Chury originata da una collisione catastrofica
Una nuova scoperta, realizzata da un team internazionale coordinato dal Cnrs, afferma che le comete composte da due lobi, come Chury, potrebbero formarsi in seguito a una collisione distruttiva di due comete, nella quale i detriti risultanti si raggruppano nuovamente. Questa teoria potrebbe anche spiegare alcune delle strutture osservate su Chury e risolvere la questione della sua sopravvivenza a lungo termine.
Accoppiamento galattico nella Balena
Astromundi, sabato la notte bianca a Palermo
Gli astronomi dell’Inaf metteranno a disposizione del pubblico due telescopi con i quali effettuare osservazioni del cielo. Si potranno vedere gli ammassi stellari più brillanti, come le Pleiadi, la Nebulosa di Orione e alcune stelle doppie. Angelo Adamo, astronomo-musicista, proporrà dal vivo con l’armonica brani di Bach e Debussy, e saranno esposti cinque meteoriti
Stelle ultracompatte con il vuoto quantistico
Assieme alla forza di gravità, la polarizzazione del vuoto quantistico potrebbe permettere alle stelle di esistere in forme impreviste. La ricerca, pubblicata su Physical Review Letters, apre nuove prospettive nello studio delle stelle ultracompatte, oggetti cosmici che hanno molte caratteristiche in comune con i buchi neri
Alma nella rete di un’incubatrice stellare
La schiera di antenne Alma e altri telescopi sono stati usati per creare un’immagine che mostra una rete di filamenti nella Nebulosa di Orione. Queste strutture sono rappresentate con un colore rosso fuoco, ma sono in realtà così fredde che gli astronomi per vederle devono usare telescopi come Alma, sensibili alla radiazione millimetrica e submillimetrica emessa dai grani di polvere interestellare
La conferma di Alfvén
Un nuovo studio, pubblicato su Nature Physics e guidato da ricercatori della Queen’s University Belfast, conferma che le onde di Alfvén partecipano al surriscaldamento della corona solare. «Queste onde che si propagano in strutture magnetiche nell’atmosfera solare sono effettivamente in grado di scaldare l’atmosfera della nostra stella», commenta Marco Stangalini, ricercatore dell’Inaf di Roma






