A CINQUE ANNI DAL LANCIO

Juno a un punto di svolta

A cinque anni dal lancio alla volta di Giove la sonda NASA Juno, partita con l’obiettivo di aiutarci a svelare i misteri nascosti sotto la coltre di nubi e gas che lo ricopre, è giunta per la prima volta alla massima distanza della sua orbita dal pianeta gigante. Ora inizia la ricaduta in avvicinamento al pianeta, con tutti gli strumenti scientifici pronti per le osservazioni.

Cinque anni dopo aver lasciato la Terra, un mese dopo aver raggiunto la meta ed essersi posizionata in orbita attorno a Giove, la sonda NASA Juno è arrivata a un punto di svolta: ha infatti raggiunto ieri, 31 luglio,  per la prima volta il punto della sua orbita attorno a Giove più lontano dal pianeta stesso, a 8,1 milioni di chilometri di distanza. Superato tale punto inizia la ricaduta della sonda verso il pianeta gigante, grazie alla presa gravitazionale di Giove.

La navicella spaziale sta infatti attualmente eseguendo la prima delle due orbite lunghe previste prima di iniziare la sua missione scientifica. Ognuna di queste “orbite di cattura” dura quasi due mesi: per la precisione, 53,4 giorni. Un’attesa davvero lunga per la squadra di scienziati che attende con ansia di poter iniziare l’analisi dei dati che saranno raccolti, ma relativamente breve se confrontata con i cinque anni di viaggio che hanno portato Juno al suo obiettivo finale.

In questa immagine sono riportate le orbite della sonda Juno intorno a Giove, comprese le due orbite di cattura, ben riconoscibili perché assai più lunghe. La posizione della sonda lo scorso 31 luglio, nel punto di massima distanza dal pianeta gigante, è evidenziata sulla destra dell'immagine. Il punto di massima distanza è noto anche come "apogiove" e si trova a circa 8,1 milioni di chilometri dal gigante del nostro sistema solare. Crediti: NASA/JPL-Caltech

In questa immagine sono riportate le orbite della sonda Juno intorno a Giove, comprese le due orbite di cattura, ben riconoscibili perché assai più lunghe. La posizione della sonda lo scorso 31 luglio, nel punto di massima distanza dal pianeta gigante, è evidenziata sulla destra dell’immagine. Il punto di massima distanza è noto anche come “apogiove” e si trova a circa 8,1 milioni di chilometri dal gigante del nostro sistema solare. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Juno è stata lanciata il 5 agosto 2011, ha fatto un lungo giro nel sistema solare interno per effettuare un flyby della Terra che le ha permesso – proprio grazie all’effetto della gravità terrestre – di essere scagliata alla volta di Giove.

«Per cinque anni siamo stati concentrati su come arrivare a Giove. Ora siamo lì, e ci stiamo concentrando sull’inizio delle decine di flyby che la sonda effettuerà intorno al pianeta», spiega Scott Bolton, principal investigator di Juno al Southwest Research Institute di San Antonio.

Juno è arrivata al suo obiettivo lo scorso 4 luglio, con una manovra impeccabile e perfettamente eseguita, che ha permesso che la gravità di Giove la catturasse nel corso della prima delle due orbite previste. Completate le orbite di cattura, Juno userà il suo motore ancora una volta, per ridurre il periodo orbitale a 14 giorni e poter così iniziare la sua missione scientifica.

Ma prima che ciò accada, il prossimo 27 agosto, Juno deve terminare il suo primo giro intorno a Giove, un traguardo che rappresenta il passaggio più vicino della missione sul gigante gassoso. Juno sfiorerà infatti Giove arrivando a “soli” 4.200 chilometri sopra gli strati superiori delle nubi che lo avvolgono.

Gli strumenti scientifici a bordo di Juno sono stati spenti durante l’inserimento in orbita, per semplificare le operazioni durante quella manovra considerata critica, ma saranno invece tutti accesi in occasione del passaggio del 27 agosto, che servirà da test prima che la missione inizi la raccolta dei dati per cui è stata concepita.

«Lo stato di salute è eccellente, con il veicolo spaziale e tutti gli strumenti a punto e pronti per quella che sarà la nostra prima osservazione ravvicinata di Giove», dice Rick Nybakken, responsabile del progetto Juno al Jet Propulsion Laboratory della NASA.

juno-jiramCon la sua potente suite di strumenti scientifici, tra i quali JIRAM (Jupiter InfraRed Auroral Mapper) per le studio delle aurore e dell’atmosfera gioviana fornito dall’ASI e sviluppato con il supporto scientifico dell’INAF IAPS, Juno sonderà la struttura profonda di Giove, la circolazione atmosferica e la fisica delle alte energie del suo ambiente magnetico e potrà così rivelare importanti indizi sulla formazione e l’evoluzione del gigante del sistema solare, che potranno aiutarci ad avere una maggiore comprensione della nascita del nostro sistema planetario.

Juno è parte del programma New Frontiers della NASA, gestito al Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, Alabama. Per chi volesse approfondire gli scopi e la storia della missione è possibile visitare il sito dedicato (in inglese): http://www.nasa.gov/juno. Qui invece tutte le news sulla missione Juno pubblicate su Media INAF.

Fonte: Media INAF | Scritto da Francesca Aloisio