DAL CENTRO DI CONTROLLO ESA DI DARMSTADT IN GERMANIA

Metis messo in moto

Il coronografo italiano Metis a bordo di Solar Orbiter è stato acceso e portato in temperatura per la prima volta. Tutto bene, anche se gli effetti dell’epidemia italiana di coronavirus hanno limitato l’accesso di ricercatrici e ricercatori provenienti dalle regioni del nord Italia

     28/02/2020
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Da sinistra Maurizio Pancrazzi, Marco Romoli, Gianalfredo Nicolini, Michela Uslenghi e Roberto Susino nella support room il giorno prima del test. Crediti: Team Metis

Dopo il lancio, avvenuto lo scorso 10 febbraio, e il dispiegamento del magnetometro, i cui dati sono stati ricevuti per la prima volta il successivo 13 febbraio, in questi giorni dal centro di controllo Esa di Darmstadt, in Germania, vengono accesi e provati uno alla volta tutti i 10 strumenti della sonda Esa Solar Orbiter, per confermare che abbiano retto alle dure condizioni del lancio stesso.

Ieri, 27 febbraio, è toccato al coronografo Metis, un telescopio di realizzazione essenzialmente italiana che osserverà nei minimi dettagli la corona solare, la parte più esterna dell’atmosfera della nostra stella.

«Tutto è andato come previsto, Metis si è acceso e i due canali nel visibile e nell’ultravioletto hanno prodotto le prime immagini in volo (a porta chiusa) nel corso del test funzionale. La temperatura operativa dello strumento è stata raggiunta nei tempi attesi», dice a Media Inaf Clementina Sasso, ricercatrice dell’Inaf di Napoli coinvolta in Metis nonché portavoce Esa per Solar Orbiter.

L’apertura del telescopio è protetta da una “porta”, un otturatore girevole che in questo primo test è stato tenuto chiuso. Il team che ha eseguito l’accensione era composto dal responsabile scientifico Marco Romoli, dell’Università di Firenze, e da Gianalfredo Nicolini, Roberto Susino, Maurizio Pancrazzi e Michela Uslenghi di varie sedi dell’Inaf, l’Istituto nazionale di astrofisica. Non tutti, però, sono riusciti a partecipare come previsto.

«In control room dovevano esserci Gianalfredo e Maurizio e nella sala esterna, la support room, gli altri membri del team», racconta Sasso. «La sera prima del test, dopo una giornata già trascorsa a Esoc – la sede di Darmstadt dell’Agenzia spaziale europea – a preparare tutto, l’Esa ha comunicato le nuove disposizioni prese a causa del coronavirus, limitando l’ingresso per il giorno seguente a chi proveniva da quattro regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, (oltre a Cina, Iran, Corea del Sud, Singapore e Giappone). Solo Marco e Maurizio, provenienti da Firenze, sono potuti entrare in control room, mentre Gianalfredo è tornato a Torino, dove abbiamo un computer che permette di seguire l’arrivo della telemetria da Esoc in tempo quasi reale. Roberto e Michela sono purtroppo dovuti restare in albergo».

Da destra, Marco Romoli, Maurizio Pancrazzi e Alex Minogiannis (operatore di Metis del Mission Operation Center di Solar Orbiter), alla fine del test nella control room di Esoc, a Darmstadt. Crediti: Team Metis

«Ovviamente chi non è potuto entrare ad Esoc per il test ci è rimasto malissimo, soprattutto perché erano già dentro l’istituto quando è arrivata la comunicazione relativa al giorno seguente», prosegue Sasso. «Ma siamo stati pronti a fronteggiare egregiamente anche il coronavirus! D’altronde non poteva essere diversamente visto che, come cita Wikipedia, “il nome coronavirus indica l’aspetto caratteristico dei virioni che presentano una frangia di grandi proiezioni superficiali bulbose che creano un’immagine che ricorda una corona reale o la corona solare”…».

Metis è stato acceso alle 16:16 e successivamente spento alle 19:25. Il prossimo appuntamento è per la settimana prossima, venerdì 6 marzo, con le prime calibrazioni, mentre il 13 marzo Metis vedrà la prima luce con l’apertura della “porta”. Le disposizioni Esa di limitazione degli ingressi, ci comunica Sasso, per il momento valgono anche per venerdì 6 marzo.