UN CATALOGO DI SORGENTI GAMMA

Ecco il nuovo cielo di Fermi

Sono ben 1873 le sorgenti di raggi gamma raccolte nel secondo catalogo di oggetti celesti realizzato grazie alle osservazioni del satellite Fermi della Nasa. Molte sono nuclei galattici attivi, altre resti di supernovae o pulsar. Non tutto però è così chiaro: la natura di quasi 600 di esse è ancora ignota agli scienziati.

E’ un cielo sempre più ricco di nuovi e talvolta enigmatici oggetti celesti quello che ci sta rivelando il satellite della Nasa Fermi. Con i suoi strumenti ottimizzati per studiare la radiazione di alta energia, Fermi dal 2008 osserva senza sosta e produce un’immagine del cielo gamma ogni 3 ore. Un lavoro instancabile che ha finora permesso di scoprire centinaia di nuove sorgenti e migliorare in modo decisivo la conoscenza di quelle già note. Il suo bottino parla chiaro: dall’inizio della missione, il satellite ha individuato ben 1873 sorgenti. Un’enormità se paragonate a quello che era l’archivio di sorgenti di alta energia prima del suo lancio: meno di 300.

I sensibilissimi rivelatori a bordo di Fermi, tra cui lo strumento LAT (Large Area Telescope) hanno registrato finora oltre 30 milioni di fotoni gamma, provenienti sia dalla nostra Galassia sia da galassie molto più  remote. E la loro analisi ha permesso agli scienziati di realizzare un vero e proprio catalogo di oggetti che brillano di radiazione di altissima energia. La seconda versione di questo catalogo, completato nel luglio scorso, è in corso di presentazione al meeting dell’American Astronomomical Society’s High Energy Division a Newport, negli Stati Uniti. “ Più di metà di queste sorgenti sono galassie attive. Sono i buchi neri ospitati al loro interno i responsabili delle emissioni gamma che vengono captate dallo strumento LAT” commenta Gino Tosti, astrofisico dell’Università di Perugia, analysis coordinator dello strumento LAT.

Tra le sorgenti catalogate, la parte del leone la fanno dunque i nuclei galattici attivi, ma nell’archivio sono presenti un centinaio di pulsar, stelle di neutroni che ruotano molto velocemente intorno al proprio asse,  e numerosi resti di supernova, come la Nebulosa del Granchio.

“Restano però ancora da identificare quasi 600 sorgenti” sottolinea Patrizia Caraveo, responsabile scientifico per INAF del satellite Fermi.  “In pratica quei segnali captati da Fermi si trovano in una posizione della volta celeste che non corrisponde a quella di nessuna altra sorgente conosciuta in precedenza. Stiamo studiando con grande interesse queste sorgenti perché è proprio lì che ci aspettiamo di fare nuove, significative scoperte”.

 

Per saperne di più: