L’IMMAGINE DEL MESE DI ESA/WEBB

Galassie nella casa degli specchi

Una nuova immagine di Jwst mostra un ammasso di galassie che agisce da lente gravitazionale, deformando e moltiplicando le immagini di galassie molto più lontane. Tra queste, un gruppo di galassie nel pieno di una fusione, risalente a 2 miliardi di anni dopo il Big Bang. Rispetto a Hubble, Webb rivela centinaia di galassie in più, grazie alla sua sensibilità alla luce infrarossa

     01/10/2026

L’immagine che vedete in questa pagina è stata ripresa dal telescopio spaziale James Webb (Jwst) e mostra, con grande dettaglio, galassie deformate e moltiplicate, come se si trovassero all’interno di una casa degli specchi cosmica. Le galassie dorate appartengono a un ammasso chiamato Macs J0454.1-0300, mentre quelle arancioni, concentrate su un lato dell’ammasso, in realtà non ne fanno parte e si trovano molto più lontano da noi.

L’ammasso di galassie Macs J0454.1-0300 ripreso dal telescopio spaziale James Webb. Gli archi arancioni sono immagini distorte di galassie molto più lontane, amplificate dall’effetto di lente gravitazionale. Crediti: Esa/Webb, Nasa & Csa, L. Furtak, S. Fujimoto

Anche Macs J0454.1-0300 è estremamente distante: la sua luce ha viaggiato così a lungo per raggiungerci che lo vediamo com’era quando l’universo aveva circa otto miliardi di anni. Sebbene l’ammasso sia di per sé un obiettivo scientifico prezioso, le vere protagoniste di questa immagine sono le galassie deformate e allungate, come colori spalmati su una tela celeste da una mano gigante.

Il loro aspetto è il risultato del fenomeno della lente gravitazionale: l’enorme massa di un oggetto in primo piano – in questo caso l’ammasso di galassie – devia e amplifica la luce delle galassie sullo sfondo. In questo modo le lenti gravitazionali permettono agli astronomi di osservare galassie, ammassi stellari e perfino singole stelle che, in condizioni normali, sarebbero troppo lontane per i nostri telescopi.

Le grandi galassie arancioni appaiono chiaramente distorte, ma vale la pena osservare con attenzione anche le piccole galassie rossastre sullo sfondo, sparse in tutta l’immagine: perfino ai margini dell’inquadratura se ne trovano alcune le cui immagini sono visibilmente piegate in minuscoli archi dalla gravità di Macs J0454.1-0300.

Nelle regioni amplificate dalla lente compaiono immagini multiple di galassie dell’universo primordiale: un gruppo di galassie che vediamo com’era appena due miliardi di anni dopo il Big Bang e una singola galassia osservata a soli 800 milioni di anni dopo il Big Bang. Il gruppo sembra essere nel pieno di una fusione, che ha innescato un’intensa fase di formazione stellare.

Gli astronomi hanno inoltre individuato singoli “nodi” brillanti all’interno delle regioni amplificate, corrispondenti a zone ampie appena cinque anni luce. In alcuni casi, questi minuscoli addensamenti appaiono ingranditi fino a 300 volte.

È un’immagine indubbiamente bellissima, ma ciò che lascia davvero sbalorditi è il confronto con quella dello stesso ammasso ripresa da Hubble nel 2014: la nuova immagine di Webb rivela centinaia di galassie assenti nella precedente. Quelle galassie erano sempre state lì, ma solo Webb ci ha permesso di vederle, perché è molto più sensibile alla loro luce, fortemente spostata verso il rosso.

Come scriveva Antoine de Saint-Exupéry, «l’essenziale è invisibile agli occhi». Ma non a quelli di Webb.

L’ammasso di galassie Macs J0454.1-0300 ripreso dal telescopio spaziale Hubble nel 2014. La sua massa, circa 180mila miliardi di volte quella del Sole, agisce da lente gravitazionale e deforma in archi luminosi le immagini delle galassie sullo sfondo. Crediti: Esa/Hubble & Nasa