UNA DECISIONE ORIENTATA A RIDURRE RISCHI E COSTI DELLA MISSIONE

Marte, due nuovi elicotterini al posto del rover Esa

Cambio di programma per la missione Mars Sample Return: invece di inviare un altro rover per recuperare i campioni di roccia raccolti da Perseverance sul Pianeta rosso e portarli sulla Terra, la Nasa si affiderà allo stesso Perseverance, affiancandogli due piccoli elicotteri come opzione di riserva. Una scelta resa possibile dall’inatteso successo di Ingenuity e dalla longevità sorprendente di Curiosity, che sabato prossimo celebrerà i suoi primi dieci anni su Marte

     02/08/2022
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Infografica della missione Mars Sample Return così come era stata inizialmente pensata. Crediti: Esa

Fuori il rover Esa, dentro due elicotterini Nasa. Se fosse una sostituzione durante una partita, suonerebbe più o meno così l’annuncio dato la scorsa settimana nel corso del media briefing della Nasa e dell’Agenzia spaziale europea sul cambio di programma per la missione Mars Sample Return – quella destinata a portare sulla Terra i campioni di suolo marziano che sta raccogliendo Perseverance. Una variazione non di poco conto, che dovrebbe comportare un notevole risparmio di tempo e – soprattutto – di denaro, semplificando una tabella di marcia quanto mai complessa.

Complessa e ingarbugliata. Proviamo per quanto possibile a sbrogliarla, partendo da come sarebbe dovuta andare secondo i piani precedenti – ben illustrati dall’infografica qui accanto. Su Marte, come sappiamo, è in azione dal febbraio 2021 il rover Nasa Perseverance. Fra i suoi numerosi compiti, uno tra i principali è appunto la raccolta di campioni di terreno marziano da inviare sulla Terra. Campioni conservati all’interno di speciali provette in titanio che il rover Nasa deposita sul suolo marziano per lasciarle in consegna a un futuro robottino su ruote – il Sample Fetch Rover dell’Esa – incaricato di raccoglierle e portarle a un piccolo razzo della Nasa – il Mars Ascent Vehicle. A quest’ultimo, giunto nei pressi del cratere Jezero insieme al rover Esa, tocca l’incarico di trasportare il prezioso carico in orbita marziana per un rendezvous con l’orbiter Esa – l’Earth Return Orbiter – che quindi fa ritorno verso la Terra per scodellare le ambite provette sul nostro pianeta. Così è come sarebbe dovuta andare secondo i vecchi piani.

Il nuovo programma, come dicevamo, prevede l’uscita di scena del Sample Fetch Rover, il robottino Esa incaricato di raccogliere le provette e di portarle fino al razzetto Nasa. Chi svolgerà dunque questo fondamentale compito? Dipende. La scelta d’elezione è che se ne faccia carico lo stesso Perseverance. Ma poiché fra dieci e più anni non è detto che sia ancora in grado di scorrazzare sull’insidioso terreno marziano, la Nasa ha messo a punto un suggestivo “piano B”: due elicotterini pronti a decollare dal lander che li avrà trasportati sul Pianeta rosso insieme al Mars Ascent Vehicle, volare fino alle provette, raccoglierle, e riportarle alla base. Lì entrerà in azione il braccio robotico “italiano”: quel Sample Transfer Arm di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa, che dovrà raccogliere una a una le provette consegnate da Perseverance – o dai due elicotterini, nel caso si concretizzi il “piano B” – e stivarle nella capsula per il lancio.

