PROCEDENDO CON CAUTELA, TRA I 25 E I 100 METRI ALL’ORA

L’estate di Curiosity

Il rover della Nasa Curiosity procede verso una nuova tappa. Dopo essersi lasciato dietro la Clay-bearing Unit e il Greenheugh Pediment, il robot a sei ruote sta ora percorrendo i due chilometri che lo separano dal suo nuovo obiettivo: una regione ricca di minerali solfati chiamata Sulfate-bearing Unit, situata a cinque chilometri di altezza sul Monte Sharp. L’arrivo è previsto il prossimo autunno

     09/07/2020
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Dopo più di un anno trascorso a studiare i sedimenti che costituiscono la Clay-Bearing Unit – regione argillosa che si trova alla base del  Monte Sharp, il rilievo montuoso che si erge dall’enorme cratere Gale – l’instancabile rover della Nasa Curiosity ha iniziato un nuovo viaggio verso il suo prossimo obiettivo: la Sulfate-Bearing Unit, una regione ricca di solfati a cinque chilometri di altezza del rilievo montuoso, il cui studio potrà aggiungere nuove informazioni sul clima e sulle condizioni presenti sul Pianeta rosso prima che queste cambiassero, circa 3 miliardi di anni fa.

Panoramica di Marte prodotta mettendo assieme 116 fotogrammi ottenuti da Curiosity il 10 gennaio 2020, il 2641esimo giorno marziano, o sol, della missione. L’mmagine mostra il percorso che il rover farà per raggiungere la “sulfate-bearing unit”, la regione argillosa situata a cinque chilometri di altezza sul Monte Sharp. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Msss

Un viaggio, questo appena intrapreso, che lo terrà impegnato per tutta l’estate e che – se tutto procederà come previsto – si concluderà all’inizio dell’autunno prossimo. Raggiungere la meta non sarà affatto semplice. Tra il rover e la regione solforosa in questione sorge infatti una vasta e insidiosa duna sabbiosa. Da qui il tortuoso percorso di circa due chilometri che Curiosity dovrà fare per aggirare questo ostacolo ed evitare di rimanervi bloccato. Percorso, dicevamo, che il rover ha già intrapreso, “telecomandato” a distanza dagli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory della Nasa direttamente dalle loro case a causa del Covid-19.

A seconda del paesaggio, le velocità massime raggiunte da Curiosity variano tra i 25 e 100 metri all’ora. Alcuni tratti di questa scalata estiva, fa sapere il team che guida il veicolo, verranno completati utilizzando le capacità di guida automatiche del rover, che gli consentono di trovare i percorsi più sicuri. Una sorta di pilota automatico che il team inserisce quando mancano per qualche motivo le immagini del terreno. Capacità di guida autonoma che i progettisti prevedono in futuro di migliorare grazie ad AI4Mars, un progetto di scienza partecipata che attraverso l’addestramento di un algoritmo renderà la sua guida ancora più sicura.

«Curiosity non può guidare in modo completamente autonomo, senza alcun intervento umano, ma ha la capacità di prendere semplici decisioni per evitare grandi rocce o terreni rischiosi che incontra lungo il tragitto. E se non ha abbastanza informazioni per completare una manovra, si ferma» sottolinea a questo proposito Matt Gildner, ingegnere del Jpl che guida il team di “autisti” del rover.

Avviandosi verso la Sulfate-bearing unit, oltre alla Clay-bearing unit – che il robot ha iniziato a esplorare all’inizio del 2019 – Curiosity si lascia alla spalle anche il Greenheugh Pediment: un pendio ripido, ricoperto di roccia arenaria, scalato dal rover a marzo scorso per avere un’anteprima del terreno che vedrà più avanti nella missione. Un pendio sul quale ha scoperto piccole asperità, disegnate sulla superficie, che hanno permesso di estendere la finestra temporale in cui il cratere Gale ha ospitato le condizioni in grado di sostenere la vita – se mai fosse stata presente. «Curiosity è stato progettato per continuare la ricerca di Opportunity sulla storia dell’acqua su Marte», ricorda la ricercatrice del Jpl Abigail Fraeman, deputy project scientist di entrambe le missioni. «Stiamo scoprendo un mondo antico che ha offerto alla vita una base solida per la sua esistenza su un periodo più lungo di quanto pensassimo».