UN METRO E MEZZO DI DIAMETRO, MASSA DI 4 TONNELLATE

Bolide sui cieli della Sardegna, facciamo il punto

Una scia molto luminosa ha rischiarato per alcuni secondi i cieli della Sardegna la notte del 16 agosto 2019, diventando un caso mediatico grazie anche ai social media. Si è trattato di una meteora talmente luminosa da essere classificata come “bolide”. Approfondiamo l’argomento con l’astrofisico Albino Carbognani dell’Inaf di Bologna e del progetto Prisma

Il 16 agosto 2019 resterà impresso nei ricordi di molti italiani e, in particolare, di chi, per residenza o per vacanza, si trovava in quel momento sotto i cieli della Sardegna. Alle 22.36 ora estiva locale (le 20.36 Utc) è infatti comparsa, in direzione sud-ovest rispetto all’isola, una scia di luce di straordinaria intensità che ha destato stupore e paura in migliaia di persone. Si è trattato di un cosiddetto “bolide”, ovvero – come spiegheremo tra poco – di una meteora molto più brillante della norma.

La foto del bolide. Crediti e copyright: Francesco Malica

Le prime segnalazioni di un forte bagliore nel cielo sono apparse su Facebook già dopo pochi minuti dall’avvistamento, ma senza ancora nessuna immagine. Verso mezzanotte la prima fotografia completa della meteora è comparsa su Instagram. A postarla è stato il giovane fotografo Francesco Malica, che stava effettuando uno scatto a lunga esposizione (star trail) dalla località di S’Archittu – e che ha gentilmente concesso a Media Inaf l’uso della foto originale a piena risoluzione, che vedete qui sopra (cliccatela per ingrandirla, ne vale la pena).

L’immagine, al di là della sua struggente bellezza, è risultata utile anche per gli scienziati che studiano i bolidi e i meteoriti, come Albino Carbognani, che lavora al progetto Prisma (Prima rete per la sorveglianza sistematica di meteore e atmosfera) dell’Istituto nazionale di astrofisica.

«La foto scattata a S’Archittu», dice Carbognani, «si è rivelata importante, perché il progetto Prisma si basa sia sul lavoro di telecamere fisse all sky costantemente puntate verso il cielo, sia sulle testimonianze oculari dei cittadini, che possono facilmente segnalare eventi di questo tipo tramite il nostro sito. Il bolide segnalato in Sardegna, dove è prevista l’installazione di una telecamera nel prossimo futuro, era troppo a sud rispetto alle telecamere attualmente in uso, per cui il riscontro fotografico è stato utile a raffinare e confermare le testimonianze inviate già dopo pochi minuti dall’evento. Grazie alla presenza di un orizzonte a livello del mare e di un astro luminoso come Saturno già alto nel cielo, è stato possibile risalire alle coordinate celesti dei punti iniziali e finali della traiettoria del bolide da quella particolare prospettiva. Il bolide ha seguito una traiettoria da nord-ovest verso sud-est, circa a metà strada fra Baleari e Sardegna».

Verso l’una e mezza del mattino è comparso su Twitter il video di Claudio Porcu, che con la dashcam montata sulla sua auto è riuscito a immortalare l’evento in modo perfetto, riprendendo tutta l’area di cielo interessata da prima dell’inizio a dopo la fine della scia. Grazie a questo video si capiscono ulteriori dettagli come la durata, di circa cinque secondi, e la frammentazione in tanti pezzi minori prima della scomparsa.

In un altro video, ripreso a Iglesias, si nota invece un altro dettaglio impressionante: l’estrema dinamicità delle ombre. Il movimento del corpo celeste, contrariamente al Sole e alla Luna, genera infatti ombre velocissime, analogamente ai fari di un’automobile in corsa.

Nel giro di poche ore tutte le principali agenzie di stampa e testate giornalistiche italiane, ma anche spagnole e francesi, hanno rilanciato la notizia e relative immagini e video con interviste a esperti e astrofisici. In Italia una fra le interviste più rilanciate è stata quella a Silvia Casu dell’Inaf di Cagliari, andata in onda al Tg1.

 

Purtroppo, nella foga di dare al pubblico la notizia in tempi record, sono state pubblicate anche alcune imprecisioni su cui è utile fare un po’ d’ordine. Alcuni errori si sarebbero potuti evitare andando a consultare l’articolo preliminare che lo stesso Carbognani ha pubblicato il 17 agosto sul sito di Prisma e aggiornato nei giorni successivi.

