ASTRONAUTI DI PLASTICA IN PARTENZA SULLA CAPSULA ORION

Mattoncino su mattoncino, la storia fra Nasa e Lego

La Nasa e il Lego Group vantano una lunga storia di collaborazione in progetti che appassionano da sempre sia grandi che piccini, alimentando l'interesse per le discipline Stem e per l’esplorazione spaziale. Riproduzioni di satelliti, lanciatori, rover marziani, così come la campagna “Name the rovers”, che ha portato al battesimo di Spirit e Opportunity. Fino ad arrivare ad Artemis e al gruppo di “astronauti” di plastica che verranno ospitati nella capsula Orion

     11/11/2021
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Personaggi Lego davanti al modulo di servizio europeo che alimenterà la navicella spaziale Orion su Artemis II. Quattro minifigure Lego voleranno su Artemis I come parte del kit di volo ufficiale dedicato all’educational outreach. Crediti: Nasa/Radislav Sinyak

La Nasa e il gruppo Lego vantano una lunga storia di collaborazione in progetti che appassionano da sempre sia grandi che piccini, alimentando l’interesse per le discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e per l’esplorazione dello spazio.

La collaborazione tra Lego e Nasa è iniziata negli anni ’90, quando entrambe hanno partecipato alla First Robotics Competition e al progetto Mit Media Lab. Nel 2002, Lego ha collaborato con la Planetary Society e il Mars Public Engagement Program della Nasa per lanciare un concorso per definire il nome dei rover dedicati all’esplorazione di Marte. In quell’occasione, la Nasa selezionò tra 10mila nomi proposti dagli studenti, i famosi Spirit e Opportunity, che hanno fatto la storia dell’esplorazione del Pianeta rosso. Per promuovere il concorso Name the Rovers ha costruito un modello a grandezza naturale del Mars Exploration Rover della Nasa, esposto in diversi musei, conferenze ed eventi pubblici. Lego ha inoltre affiancato la Nasa nella campagna Send Your Name to Mars, per dare l’opportunità a tutti di mandare il proprio nome su Marte su un mini-dvd a bordo di ciascuno dei due rover.

Sulla base dei disegni costruttivi forniti dalla Nasa e dal Jet Propulsion Laboratory, Lego ha rilasciato il kit Mission to Mars, che include riproduzioni dell’orbiter Mars Odyssey del 2001, del vettore Delta II e della torre di lancio. Altro kit ben riuscito è quello che riproduce, con grande dovizia di particolari, i rover Spirit e Opportunity. Entrambi i kit hanno fatto parte della serie Discovery Kids che ha cercato di avvicinare gli studenti a missioni spaziali reali piuttosto che fantascientifiche. Nel 2004, Lego ha donato il suo modello di rover Spirit/Opportunity a grandezza naturale realizzato con i famosi mattoncini al Centro visitatori del Kennedy Space Center, dove è ancora oggi visibile al pubblico.

I tre personaggi Lego che rappresentano il dio romano Giove, sua moglie Giunone e Galileo sono mostrati a bordo della sonda spaziale Juno. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Ksc

Anche gli astronauti giocano con i Lego: nel 2011, l’ultimo lancio dello Space Shuttle Endeavour STS-134 trasportava un carico utile di mattoncini che è stato successivamente assemblato dagli astronauti sulla Iss per dimostrare le differenze nel modo in cui i Lego reagiscono in condizioni di microgravità. Nell’agosto dello stesso anno, la Nasa ha lanciato la sonda spaziale Juno con a bordo tre personaggi Lego in miniatura, che rappresentano Giove (il dio supremo per la mitologia romana, che tiene in mano dei fulmini), Giunone (o Juno, la moglie di Giove, che regge una sorta di lente di ingrandimento, come simbolo della ricerca della verità) e Galileo Galilei, considerato il padre della scienza moderna.

