Uno dei pianeti più caldi conosciuti
La combinazione di osservazioni fatte con lo spettrografo Carmenes al telescopio di 3.5 metri dell’Osservatorio di Calar Alto e lo spettrografo Harps-N al Telescopio nazionale Galileo ha permesso di rivelare nuovi dettagli su un pianeta extrasolare ultra caldo. La sua temperatura superficiale supera i 2000 gradi e rappresenta uno dei pianeti più caldi conosciuti
Vesta ha una cicatrice primordiale
Un gruppo internazionale di ricerca a guida giapponese ha scoperto che la storia evolutiva dell’asteroide Vesta è stata profondamente influenzata da una massiccia collisione. Nello studio, pubblicato su Nature Geoscience, il team individua l’epoca esatta in cui l’impatto – che aiuta a spiegare la forma irregolare dell’asteroide – è avvenuto: 4525 milioni di anni fa, non molto dopo la formazione della crosta
Incidente galattico per la Via Lattea
Un gruppo di scienziati sostiene che la collisione della galassia nana Antlia 2 con la Via Lattea sia responsabile delle increspature che la nostra galassia presenta nella parte esterna del suo disco. Le prove sono nella seconda release dei dati di Gaia e i ricercatori coinvolti nella scoperta avevano previsto l’esistenza della galassia coinvolta nello scontro dieci anni fa
È l’ora di eRosita, un grandangolo per il cielo X
Osserverà l’intero cielo a raggi X da L2, il punto lagrangiano secondo, per studiare l’energia oscura e l’universo violento. Lo farà con sette specchi ricoperti d’oro realizzati in Italia, a Lecco, dalla Media Lario. E italiano è anche il project scientist della missione, il 46enne Andrea Merloni. Lo abbiamo intervistato
Ahuna Mons: risolto il mistero sulla formazione
Utilizzando i dati ottenuti dalla missione Dawn, un team internazionale di ricercatori ha stabilito che la formazione della più alta montagna del pianeta nano Cerere, Ahuna Mons, è dovuta a un particolare tipo di criovulcanesimo. I risultati della ricerca sono pubblicati pubblicati su Nature Geoscience
Chi ha cesellato gli anelli di Saturno
Nuovi, sorprendenti risultati arrivano dall’analisi dei dati raccolti dagli strumenti della sonda Cassini prima del Grand Finale. «Pur essendo dominati entrambi dal ghiaccio d’acqua, lo spettro degli anelli appare molto più arrossato di quello dei satelliti ghiacciati di Saturno per via della maggiore concentrazione di contaminanti», spiega Gianrico Filacchione dell’Inaf, tra gli autori dell’articolo su Science






