Che la situazione sul fronte delle sovvenzioni governative alla Nasa non fosse idilliaca era già emerso nella scorsa primavera, quando, in un documento redatto dall’Ufficio di gestione e bilancio della Casa Bianca, l’amministrazione Trump aveva proposto per il 2026 un drastico taglio al budget, riducendolo dai 24,8 miliardi di dollari stanziati per il 2025 a 18,8 miliardi. La sforbiciata di sei miliardi di dollari – definita dalla Planetary Society come il più grande taglio di fondi alla Nasa nella storia degli Stati Uniti – mirava a una profonda rimodulazione dei programmi scientifici dell’Ente di ricerca. L’obiettivo dichiarato era concentrare le risorse su due asset strategici: battere la Cina nella corsa al ritorno sulla Luna e portare il primo essere umano su Marte, a costo di ridurre il budget in quasi tutti gli altri settori scientifici: dalle scienze spaziali alle scienze della Terra, dai sistemi “legacy” per l’esplorazione umana alle tecnologie spaziali, fino alle attività di supporto alle missioni.

Rappresentazione artistica che mostra i veicoli spaziali coinvolti nel programma Sample Mars Return. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech
Nel documento, intitolato Fiscal Year 2026 Discretionary Budget Request e datato 2 maggio 2025, figuravano numerosi progetti ridimensionati. Altri, con la sospensione totale dei finanziamenti, risultavano di fatto cancellati. Tra le potenziali “vittime illustri”, oltre al telescopio spaziale Nancy Grace Roman – considerato il successore di Hubble –, al Lunar Gateway, la futura stazione spaziale in orbita lunare prevista dal programma Artemis, e alla missione Davinci diretta verso Venere, c’era anche il programma Mars Sample Return (Msr), un’ambiziosa iniziativa congiunta tra Nasa e Esa, concepita per riportare sulla Terra i campioni di suolo e roccia marziani raccolti dal rover Perseverance, allo scopo di analizzarli in laboratorio alla ricerca di tracce di vita, presente o passata, sul Pianeta rosso.
Il piano di Mrs, già cambiato rispetto a quello originario, prevedeva tre missioni distinte: una missione di raccolta, già operativa su Marte; una missione di recupero, con lancio previsto nel 2028; e una missione di ritorno dei campioni, il cui lancio era programmato per il 2027. La raccolta dei campioni è affidata al rover Perseverance, che dal febbraio 2021 esplora il cratere Jezero e ha già prelevato 28 preziosi tubi di roccia marziana. Il recupero dei campioni dovrebbe avvenire grazie allo stesso Perseverance, a due piccoli elicotteri di classe Ingenuity e al Sample Retrieval Lander. Gli elicotteri avrebbero dovuto raccogliere i tubi nel caso in cui il rover non fosse riuscito a raggiungerli, mentre il lander, attraverso il suo Sample Transfer Arm, avrebbe dovuto trasferire le provette sul Mars Ascent Vehicle, al quale sarebbe spettato l’incarico di portarle in orbita marziana per il rendez-vous con l’Earth Return Orbiter, la navicella di ritorno dei campioni sulla Terra. Ma nella bozza della proposta di bilancio dell’amministrazione Trump, la missione Msr veniva definita “grossly overbudget” (molto fuori budget) e i suoi obiettivi scientifici ritenuti conseguibili anche attraverso future missioni umane su Marte.
Sulla questione delle sovvenzioni alla Nasa lunedì scorso è intervenuta la Camera dei rappresentanti presentando una proposta di legge di bilancio. Nel documento, dal titolo Commerce, Justice, Science; Energy and Water Development; and Interior and Environment Appropriations Act, 2026, i tagli proposti dalla Casa Bianca vengono ridotti in modo significativo, prevedendo una dotazione complessiva di 24,4 miliardi di dollari – appena l’un per cento in meno rispetto ai fondi stanziati per l’anno fiscale 2025. Nonostante quest’aumento delle risorse rispetto alla proposta di Trump, il programma di ritorno dei campioni da Marte resta però escluso dai finanziamenti.
“Come proposto nel bilancio, l’accordo non sostiene l’attuale programma Mars Sample Return», si legge nel testo della proposta. Il documento prosegue: “poiché le capacità tecnologiche sviluppate nell’ambito dell’Msr non sono fondamentali solo per il successo delle future missioni scientifiche, ma anche per l’esplorazione umana della Luna e di Marte, l’accordo prevede uno stanziamento di 110 milioni di dollari per il programma Mars Future Missions, includendo le attività Msr già in essere, […] ”.