Altro progetto degno di nota è Lego Ideas, una piattaforma in cui gli appassionati di tutto il mondo che abbiano almeno 13 anni possono proporre i propri modelli. Se un’idea ottiene 10mila voti entro un certo periodo di tempo, viene presa in esame da una giuria per diventare un prodotto ufficiale Lego. È così che è nato, nel 2017, il kit Apollo Saturn V della Nasa. Il set contiene 1969 mattoncini, in omaggio all’anno in cui il razzo Saturn V portò per la prima volta l’umanità sulla Luna. Nello stesso anno, sono uscite le Lego Women, personaggi femminili di spicco nella storia della Nasa, tra cui Sally Ride, la prima astronauta donna a viaggiare nello spazio, Mae Jemison, prima donna afroamericana a volare nello spazio, Margaret Hamilton, ingegnere del software Apollo e Nancy Grace Roman, conosciuta come la “madre di Hubble”.

Nella primavera del 2012, prima che il rover Curiosity della Nasa atterrasse su Marte, sempre nell’ambito di Lego Ideas è stato presentato un progetto del rover stesso che in pochi mesi ha ricevuto più di 10mila voti ed è stato messo in produzione – con vendita limitata – su licenza di progettazione del Jpl/Caltech.

Nel 2014, Lego ha rilasciato la sua linea City Space Shuttle e il primo astronauta danese, Andreas Mogensen, è arrivato sulla Iss trasportando 26 personaggi Lego appositamente progettati per la sua missione, come parte di una collaborazione tra Lego e l’Agenzia spaziale europea.

Nel 2019, in previsione del 20esimo anniversario della presenza umana sulla Stazione spaziale internazionale (Iss), è stato prodotto il kit della Iss. Nel 2021, la Nasa ha collaborato con Lego City per contribuire a diffondere l’entusiasmo per l’atterraggio su Marte di Perseverance e dei test dell’elicottero Ingenuity a migliaia di bambini.

Negli ultimi anni, oltre a essere fonte di ispirazione per i set tematici della Lego che vi abbiamo presentato (e tanti altri), la Nasa ha collaborato con Lego Education per lo sviluppo del progetto Build to Launch, una serie di apprendimento digitale dedicata all’esplorazione della tecnologia, dei concetti e delle carriere Stem dietro la missione Artemis I sulla Luna. Sempre nell’ambito di Artemis, a bordo della capsula Orion saranno presenti anche quattro piccoli personaggi Lego.

Fabrizio Villa, primo ricercatore di Inaf Oas Bologna che ha progettato la riproduzione Lego del satellite Planck

Insomma, gli amanti dei Lego e delle missioni spaziali hanno avuto, e continueranno ad avere, mattoncini e idee con cui divertirsi.

In realtà anche gli scienziati dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) non sono da meno e uno in particolare, Fabrizio Villa, primo ricercatore dell’Inaf di Bologna, ha fatto qualcosa di molto simile ai progetti della Nasa appena descritti, realizzando una riproduzione in scala del satellite Planck dell’Esa – di cui è stato il responsabile dell’ottica per il Low Frequency Instrument – sfruttando il tool della Lego Design by me, ora purtroppo non più disponibile.

«Il Lego design by me era un servizio Lego a pagamento per acquistare scatole di montaggio di modelli inventati dalle persone stesse», commenta Villa a Media Inaf. «Una volta completato con l’apposita applicazione il disegno Cad del modello, era possibile ordinare le scatole di montaggio Lego che venivano recapitate a casa degli inventori occasionali con tutti i pezzi e il relativo libretto di istruzioni».

«Ho sempre avuto in mente di costruire un modello Lego di Planck», ricorda Villa, «ma quando scoprii dell’interruzione imminente del servizio, dedicai una notte intera a creare il modello e a ordinare in tempo la scatola prima della chiusura definitiva del servizio. Fu quasi più complicato che costruire Planck nella realtà, sebbene parecchio più economico».

Guarda su MediaInaf Tv il video del montaggio del Lego satellite Planck: