LONGOBARDO, ZAMBON, OROSEI E BELLONI

Incontri spaziali fra Berna e Pechino

Corpi rocciosi, attività cometaria, Marte e buchi neri. Su 32 progetti selezionati dall’Issi – istituto di studi avanzati nato per favorire il lavoro di interpretazione dei dati raccolti da missioni spaziali da parte di team internazionali – sono 4 quelli coordinati da ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica

La sede dell’Issi a Berna. Fonte: www.issibern.ch

I dati parlano, è vero. Ma occorre saperli interrogare. E saperne interpretare le risposte. Un’attività lunga, difficile, spesso senza un’ovvia fonte di finanziamento. È così anche per i dati delle missioni spaziali: la mole di informazioni prodotte è enorme, e il tempo richiesto per sfruttarle come meritano va ben oltre la durata ufficiale delle missioni stesse.

Scopo dell’Issi, l’International Space Science Institute svizzero, è proprio quello di contribuire al raggiungimento di una comprensione più profonda dei risultati prodotti da missioni spaziali, osservazioni terrestri ed esperimenti di laboratorio incentivando la ricerca multidisciplinare da parte di team internazionali, e finanziando ogni anno una trentina di progetti per tenere  workshop, gruppi di lavoro e altre attività analoghe.

La lista dei team che hanno superato la selezione nel 2019 è appena stata pubblicata, sono in tutto 32, e ben 4 hanno come leader altrettanti ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica: Andrea Longobardo e Francesca Zambon dell’Inaf Iaps di Roma, Roberto Orosei dell’Inaf Ira di Bologna e Tomaso Belloni dell’Osservatorio astronomico Inaf di Brera. Tutti e quattro stanno dunque organizzando una serie di team meeting nelle sedi dell’Issi di Berna o di Pechino, con ospitalità interamente a carico dello stesso Issi, per condurre ricerche – lavorando con scienziati di almeno quattro nazionalità – da pubblicare poi su riviste scientifiche. Di quali ricerche si tratti lo spiegano loro stessi a Media Inaf.

Andrea Longobardo

«Il nostro team è formato da co-investigators e associated scientists della missione Rosetta», dice Longobardo, «che ha recentemente esplorato la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, di cui si vuole caratterizzare l’attività cometaria. In particolare, l’obiettivo è studiare l’emissione di polveri da diverse regioni della cometa, e capire se questa dipende solo dall’illuminazione solare o anche da altri fattori come la geologia superficiale. Inoltre si studierà la morfologia e la composizione delle polveri espulse da diverse regioni ed in diversi periodi. Ciò aggiungerà un altro tassello nella comprensione delle comete, che sono tra i corpi più primitivi del nostro Sistema solare»

Francesca Zambon

«Il nostro è invece un progetto di planetologia comparativa che include tre corpi privi di atmosfera del Sistema Solare interno: la Luna, Vesta e Mercurio. Il mio team» spiega Zambon, «è formato da undici scienziati europei e statunitensi, e nel corso dei due anni di durata del progetto avrà  fra i suoi obiettivi principali quello di comprendere perché i processi indotti dall’esposizione all’ambiente spaziale (space weathering) sembrano avere effetti così diversi sulle superfici di Vesta, Mercurio e la Luna, e quale ruolo giocano la mineralogia e la composizione di questi tre corpi».

Roberto Orosei

«Dopo la scoperta di acqua liquida sotto i ghiacci del polo sud di Marte», ricorda Orosei, che di quella scoperta fu lo scorso anno il protagonista, «continuiamo a cercare altre zone che potrebbero essere ospitali per la vita. Purtroppo Mars Express sta per finire e Marsis non riuscirà a completare la ricerca, ma la prima missione cinese a Marte, Hx-1, sarà dotata di un radar simile. Abbiamo così deciso di analizzare i dati in nostro possesso assieme ai nostri colleghi cinesi, nella speranza che questo possa aiutarli a completare ciò che noi abbiamo cominciato».

Tomaso Belloni

«Il nostro progetto», conclude Belloni, «si intitola “Sombreri e lampioni: la geometria dell’accrescimento su buchi neri” e riunirà dodici ricercatori europei e statunitensi per discutere la geometria della materia intorno a un buco nero, che sia di massa stellare o supermassiccio. Il titolo riflette le due configurazioni in competizione: un disco a forma di sombrero, ovvero con un rigonfiamento centrale, o un disco con nubi sopra e sotto che lo illuminano come lampioni. Il team si riunirà intorno a un tavolo a Berna due volte, quest’anno e l’anno prossimo, e le due scuole di pensiero sfodereranno i loro argomenti per risolvere la diatriba. Una riedizione moderna e in chiave scientifica del convegno fra pauperisti e papisti ne Il nome della rosa».