Alcuni dei campioni di roccia di Marte prelevati, incapsulati e lasciati al suolo dal rover Perseverance. Per ciascuno è indicato il nome e il giorno marziano, o sol, in cui è stato depositato. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Msss
È chiaro che se il bilancio dovesse essere approvato da entrambe le Camere nella sua forma attuale, gli sforzi congiunti della Nasa e dell’Esa per portare a termine il programma di ritorno dei campioni da Marte verrebbero interrotti. Alla luce di questo scenario, è inevitabile porsi alcune domande: quali saranno le conseguenze scientifiche della sospensione definitiva del programma? Che ne sarà dei campioni già raccolti e depositati sul suolo marziano? E ancora: in che modo le tecnologie e gli strumenti sviluppati finora potrebbero essere riutilizzati in altri contesti?
Secondo John Robert Brucato, astrobiologo all’Inaf e research associate collaborator degli strumenti Shercolc e SuperCam a bordo del rover Perseverance, la sospensione del programma rappresenta un duro colpo per l’intera comunità scientifica che si occupa di astrobiologia. «La ricerca di segni di vita su altri pianeti è uno dei temi fondamentali della ricerca scientifica», dice a Media Inaf lo scienziato. «Centinaia di ricercatori di tutto il mondo sono coinvolti in questi studi e si stanno preparando da anni ad accogliere i campioni marziani e a condurre analisi in laboratorio molto accurate, in grado di decifrare i segni di una vita microscopica. Nonostante la raccolta di campioni da Marte e il loro rientro a Terra siano una sfida tecnologica molto complessa, è qualcosa di possibile, in quanto Marte, essendo un nostro vicino di casa, è il pianeta più facilmente accessibile per questo tipo di missioni. Sospendere il programma Mars Sample Return significherebbe perdere un’occasione estremamente importante per la ricerca scientifica e vanificare tutte le conoscenze e le attività sviluppate negli anni. Si tratterebbe di una grossa perdita dello slancio che gli Stati Uniti, insieme all’Europa, avevano intrapreso».
Riguardo ai campioni già raccolti, Brucato osserva che «dovranno aspettare decenni prima che qualcuno possa pensare di andarli a riprendere. Il rover Perseverance, sebbene sia alimentato da un piccolo reattore nucleare, potrebbe esaurire l’energia disponibile e non essere più in grado di consegnare i campioni raccolti e custoditi al suo interno a un futuro sistema di rientro sulla Terra. Fortunatamente, una copia dei campioni raccolti è stata lasciata sul suolo marziano lungo il percorso. È probabile che un giorno qualcuno potrà raccoglierli e riportarli ai laboratori terrestri».
Quanto alle prospettive future per il ritorno dei campioni di Marte sulla Terra, Brucato sottolinea: «Non possiamo prevedere se nei prossimi anni ci sarà un ripensamento. Di certo, per noi europei sarebbe difficilissimo intraprendere un programma di questo tipo da soli, senza il supporto della Nasa: richiederebbe un investimento importante e tempi di sviluppo troppo lunghi. Nel frattempo, però, l’agenzia spaziale cinese è già sulla rotta di Marte, avendo sviluppato da tempo il programma Tianwen-3, che prevede appunto la raccolta e il rientro sulla Terra di campioni marziani. A questo punto, saranno loro i primi a studiare Marte sotto un microscopio e a dirci se c’è o c’è stata vita sul Pianeta rosso».
Infine, in merito alle tecnologie finora sviluppate per il programma di ritorno dei campioni, Brucato è certo che verranno utilizzate. «Le tecnologie di Msr servono a testare la capacità di ripartire da un pianeta, anche se più piccolo della Terra, ma con una gravità significativa. Alcune fonti sottolineano che le capacità tecnologiche sviluppate nell’ambito di Msr verranno utilizzate in altre missioni. In particolare, si sosterrà lo sviluppo dei sistemi radar e di spettroscopia e delle tecnologie che permetteranno a una missione spaziale di entrare nell’atmosfera planetaria e di atterrare. Di certo, gli sviluppi tecnologici saranno utilizzati per altre missioni di sample return, come quella prevista per il futuro su Europa, una delle lune ghiacciate di Giove. Le tecnologie verranno assorbite e riutilizzate, ma a pagarne le conseguenze sarà la nostra conoscenza del posto che occupiamo nell’universo».
Per saperne di più:
- Leggi su Science l’articolo “NASA’s Mars Sample Return mission is dead”
- Ascolta l’intervista al presidente Inaf Roberto Ragazzoni a Radio3 Scienza






