ATMOSFERA SORPRENDENTE, POVERA DI METANO E RICCA DI MONOSSIDO DI CARBONIO

Con Eris, anatomia d’un gigante della Lepre

Contrasto, risoluzione e sensibilità: queste le tre caratteristiche nelle quali – osservando AF Lep b, un super gioviano a 88 anni luce da noi – ha mostrato di poter eccellere lo strumento Eris, un imager e spettrografo montato sul Very Large Telescope dell’Eso, in Cile, sviluppato in parte in Italia, negli osservatori Inaf di Arcetri, Teramo e Padova. Pubblicato su A&A lo studio guidato dall’Eht di Zurigo

LO STRANO SEGNALE EMESSO DA ASKAP J1832-0911

Due minuti ogni 44: un enigma di lungo periodo

Un misterioso oggetto nella nostra galassia, Askap J1832-0911, emette impulsi di onde radio e raggi X per 2 minuti ogni 44. Scoperto dagli astronomi dell’Icrar, è il primo “transiente a lungo periodo” rilevato anche nei raggi X. La sua origine è sconosciuta e potrebbe indicare nuovi fenomeni astrofisici o presupporre modelli alternativi di evoluzione stellare. Tutti i dettagli su Nature

LE OSSERVAZIONI CON WEBB NEI PROSSIMI DODICI MESI

Mini stella con maxi pianeta: una coppia al contrario

Pubblicata su Nature Astronomy l’osservazione del sistema planetario più inaspettato e singolare di sempre: una nana rossa cinque volte meno massiccia del Sole con un gigante gassoso freddo più grande di Saturno, ma due volte meno massiccio. Come si sia formato ancora non si sa, ma certamente pone in dubbio teorie di formazione planetaria e statistiche sull’esistenza di altri pianeti simili nel Sistema solare

PER INDAGARE LA NATURA DELLA MATERIA OSCURA

Buchi neri come super collisori di particelle

Nell’ambiente che circonda un buco nero supermassiccio in rotazione possono prodursi collisioni fra particelle in grado di arrivare a energie fino a 100 teraelettronvolt, stima uno studio appena pubblicato su Physical Review Letters, eguagliando dunque le prestazioni promesse da progetti come l’Fcc, il Future Circular Collider

LO STUDIO È PUBBLICATO SU NATURE ASTRONOMY

Con Jwst, all’origine di Wasp-121b

Grazie alle osservazioni condotte con Webb, un team di ricercatori del Max Planck Institute for Astronomy ha ottenuto nuove informazioni sull’origine dell’esopianeta ultra-caldo Wasp-121b. La caratterizzazione dei gas atmosferici suggerisce che si sia formato in una zona fredda del disco protoplanetario, per poi migrare verso l’interno fino a raggiungere l’orbita attuale, molto vicina alla sua stella madre

NELLA NUBE DEL CAMALEONTE

Minuta nana bruna con un disco tutto per sé

Troppo piccolo per essere una stella, troppo grande per essere un pianeta, con la sua massa pari a circa 6-10 volte quella di Giove Cha 1107-7626 è l’oggetto isolato più piccolo conosciuto ad essere circondato da un disco protoplanetario ricco di gas e polveri, che sta ancora accrescendo materiale e ospita molecole organiche come metano ed etilene

FORMAZIONE DEI PIANETI IN ORBITE MOLTO AMPIE

Così Planet Nine potrebbe aver preso il largo

Uno studio realizzato da un team di scienziati della Rice University e del Planetary Science Institute e pubblicato su Nature Astronomy propone un meccanismo in grado di spiegare il processo di formazione di pianeti in orbita estesa. I risultati potrebbero aiutare nella ricerca di esopianeti e fornire indizi a supporto dell’esistenza dell’ipotetico Pianeta Nove