UN ASSAGGIO DI QUANTO POTRÀ FARE SKA

Bis di pulsar per LOFAR

Le sue 25 mila antenne sono da poco a disposizione degli scienziati, ma già ha catturato gli elusivi segnali radio provenienti da due stelle di neutroni. Brunettti (INAF): «Speriamo di trovare le risorse per installare una stazione LOFAR anche in Italia».

Alcune delle antenne a bassa frequenza di LOFAR

Alcune delle antenne LBA (Low Band Antennas) di LOFAR

Pesca grossa per LOFAR, il precursore tutto europeo dello Square Kilometer Array. Nella sua rete, formata da migliaia di piccole antenne radioastronomiche a bassa frequenza, sono rimaste imbrigliate due nuove pulsar. A individuarle, fra le mille e più immagini che LOFAR è in grado di sfornare ogni secondo, un dottorando dell’università di Amsterdam, Thijs Coenen, che presenterà il risultato domani, mercoledì 20 novembre, difendendo la sua tesi di PhD.

Stelle di neutroni in rapida rotazione, le pulsar sono una sorta di fari cosmici in grado di spazzare periodicamente l’intera galassia con il loro fascio di onde radio. La regolarità da orologio atomico del loro pulsare le rende un laboratorio naturale perfetto per studiare il comportamento di materia e gravità in condizioni estreme come quelle che si riscontrano, appunto, nei dintorni di una stella di neutroni. Fino a oggi ne sono state identificate circa duemila, ma gli astronomi ritengono che siano circa 50 mila quelle attive nella nostra galassia. La scoperta di PSR J0140+45 e PSR J0607+37 – questi i nomi delle nuove arrivate – lascia dunque ben sperare che presto potranno esserne individuate molte altre.

«LOFAR è il più grande radiotelescopio esistente, con un’area efficace di oltre 60 mila metri quadrati a 120 MHz. È un insieme di circa 25 mila antenne radio raggruppate in stazioni e collegate fra loro tramite fibre ottiche. Al momento esistono 38 stazioni situate in Olanda, 5 in Germania e 1 stazione in Francia, Regno Unito e Svezia. Nuove stazioni sono attualmente in fase di costruzione, o di pianificazione, in Germania, Francia e Polonia», dice Gianfranco Brunetti, ricercatore all’INAF IRA di Bologna e membro del Survey Key Project di LOFAR, progetto all’interno del quale è anche il coordinatore dell’attività di ricerca nell’ambito degli ammassi di galassie. «La scoperta di queste due nuove pulsar contribuisce a dimostrare le grandi potenzialità di questo strumento, che ancora si trova in una fase che potremmo definire di “early science”: è solo dalla fine dell’estate scorsa che si possono presentare richieste per ottenere tempo d’osservazione».

Insomma, LOFAR sta ancora scaldando i muscoli. I radioastronomi lo tengono sotto stretta osservazione per almeno due ragioni: la peculiarità della porzione di spettro elettromagnetico al quale è sensibile e le anticipazioni che può fornire su quelle che saranno le capacità del suo successore, lo Square Kilometer Array. «Aprendo una finestra osservativa sostanzialmente inesplorata, quella delle basse frequenze radio fra 10 e 200 MHz, LOFAR è pensato per avere un impatto enorme in diversi ambiti dell’astrofisica e cosmologia. Ovviamente c’è grande interesse trasversale, nella comunità italiana, per questo strumento», sottolinea Brunetti, «e considerando che è uno dei grandi precursori scientifici e tecnologici di SKA, sarebbe molto importante trovare le risorse per installare una stazione LOFAR anche in Italia».