Scienza da bere con Pint of Science
Partita dal Regno Unito grazie due ricercatori all’Imperial College di Londra, l’iniziativa è giunta alla sua terza edizione, avendo ormai conquistato ben 12 paesi. In Italia, 150 speaker si alterneranno ai tavoli di 60 locali di 20 città. E l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) è uno dei principali sponsor della manifestazione
Ultima sosta in frigo per il James Webb
Solo per abbassarne la temperatura a una decina di gradi sopra lo zero assoluto occorrerà un mese, ma a quel punto nella camera termovuoto del Johnson Space Center a Houston ci saranno le stesse, probitive, condizioni spaziali in cui si troverà a operare dopo il lancio il nuovo telescopio spaziale James Webb. Verrà messo alla prova il funzionamento della struttura complessiva e degli strumenti, tra cui due che sembrano perfetti per studiare la composizione atmosferica di esopianeti
Rigonfiamenti? È tutta una questione di forma
Un articolo pubblicato oggi su Astronomy and Astrophysics, basato su osservazioni condotte con il Telescopio nazionale Galileo alle Canarie, riapre il dibattito sulle proprietà dei rigonfiamenti centrali delle galassie a spirale. Alla guida dello studio, Luca Costantin, dottorando all’Università di Padova
Vita sulla terraferma 3,5 miliardi di anni fa
Non sono i fossili più vetusti finora ritrovati, ma quelli descritti su Nature Communications dai ricercatori australiani sono i più antichi relativi a sorgenti di acqua dolce. Suggeriscono che molte forme di vita primordiali si siano formate nei pressi di geyser e laghi, e non nelle profondità oceaniche
Manda il tuo 5X1000 tra le stelle
Oggi potete essere voi ad aiutarci a guardare sempre più lontano verso l’origine dell’universo. È infatti possibile destinare il 5 per mille alla ricerca, in qualunque ambito, e potresti decidere di destinare il tuo all’Istituto nazionale di astrofisica per sostenerci nell’esplorazione del Sistema solare e delle profondità del cosmo
Tempeste solari ”invisibili”
Oltre alle ben più note espulsioni di massa coronale, dal nostro Sole ci arriva anche una versione più lenta e silenziosa: le Cme invisibili. Grazie a uno studio recente, oggi sappiamo che la loro formazione è legata alla rotazione differenziale del Sole, e alle turbolenze generate nel campo magnetico solare






