Gli anelli di Saturno e le loro stagioni
Grazie a dati nel medio infrarosso raccolti dal telescopio Subaru nel 2005 e nel 2008 è stato possibile studiare in dettaglio l’emissione termica degli anelli di Saturno, scoprendo importanti variazioni nell’arco dei tre anni. Lo studio mostra che tali variazioni possono essere frutto della diversa inclinazione degli anelli, dovuta al mutare delle stagioni per il pianeta
Materia oscura nel cuore di Adromeda?
Trovata un’insolita distribuzione di emissioni gamma proveniente dal centro di Andromeda, che ricorda quella rilevata in passato nella Via Lattea. Potrebbe trattarsi di materia oscura o di una forte concentrazione di stelle di neutroni. Patrizia Caraveo: «L’immagine gamma di Andromeda è doppiamente interessante, perché dobbiamo capire sia quello che si vede sia quello che non si vede»
Risonanze marziane incise nella roccia
Un team di astrocronologi della University of Wisconsin-Madison e della Northwestern University, mettendo insieme più discipline – geologia, astronomia, climatologia – ha trovato in alcuni sedimenti rocciosi del Nordamerica la prima prova inequivocabile dell’instabilità orbitale del Sistema solare. Lo studio oggi su Nature
Sette pianeti per Trappist-1
Grazie a un’intensa campagna osservativa, condotta con telescopi terrestri e spaziali, un team internazionale di ricercatori ha scoperto che la stella Trappist-1 ospita almeno sette pianeti, tutti di dimensioni simili alla Terra. I dati mostrano che, potenzialmente, sono tutti e sette in grado di ospitare acqua allo stato liquido
Plutone torna alla carica… planetaria
Un gruppo di sei astronomi è fermamente convinto che i pianeti nani e molti altri corpi del nostro Sistema solare andrebbero inseriti nella famiglia dei pianeti. Si passerebbe, così, da 8 a un centinaio. L’idea, secondo Giovanni Valsecchi (Inaf Iaps), che abbiamo intervistato, è rivoluzionaria ma non plausibile
Juno, vince la prudenza: orbita invariata
Lo scorso 2 febbraio la sonda Nasa ha compiuto il quarto volo radente su Giove. Le ottime prestazioni degli strumenti, compreso lo spettrografo italiano, hanno convinto il team della missione a non correre il rischio che comporterebbe passare dall’orbita di 53 giorni a quella, inizialmente programmata, di 14 giorni di durata






