DOPO 16 ANNI, IL SATELLITE VA IN PENSIONE

RXTE, un addio in grande stile

Lanciato nel 1995, ha acquisito l’ultimo dato il 4 gennaio. Poi la NASA l’ha spento per sempre. Celebrato con una sessione in suo onore durante il meeting AAS, in corso in Texas, RXTE continua però a far sfornare articoli. Il più recente, cofirmato da Tomaso Belloni dell’INAF, pubblicato poche ore fa su arXiv.

Tecnici al lavoro su RXTE nel 1995, all'epoca del lancio. Crediti: NASA/Goddard

L’ultimo comando da Terra gli è arrivato il cinque gennaio: «OFF», diceva. E lui, senza battere ciglio, ha prontamente ubbidito. Spegnendosi per sempre, come ha certificato la stessa NASA. «A distanza di due giorni ci siamo rimessi in ascolto per accertarci che nessuno dei sistemi si fosse autonomamente riattivato», fa sapere Deborah Knapp, responsabile della missione RXTE al Goddard Space Flight Center, «e non abbiamo sentito nulla».

È così che un satellite va in pensione. In gergo tecnico si chiama freddamente decommissioning, ed è, nel caso di RXTE, una sorta di pensione d’anzianità. «La sonda e i suoi strumenti stavano mostrando la loro età», dice infatti il project scientist del satellite Tod Strohmayer, «e avevano già portato a termine tutti i compiti per i quali erano stati progettati, e molto di più». Di peso superiore alle tre tonnellate, RXTE rientrerà verso l’atmosfera in un periodo imprecisato – dipende in gran parte dall’attività solare – fra il 2012 e il 2023.

Chiamato “Rossi X-ray Timing Explorer” in onore del grande astrofisico d’origini italiane Bruno Rossi (costretto a emigrare negli Usa con la promulgazione delle leggi razziali), a conclusione delle attività RXTE presenta un bilancio scientifico impressionante: 2.200 articoli su riviste con referee, 92 tesi di dottorato e oltre 1000 rapid notifications alerting (una sorta di telegrammi astronomici urgenti che seguono a osservazioni di particolare rilievo). Un bilancio, fra l’altro, tutt’ora in crescita, come testimoniano le ricerche che continuano a uscire in questi giorni grazie ai dati da esso raccolti. «Nei suoi sedici anni di vita ha rivoluzionato le conoscenze che abbiamo delle binarie X in accrescimento», spiega Tomaso Belloni, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera. «Ci ha permesso d’osservare fenomeni ultra-rapidi che avvengono su tempi di pochi millisecondi, aprendo una finestra sui fenomeni di Relatività Generale nel forte campo gravitazionale generato da buchi neri e stelle di neutroni».

Ed è proprio sfruttando le caratteristiche uniche degli strumenti a bordo di RXTE che Belloni e i suoi colleghi astrofisici sono riusciti a fare l’elettrocardiogramma ai sistemi binari con buchi neri. Ottenendone tracciati spesso sorprendenti, come nel caso di IGR H17091-3624, il sistema di cui abbiamo parlato proprio a dicembre anche qui su Media INAF, e protagonista di un paper pubblicato oggi (11 gennaio) su arXiv dallo stesso Belloni insieme a Diego Altamirano. O riuscendo a individuare l’istante esatto in cui, dalla regione che circonda un buco nero, vengono sparati i proiettili di materia ad altissima velocità prodotti a seguito della sottrazione di gas a una stella compagna: un risultato, questo, ottenuto sul sistema H1743-322 affiancando a RXTE un radiotelescopio terrestre, il Very Long Baseline Array (VLBA), e presentato giusto ieri al meeting dell’American Astronomical Society.

E ora che non c’è più, come faranno gli astrofisici a prendere il polso all’universo delle alte energie? «Al momento non esiste un satellite che possa sostituirlo», ammette Belloni. «Per la seconda parte di quest’anno è previsto il lancio del satellite indiano ASTROSAT, che porta a bordo uno strumento molto simile a quello principale di RXTE. Questa missione permetterà, quando lanciata, di continuare le ricerche di RXTE, anche se con poco avanzamento in termini di sensibilità. Il vero futuro per lo studio della variabilità temporale verrà con la missione LOFT, pre-selezionata dall’ESA e in competizione come missione di classe M. Il progetto originale di LOFT è completamente italiano e l’Italia gioca un ruolo fondamentale. La selezione finale verrà fatta fra un anno, ma se selezionato LOFT sarà operativo dopo il 2020. Ad ogni modo, prevedo che il gigantesco archivio di RXTE ci porterà nuove scoperte ancora per molto tempo».

Per saperne di più:

Guarda su INAF-TV il servizio video di Stefano Parisini sull’osservazione congiunta RXTE-VLBA: