ONLINE I CLOSE-UP DELLA MISSIONE DAWN

Cerere: la NASA ricorda Piazzi

Sulla homepage dell’Agenzia spaziale statunitense un lungo articolo ricostruisce la storia delle osservazioni del pianeta nano Cerere, celebrando l’italiano Giuseppe Piazzi, che per primo rese nota la scoperta alla comunità scientifica. Giusi Micela, direttore dell’INAF - Osservatorio Astronomico di Palermo: 215 anni fa l’astronomia era già una scienza internazionale

La raccolta di immagini del pianeta nano Cerere disponibile sul sito della missione NASA Dawn.

La raccolta di immagini del pianeta nano Cerere disponibile sul sito della missione NASA Dawn.

È ormai da qualche settimana che il sito della missione NASA Dawn sta pubblicando quotidianamente nuovi e affascinanti close-up del pianeta nano Cerere. Immagini ad altissima risoluzione della superficie del corpo celeste scoperto nel lontano 1801 da un italiano: padre Giuseppe Piazzi, allora direttore dell’Osservatorio di Palermo.

È lui che l’Agenzia spaziale statunitense ha deciso di celebrare oggi sulla homepage del proprio sito istituzionale, con un lungo articolo che ricostruisce l’intera storia delle osservazioni di Cerere, a partire dalle prime osservazioni eseguite 215 anni fa dall’italiano Giuseppe Piazzi e risalendo il corso della storia fino a oggi, quando quello che originariamente non era che un puntino luminoso nell’oculare del Cerchio di Ramsden – lo strumento utilizzato da Piazzi quel lontano 1° gennaio del 1801 – è invece tenuto sotto stretta osservazione dalla sonda spaziale Dawn in orbita attorno al pianeta nano dall’aprile 2015.

E proprio lo scorso aprile INAF, con la collaborazione di ASI e NASA, aveva organizzato a Palermo un evento pubblico per rendere noti i primi risultati scientifici della missione e ricordare la scoperta dell’asteroide, oggi pianeta nano. “Cerere ieri e oggi: da Piazzi a Dawn”, questo il titolo della giornata ospitata nella splendida cornice di Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana e dell’Osservatorio Astronomico (vedi Media INAF).

Il Cerchio di Ramsden, Osservatorio Astronomico di Palermo. Costruito da Jesse Ramsden per l’erigenda Specola di Palermo fra il gennaio del 1788 e l’agosto del 1789, insieme agli altri strumenti che costituirono la prima dotazione strumentale dell’Osservatorio.

Il Cerchio di Ramsden, Osservatorio Astronomico di Palermo. Costruito da Jesse Ramsden per l’erigenda Specola di Palermo fra il gennaio del 1788 e l’agosto del 1789, insieme agli altri strumenti che costituirono la prima dotazione strumentale dell’Osservatorio.

Oggi la missione NASA Dawn vola su Cerere nella cosiddetta low-altitude mapping orbit. A distanza ravvicinata come non mai, tale da consentire una raccolta d’immagini alla risoluzione di 35 metri per pixel. Le immagini sono disponibili sul sito della missione, ospitato sul portale del Jet Propulsion Laboratory.

«È sempre motivo di orgoglio e gioia vedere riconosciuto il contributo che l’astronomia italiana ha dato e continua a dare quotidianamente alla ricerca scientifica», afferma Giusi Micela, direttore dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Palermo. «Ed è emozionante ancora oggi, ripensare a quel primo avvistamento di Cerere, due secoli or sono. Piazzi, che a quel tempo stava costruendo il suo catalogo astronomico, si era preparato con sorprendente solerzia all’osservazione del cielo. Aveva girato mezza Europa, conosciuto personalmente tutti i maggiori astronomi del periodo, e acquistato la migliore strumentazione disponibile sul mercato. E non dev’essere stato semplice portare a Palermo il Cerchio di Ramsden e gli altri strumenti che costituirono la prima dotazione strumentale dell’Osservatorio».

Non fu, insomma, una semplice casualità la sorprendente scoperta di un nuovo oggetto celeste – forse una cometa, forse il pianeta “mancante” che gli astronomi tedeschi andavano cercando fra Marte e Giove.

«Già a quel tempo – prosegue Micela – l’astronomia ha dimostrato di essere una scienza internazionale. Piazzi voleva confrontarsi con i colleghi europei. E solo grazie al contributo e all’interazione di tutti (il sito NASA cita Johann Elert Bode, Barnaba Oriani, Jerome de Lalande, Johann Karl Burckhardt e Franz Xaver von Zach) si è arrivati alla conferma di quanto Piazzi aveva solo osato sperare: Cerere non è una cometa ma un oggetto con un’orbita più simile a un pianeta».