Il primo errore, per la verità abbastanza innocente, è stato quello di chiamare in causa il concetto di “meteorite”. Tecnicamente, infatti, il bolide è stato prodotto da un “meteoroide”, ovvero di un corpo celeste di piccole dimensioni (da trenta millesimi di millimetro ad un metro, secondo la definizione dell’Unione astronomica internazionale) in orbita attorno al Sole, che può avere diverse provenienze e composizioni chimiche. Si va dai residui, antichissimi e solitari, della formazione del Sistema solare a pezzi di asteroidi frutto di impatti reciproci o con altri pianeti e satelliti, fino ai resti di comete. In quest’ultimo caso i meteoroidi in ballo possono essere davvero tanti e dare vita a “sciami meteorici” ricorrenti come quello, appena passato, delle Perseidi, la famosa notte di San Lorenzo. Un magnifico sito web oggi ci consente addirittura di vedere con precisione 13 degli 81 sciami meteorici attualmente conosciuti.

Quando un meteoroide, quale che sia la sua origine, entra in contatto con l’atmosfera terrestre a forte velocità, la comprime e la surriscalda a tal punto da creare una scia di plasma incandescente e diventare visibile sotto forma di “meteora”. Quando una meteora supera una certa luminosità (o, più propriamente, magnitudine), viene definita “bolide”, ed è proprio il caso di quella che ha solcato il Mediterraneo il 16 agosto.

Di solito i bolidi si consumano completamente, vaporizzandosi prima di toccare il suolo e lasciando dietro di sé una scia di finissime “micrometeoriti” che – insieme con altre particelle di altra provenienza, e in grande maggioranza rispetto a corpi più grandi – cadono ogni anno a decine di tonnellate al suolo ma sono troppo piccole per essere individuate.

Se, invece, qualche frammento, sebbene malconcio e semi-fuso dal cosiddetto processo di ablazione, resta intatto e cade sulla Terra con una dimensione superiore ai due millimetri, viene definito “meteorite” – declinato di solito al femminile. Viste le sue caratteristiche, il bolide osservato tra la Sardegna e le Isole Baleari potrebbe anche aver prodotto una piccola meteorite, ma non possiamo esserne certi, perché sotto c’era mare per centinaia di chilometri. Ecco perché, anziché di “meteorite”, in questo caso è più corretto parlare di “bolide”, ovvero del solo fenomeno ottico di elevata magnitudine.

Un po’ più seria è stata la confusione tra meteoroide e asteroide. In questo caso non è tanto la differenza lessicale a rappresentare l’ostacolo, visto che anche lo stesso sito dell’International Meteor Organisation (Imo) ha definito “asteroide” il bolide sardo, e le stesse stime della Nasa parlano di un oggetto del diametro compreso tra uno e due metri – dunque, sebbene di poco, eccederebbe lo standard di “meteoroide”. L’errore mediatico è stato piuttosto un vero e proprio “scambio di persona”: alcuni giornalisti, ingannati da una fortuita vicinanza temporale tra i due fenomeni, hanno identificato il bolide del 16 agosto con l’asteroide 2006 QQ23, passato sei giorni prima, il 10 agosto, a sette milioni e mezzo di km da noi, ovvero quasi venti volte la distanza Terra–Luna. Questo asteroide di circa 500 metri di diametro è un “sorvegliato speciale” della Nasa, in quanto potenzialmente pericoloso per la Terra – per cui, se fosse stato lui a cadere nel Mediterraneo, non saremmo probabilmente qui a scriverne oggi.

Il bolide sul sito del Cneos (cneos.jpl.nasa.gov). Dal 1988 a oggi è l’unico, fra quelli che hanno solcato i cieli italiani, potente a sufficienza da essere registrato nel database della Nasa

Ed è stata proprio la Nasa, grazie alle rilevazioni satellitari 24 ore su 24 fatte dalla rete di monitoraggio Cneos (Center for Near Earth Objects Studies), a confermare la posizione calcolata da Carbognani per il punto finale della traiettoria (38,9 N; 7,0 E) a circa 150 km a sud-ovest delle coste del Sulcis e 36 km di altezza. La velocità di caduta di 14,9 km al secondo (53.640 km/h) combinata con la traiettoria, ha fatto ipotizzare al Cneos un bolide di circa 1,5 metri di diametro. Tenendo conto della natura ferrosa dei meteoriti finora ritrovati ed una conseguente densità di 3 tonnellate al metro cubo, la stima finale della massa è risultata di 4 tonnellate.

Sul sito Cneos è disponibile un database che indica quasi ottocento bolidi (in inglese fireball) registrati dal 1988 a oggi. Una media di 25 all’anno in tutto il mondo. Quello passato pochi giorni fa sulla Sardegna, con la potenza di meno di 0,1 chilotoni, non è certamente tra i bolidi più “energetici” finora registrati, ma rappresenta comunque – come mostra la mappa riportata qui sopra – uno dei pochi nel Mediterraneo e il primo in Italia.