IL CONGRESSO DICE NO ALLA CASA BIANCA

Più soldi allo spazio

Dimmi come spendi, e ti dirò chi sei. La notizia dell’aumento dei finanziamenti alla NASA per il 2014 potrebbe essere uno degli elementi chiave per capire quali saranno le direzioni della scienza nei prossimi anni. Tra le missioni finanziate con i fondi in più ci saranno l’esplorazione di Marte, lo studio della luna di Giove Europa e la ricerca sul plutonio-238.

     15/01/2014
Crediti: NASA

Crediti: NASA

“Follow the money”, diceva nel 1976 Hal Holbrook interpretando uno dei protagonisti di Tutti gli uomini del Presidente, film cult di A. J. Pakula sui rapporti tra giornalismo e politica. Da allora l’espressione è diventata famosa più o meno in ogni settore: segui il denaro, e avrai le risposte che cerchi.

In molti casi la scienza non è da meno. Come nella recentissima (e assai dibattuta) questione dei fondi alla NASA, il cui taglio è stato chiesto per ben due volte dalla Casa Bianca, e per due volte è stato rifiutato. La notizia è arrivata pochi giorni fa direttamente dal Congresso degli Stati Uniti, che respinge la proposta di ridurre il budget dedicato alla Planetary Science Division.

E così quest’anno la NASA riceverà 1,345 miliardi di dollari, 127 milioni in più rispetto a quelli suggeriti dalla Casa Bianca. Una cifra ancora lontana dalla media degli anni d’oro, quando il finanziamento si aggirava attorno a 1,5 miliardi; ma comunque un segnale forte, che argina il calo di fondi registrato tra il 2012 e il 2013.

Un caso? Probabilmente no, se si pensa che la notizia arriva subito dopo il summit mondiale per lo spazio tenuto nei giorni scorsi a Washington. L’evento è stato il momento più strategico degli ultimi anni per quanto riguarda la ricerca astronomica a livello mondiale, e ne è emerso un fermento generale verso il nuovo e soprattutto verso il grande. In questo vento di cambiamento, protagonista è stata proprio la NASA: con la messa a punto del vettore SLS e della capsula Orion, potrebbe aprirsi un nuovo capitolo della storia dell’esplorazione spaziale. Oltre l’orbita terrestre e oltre la Luna, il prossimo uomo nello spazio potrebbe essere infatti diretto su Marte, dove da diversi mesi il Rover Curiosity sta facendo le sue misurazioni.

È chiaro quindi che aumentare proprio ora il budget della NASA significa implicitamente appoggiare questo progetto. Ma non solo. Se si analizzano le nuove linee di investimento appoggiate dal Congresso emergono elementi interessanti, che probabilmente corrispondono a una strategia a lungo termine ben precisa.

Continuiamo a seguire i soldi, dunque, e chiediamoci dove andranno i fondi in eccesso – quei 127 milioni di dollari in più rispetto alla stima iniziale. Scopriremo che ci sono tre direzioni principali, tre linee di finanziamento che gettano le basi per tre filoni di ricerca futuri.

La prima direzione, e c’è poco da stupirsi, riguarda proprio il pianeta rosso, con un programma che arriva fino al 2020 e che ha come obiettivo analisi dettagliatissime del suolo e delle caratteristiche di Marte in vista di una possibile missione interplanetaria.

La seconda vede invece come protagonista Europa, l’enigmatica luna di Giove, che ha recentemente stupito gli astronomi con i suoi poderosi getti d’acqua sollevati fino a 200 chilometri dall’atmosfera.

E già qui il quadro si allarga. Si dà il caso infatti che la ricerca su Europa sia stata più volte nel mirino delle riduzioni di budget: già nel 2011 una missione che aveva l’obiettivo di cercare sulla luna di Giove condizioni favorevoli alla vita fu giudicata economicamente insostenibile e bloccata. L’anno dopo il progetto venne rilanciato, fino al suo apparente, definitivo tramonto con l’ultima richiesta di tagli da parte della Casa Bianca. Ora invece il Congresso ha stanziato 80 milioni di dollari specificatamente per esplorare la superficie ghiacciata di Europa, il che sembra in linea con l’invito del summit di Washington a pensare in grande.

Arriviamo così al terzo settore finanziato nel 2014. Che a prima vista sembra una linea di ricerca minore: nel comunicato stampa della Planetary Society si legge che con i fondi extra la NASA realizzerà anche “piccole missioni planetarie”. Ma basta continuare a leggere per capire che la portata di queste missioni non sarà affatto piccola: “Siamo particolarmente felici nel constatare il pieno supporto […] per ricominciare la produzione di plutonio-238, che fornisce energia a molte missioni planetarie che non possono utilizzare i pannelli solari”.

Ecco che con questo si apre un mondo. O meglio, si richiama una storia che inizia almeno sedici anni fa, quando si preparava la missione Cassini-Huygens. Era la fine del 1997 e NASA, ESA e ASI stavano mettendo a punto gli ultimi dettagli per lanciare la prima sonda nell’orbita di Saturno. Ma poco prima dell’ultimo flyby di Cassini con la Terra esplosero le polemiche: il motivo era proprio lui, il plutonio-238, principale alimentatore dei generatori elettrici della sonda. Si trattava della più grande quantità di plutonio mai utilizzata nella storia dell’esplorazione spaziale (35 chili, per l’esattezza), e secondo molti la sua altissima radioattività portava con sé il rischio di una catastrofe nucleare. In tutto il mondo gruppi di attivisti si mobilitarono per convincere l’allora presidente americano Bill Clinton a bloccare la missione; i tentativi furono inutili, ma il dibattito sui possibili rischi del plutonio continuò.

Fino a oggi, tanto che la NASA aveva recentemente bloccato ogni attività di ricerca sui propulsori nucleari. Motivando però la scelta come esclusivamente legata a problemi di budget. La decisione del Congresso degli Stati Uniti sembra ora fornire proprio i soldi che mancavano per riaprire quel controverso filone di ricerca. E lo fa all’indomani di un annunciato cambio di prospettiva planetario nella corsa allo spazio: ecco che il cerchio, almeno per ora, si chiude.