Rappresentazione artistica con i protagonisti del nuovo piano di missione: non c’è più il piccolo rover Esa, ma si aggiungono due elicotterini Nasa per la raccolta dei campioni. Mantengono il loro ruolo il Mars Ascent Vehicle (Nasa) e l’Earth Return Orbiter (Esa). Quanto a Perseverance, avrà un compito in più: consegnare le provette con i campioni di suolo marziano al Mars Ascent Vehicle. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

E se vi state domandando come farà, Perseverance, a riprendersi le provette da lui stesso depositate al suolo negli anni precedenti, la risposta è che non ce ne sarà bisogno: le avrà già “in pancia”. Per capire come mai, facciamo un po’ di conti. Il rover Nasa parte con una dotazione di 43 provette portacampioni, delle quali solo una quarantina destinate alla vera raccolta (le restanti servono come “gruppo di controllo” per individuare eventuali problemi di contaminazione). La capsula per il rientro verso la Terra ne può contenere, però, al massimo una trentina. Ciò che Perseverance sta facendo, dunque, è una raccolta doppia: fino a che è nel cratere Jezero, ogni roccia campionata finisce non in una bensì in due provette: una da depositare sul suolo, l’altra da conservare a bordo. Questo per una decina di campioni, dunque in totale una ventina di provette – metà della quali a terra, l’altra metà a bordo. La raccolta doppia è però limitata al cratere: le venti provette successive verranno infatti tutte mantenute a bordo.

Riepilogando: se tutto andrà bene, alla fine della missione ci saranno una trentina di campioni a bordo di Perseverance, e una decina nelle provette lasciate sul suolo marziano – quelle che eventualmente dovranno raccogliere i due futuri elicotterini nel caso in cui Perseverance non fosse in grado di portare il bottino al Mars Ascent Vehicle. A questo proposito, è previsto anche un “piano B esteso”: se Perseverance non riuscisse più a muoversi, la Nasa potrebbe comunque tentare di fargli scodellare – ovunque si trovi – le provette che nel frattempo avrà collezionato. Gli elicotterini potranno così tentare di recuperare anche queste.

Rappresentazione artistica dell’Earth Return Orbiter dell’Esa. Crediti: Esa/Atg Medialab

All’origine del notevole cambio di programma, hanno spiegato i responsabili Nasa della missione durante il media briefing di mercoledì scorso, ci sono i successi – in parte inattesi – di Perseverance, dell’elicotterino Ingenuity e del “vecchio” rover Curiosity. Quest’ultimo sabato prossimo – il 6 agosto – celebrerà i suoi primi dieci anni su Marte. Ed è proprio questa eccezionale longevità a far ben sperare i responsabili della missione: se Curiosity ha resistito così a lungo, anche Perseverance dovrebbe avere ottime possibilità di riuscire, fra una decina d’anni, a muoversi ancora senza problemi. Quanto alla discesa in campo dei due elicotterini, sulla scelta hanno indubbiamente pesato le eccezionali performance di Ingenuity, al di là di ogni più ottimistica attesa sia per la durata e la distanza coperta nei singoli voli, sia per il loro numero complessivo, già a quota 29.

Successi ottenuti sul campo che hanno, di fatto, reso realistica l’ipotesi di evitare il ricorso a un secondo rover – e dunque a un ulteriore atterraggio, con tutti i costi, i rischi e i potenziali ritardi che ne sarebbero derivati. Insomma, una scelta del tutto razionale, nella quale anche l’Esa continua a mantenere un ruolo di rilievo. «L’Esa sta proseguendo a pieno ritmo lo sviluppo sia dell’Earth Return Orbiter, che compirà lo storico viaggio dalla Terra a Marte e ritorno, sia del Sample Transfer Arm, che posizionerà roboticamente le provette a bordo dell’Orbiting Sample Container prima del suo lancio dalla superficie del Pianeta rosso», ha infatti ricordato David Parker, direttore dell’Esplorazione umana e robotica dell’Esa. Rimane giusto un retrogusto un po’ amaro per l’Europa, che dopo lo stop al programma ExoMars – e dunque al rinvio dell’approdo di Rosalind su Marte a data da destinarsi – vede ora sfumare anche quest’occasione di poter finalmente avere un proprio rover che si aggira sul Pianeta rosso.

Ascolta la registrazione del media briefing del 27 luglio: