NUOVA LINEA EDITORIALE, “BLIND PEER-REVIEW” E COPERTINA COLOR TURCHESE

Una nuova veste per «Memorie della Sait»

Quest'anno la storica rivista scientifica della Società astronomica italiana, «Memorie della Sait», compie 150 anni e si rinnova, diventando “referata” e open access. Giuliana Fiorentino, ricercatrice all’Inaf di Roma e direttrice della rivista, ci racconta tutte le novità

     22/12/2022
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Giuliana Fiorentino, ricercatrice all’Inaf di Roma, è da un anno alla guida delle «Memorie della Società Astronomica Italiana»

Memorie della Società Astronomica Italiana è l’unica rivista scientifica di astronomia italiana, una delle più antiche al mondo, specializzata nella pubblicazione di atti di congressi e di invited paper nel campo dell’astronomia e dell’astrofisica. Circa un anno fa Giuliana Fiorentino, ricercatrice dell’Inaf di Roma, ne ha preso la guida, apportando una serie di novità interessanti sia per gli addetti ai lavori che per gli appassionati.

La Società astronomica italiana (Sait), che ha da poco festeggiato 100 anni di attività, è nata dalla Società italiana degli spettroscopisti allo scopo di raccogliere e far conoscere il lavoro degli scienziati Italiani nel mondo, anche attraverso la pubblicazione di una rivista scientifica. È così che nacque, 150 anni fa, l’odierna rivista Memorie della Sait. Abbiamo raggiunto la dottoressa Fiorentino per sapere direttamente dalla sua voce quali novità si sono aggiunte negli ultimi mesi e cosa bolle in pentola per il futuro.

Innanzitutto complimenti per il prestigioso incarico. Quali sono state le sfide maggiori in questo primo anno?

«Grazie. Prima di rispondere a questa domanda vorrei sottolineare che il Covid-19 ha avuto un impatto negativo su riviste come la nostra principalmente dedicate alla pubblicazione di atti di convegni. I convegni sono stati svolti in remoto, svuotandosi di buona parte del loro significato, ovvero di essere un momento di incontro tra ricercatrici e ricercatori provenienti da tutto il mondo, un luogo dove discutere e far nascere nuove idee. Solo in pochi ci hanno chiesto di pubblicare gli atti di queste conferenze già registrate in modo molto semplice dalle varie piattaforme (Meet/Zoom). Tuttavia, la vera sfida da affrontare in questi ultimi anni è stata la reticenza delle colleghe e dei colleghi, oramai abituati a essere valutati quasi esclusivamente in base alla loro produzione scientifica, a scrivere degli atti di convegni che non fossero soggetti a processi di revisione tra pari (peer-review) e che quindi avessero un basso impatto sul proprio curriculum vitae. Per rivitalizzare la rivista, insieme al nuovo comitato di Science Assistant Editor, composto da dieci ricercatrici e ricercatori di alto livello (e ci tengo a precisare che è composto per il 70 per cento da donne), abbiamo deciso di far diventare le Memorie della Sait una rivista referata. Infine, devo dire che l’ultima sfida, la più importante, è stata quella di far “digerire” alla comunità scientifica italiana ed estera la nostra nuova linea editoriale.

Queste sfide non sarebbero state possibili senza il contributo di colleghe e colleghi principalmente dell’Inaf. La redazione è stata tutta completamente rinnovata e si è trasferita dalla storica sede di Trieste a Roma (sede di Monte Porzio Catone). Ringrazio prima di tutti Maria Teresa Menna, Marco Castellani, Diego Paris, Stefano Gallozzi, Marcella Di Criscienzo, Rocco D’Agostino e Sergio Di Cosimo per il loro costante aiuto nella realizzazione sia del progetto cartaceo che video. Ringrazio anche il direttore dell’Osservatorio che ci ha aiutato nella fase di creazione della redazione, il presidente della Sait che ci supporta in ogni nuova iniziativa e il direttore uscente, Pier Carlo Bonifacio, che mi ha personalmente aiutato moltissimo nella fase di passaggio di testimone e in quelle successive».

Quali sono le novità editoriali più importanti?

«La novità più importante, come anticipato, è di contenuto, ovvero ogni paper è soggetto a un processo di blind peer-review, come avviene per tutte le riviste referate. Questo dà ai contributi una maggiore impatto scientifico nella comunità. Il riconoscimento della rivista nelle riviste scientifiche dell’Anvur è già avvenuto, mentre l’inserimento a pieno titolo della rivista negli archivi di dati come Web of Science o Scopus è qualcosa a cui stiamo lavorando. Infine abbiamo davvero cambiato veste alle Memorie: a livello stilistico la rivista è cambiata profondamente, dalla qualità e la texture della carta usata nella stampa al colore della copertina, un verde turchese che vuole simboleggiare il grosso cambiamento di contenuto che è stato fatto”.

Oltre agli articoli scientifici, realizzate e distribuite anche materiale divulgativo. A quale pubblico vi rivolgete?

«Il pubblico della rivista è prevalentemente scientifico, però gli argomenti toccati riguardano di sicuro un pubblico più ampio di quello limitato agli addetti ai lavori, basta citare due dei titoli della programmazione 2022-2023: “Inaf Research and Development activities against the Covid19 pandemic” e “Various Innovative Technological Experiences (Vite): Virtual and Augmented Reality For Disseminating Science: New Frontiers and Challenges”, che trattano rispettivamente del contributo delle ricercatrici e ricercatori Inaf nello sviluppo di strumentazione e metodi che potessero aiutare nel contrasto all’espansione del Covid-19 (per esempio illuminazione con raggi ultravioletti per igienizzare gli ambienti, lo studio dell’andamento della curva di contagi con il susseguirsi delle stagioni) e dello sviluppo nel nostro settore dell’uso di tecniche di realtà virtuale e aumentata al servizio della divulgazione scientifica e della scienza in generale, un convegno nazionale svoltosi lo scorso novembre a Palermo».

Cosa ti auguri di ottenere nei prossimi anni da Memorie della Sait? Qualche anticipazione su nuovi progetti?

«Mi auguro che la comunità scientifica sia nazionale che internazionale senta sempre più propria questa rivista, che possa contribuire a renderla un punto di riferimento nel settore della pubblicazione degli atti dei convegni e/o di argomenti speciali come quelli appena citati. Il nuovo progetto di quest’anno è di sicuro la nuova diffusione delle VideoMemorie, una nuova linea editoriale ideata e presentata circa tre anni fa ma che poi è stata congelata a causa del Covid-19. Le VideoMemorie consistono nella registrazione e nell’archiviazione dei convegni in presenza a cui viene poi associato un Doi, un codice univoco di identificazione digitale. Infine, quest’anno verrà dedicato allo sviluppo del nuovo sito delle Memorie (cartacee e video). L’ammodernamento consiste nello sviluppo di un’interfaccia che aiuti le interazioni tra autori, editor e reviewer durante il processo di referaggio, come avviene nelle prestigiose riviste internazionali. Inoltre verrà data ai visitatori l’opportunità di usare un motore di ricerca interno per l’esplorazione del nostro archivio digitale».