
Infatti, la sonda della NASA ha evidenziato due tipologie di rocce che compongono la crosta del pianeta e, almeno fino a questo momento, gli scienziati non sono stati in grado di spiegare.
Esperimenti di laboratorio e simulazioni condotti al Massachusets Institute of Technology (MIT) sembrano ora fornire una spiegazione, che risale a molti anni fa, quattro miliardi e mezzo di anni addietro, alla fase iniziale di formazione del nostro sistema solare. In quell’epoca probabilmente Mercurio è coperto da un oceano di magma rovente.
“Lo straordinario è che questo non è accaduto ieri”, spiega Timothy Grove, professore di geologia al MIT. “La crosta risale a più di quattro miliardi di anni, quindi quest’oceano di magma è una caratteristica molto antica”.
La sonda Messenger ha identificato i due tipi di roccia grazie al suo spettrometro a raggi X, che è stato in grado di distinguerne la composizione chimica.
Gli scienziati hanno riprodotto il più fedelmente possibile queste due tipologie di roccia in laboratorio, per poi sottoporle a temperature e pressioni che potrebbero aver caratterizzato Mercurio nella sua fase evolutiva.
Questo esperimento ha portato alla conclusione che vi sia una sola origine comune per i due tipi di roccia. L’oceano di magma avrebbe, infatti, creato due cristalli, solidificatesi e poi, una volta rifusi, distribuiti sulla superficie del pianeta Mercurio attraverso le eruzioni vulcaniche.
I ricercatori ammettono che vi sono ancora alcune lacune e che i successivi approfondimenti permetteranno di avere risultati più completi, ma che comunque siamo di fronte ad un quadro di riferimento su cui aggiungere nuovi dati, utile a mettere insieme una storia più completa per il più piccolo pianeta del sistema solare.
I risultati di questo lavoro sono stati descritti sul numero del primo febbraio della rivista Earth and Planetary Science Letters.






