli anni. Antonia Maury e Annie J. Cannon elaboreranno (su base totalmente empirica) la classificazione stellare tuttora in uso e che io insegno ai miei studenti. Ancora più straordinario il risultato ottenuto da Henrietta Swan Leavitt che, perdendo gli occhi sulle lastre della grande nube di Magellano, scoprì che le stelle più brillanti hanno periodi di variazione più lunghi. È la famosa relazione periodo luminosità delle variabili Cefeidi, che sarà un asset strepitoso per calcolare le distanze in astronomia. Senza il lavoro di Henrietta, Edwin Hubble, notoriamente misogino, non avrebbe potuto scoprire la legge di espansione dell’Universo.

Rimane da chiedersi se qualcuno si accorse dei risultati obbiettivamente importanti ottenuti da questi “calcolatori”. Pickering poteva aprire le stanze del “suo” osservatorio alle donne ma le porte della carriera universitaria restavano chiuse.

Annie J. Cannon rimarrà calcolatore fino a 75 anni quando, finalmente, le verrà offerta la cattedra di Astronomia. La situazione migliorerà (di poco) con Cecilia Payne Gaposchkin che dovrà aspettare solo il 65esimo compleanno per avere la cattedra e la direzione dell’osservatorio. Ma verrà sempre pagata meno dei colleghi maschi

Il messaggio è chiaro: le donne hanno molto da offrire alla scienza, basta dare loro l’opportunità.