
Giovanni Caprara, “I conquistatori dell’invisibile. Amaldi, Rubbia e i geni italiani del Cern”, Hoepli, 2026, 208 pagine, 22,90 euro
Usare la scienza per costruire la pace. È questa l’idea portante che, all’inizio degli anni ’50, ha spinto alcuni fisici visionari a battersi per fare nascere un grande centro di ricerca internazionale dove gli scienziati, cresciuti nelle nazioni che si erano fronteggiate nel corso della seconda guerra mondiale, potessero unire le loro capacità per portare avanti grandi progetti. Sono questi i presupposti che hanno portato, nel 1954, alla creazione del Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire, in breve Cern, che ha avuto nell’Italia uno dei soci fondatori. Forte della tradizione iniziata da Fermi con i ragazzi di via Panisperna, la fisica italiana ha sempre avuto una presenza di tutto rispetto grazie a generazioni di scienziati e di ingegneri di assoluto valore.
È una storia ben raccontata da Giovanni Caprara nel suo libro I conquistatori dell’invisibile. Amaldi, Rubbia e i geni italiani del Cern, dove vengono presentati i profili dei molti italiani che hanno contribuito a rendere il Cern la più importante istituzione del pianeta per lo studio della fisica delle particelle elementari. Polo di attrazioni per gli scienziati di tutto il mondo, il Cern vanta l’acceleratore più grande e più potente mai costruito, il cui funzionamento è reso possibile da magneti superconduttori che devono essere tenuti a temperature talmente basse da rendere il Large Hadron Collider, il cui tunnel circolare di 27 km di diametro scorre a cento metri di profondità tra la Francia e la Svizzera, il luogo più gelido dell’universo.
Come fa notare Fabiola Gianotti, la prima donna a diventare direttore generale del Cern per la durata record di due mandati, fino a dicembre 2025, in 72 anni di storia il Cern ha superato le più rosee aspettative dei suoi fondatori. Dobbiamo ringraziare visionari come Edoardo Amaldi e Pierre Auger, nomi di spicco nella fisica del dopoguerra, che, consci che nessun paese europeo aveva i mezzi per dotarsi di acceleratori competitivi con quelli americani, sono stati i veri propugnatori della necessità di ricostruire la fisica europea attraverso un grande laboratorio comune. Dopo che la fisica era stata protagonista della costruzione delle bombe atomiche, bisognava promuovere la fisica per la pace.
Il Cern è subito diventato un luogo di aggregazione dove i fisici di tutto il mondo potevano confrontarsi in piena libertà, spaziando in tutti i campi. È qui che Giuseppe Cocconi e Philip Morrison hanno proposto l’idea delle comunicazioni interstellari. Cocconi, insieme alla moglie Vanna, era di casa al Cern mentre l’americano Morrison, già parte del progetto Manhattan, era in visita. Un’esperienza fatta da migliaia di fisici, a tutti i livelli della loro carriera, tanto che oggi il Cern è anche la più grande struttura alberghiera di Ginevra e dintorni.
Ma la storia del Cern è stata scandita dalla progettazione e costruzione di acceleratori sempre più grandi e potenti che utilizzavano quelli già in funzione come iniettori di particelle. Il primo strumento costruito al Cern è stato il sincrociclotrone, che ha funzionato del 1957 al 1990. Adesso è diventato uno spazio museale dove viene ricordato il contributo di Maria e Giuseppe Fidecaro, due personaggi iconici nella storia del Cern.
Poi, nel 1976, è entrato in funzione il super proton sincrotrone (SPS), in seguito trasformato da Rubbia nel proton antiprotocn collider per andare alla ricerca dei bosoni W e Z0, le particelle mediatrici della forza debole che, nel 1984, hanno portato a Stoccolma Carlo Rubbia insieme a Simon van der Meer, vero mago degli acceleratori.
Negli anni ’90 è entrato in funzione il Large Electron-Positron Collider (Lep) per il quale era stato costruito il tunnel di 27 km di diametro che è stato poi riutilizzato per il Large Hadron Collider (Lhc) entrato in funzione nel 2008. È Lhc che, nel 2012, confermerà l’esistenza del bosone di Higgs, la particella chiave del modello standard che spiega la massa dell’universo.
Ora si sta lavorando per incrementare la luminosità di Lhc, cioè per restringere i fasci di particelle e aumentare la probabilità che collidano per formare altre particelle, ma si guarda al futuro, studiando la possibilità di costruire un nuovo acceleratore chiamato Future Circular Collider.
Questa sequenza di acceleratori ha fatto crescere generazioni di fisici sia sperimentali sia teorici, ma anche di ogni tipo di ingegneri. Scorrendo i capitoli del libro, è impressionante la lista degli italiani che hanno occupato posizioni chiave al Cern. Dopo Edoardo Amaldi, che è stato segretario generale, troviamo direttori delle diverse divisioni nelle quali è organizzato il Cern, coordinatori di esperimenti, direttori generali.
Il Cern è anche stato un incredibile laboratorio di informatica, con i computer che giocano un ruolo chiave per controllare i fasci di particelle, gestire gli strumenti e analizzare i dati. In effetti, il trasferimento dei dati nei centri nazionali dove veniva fatta l’analisi era diventato talmente problematico che, proprio per facilitare lo scambio dei dati, nel 1989 al Cern è nata l’idea di connettere i centri di ricerca dei vari paesi attraverso una rete. In questo modo, grazie all’intuizione di Tim Berners-Lee, il Cern ha regalato al mondo il World Wide Web, annunciato nel 1991. Condividendo gratuitamente la nuova tecnologia, il Cern è entrato nella vita di tutti noi.
Il Www è un esempio eclatante di come la ricerca pura abbia ricadute importantissime, ma spesso impreviste, sulla nostra vita.






