CHE FINE HA FATTO OPPY?

Curiosity a caccia della tempesta maledetta

Nell'immagine scattata dal rover della Nasa – che continua la sua campagna di trivellazioni – si vede anche la tempesta di sabbia che ha coinvolto buona parte del pianeta da giugno a oggi. Si sta affievolendo, ma ancora non arrivano segnali positivi da Opportunity

Mentre sotto il polo Sud di Marte i ricercatori italiani guidati dall’Inaf hanno trovato un lago di acqua liquida fredda e salata, dall’altra parte del Pianeta rosso il rover della Nasa Curiosity  continua il suo viaggio lento ma inesorabile attraverso rocce appuntite e lande sabbiose sconfinate a caccia di campioni di suolo da studiare. Al Sol (giorno marziano) 2164, Curiosity ha guidato per “ben” 19,72 chilometri – ehi, siamo su Marte e nessuno gli mette fretta! – all’interno del cratere Gale e da tempo ormai sta scandagliando il crinale di Vera Rubin. Trapanando qui e là, il robottino a sei ruote ha inviato a terra numerose foto e riprese, tra cui l’ultimo panorama a 360° pubblicato dall’Agenzia spaziale americana in cui si vede anche la terrificante tempesta che sta imperversando su Marte da giugno.

La scalata a queste rocce (battezzate in onore dell’omonima astronoma americana scomparsa a dicembre 2016) nella parte bassa del Monte Sharp è iniziata l’anno scorso e l’obiettivo era quello di andare a caccia di ematite, un minerale del ferro (un ossido), rilevata anche dalle sonde in orbita attorno a Marte.

La foto panoramica è stata scattata dopo aver effettuato un campionamento lo scorso 9 agosto. La scena ci mostra l’arido paesaggio del Pianeta rosso con una regolazione del colore che si avvicina al bilanciamento del bianco, per imitare rocce e sabbia in condizioni di illuminazione diurna sulla Terra. Sullo sfondo si nota chiaramente il cielo oscurato dalla tempesta di polvere che ha coinvolto praticamente tutto il pianeta (una delle più intense mai osservate su Marte) ma che ormai so sta affievolendo. In primo piano si vede l’obiettivo più recente del rover, chiamato “Stoer”.

L’ultima trivellazione effettuata da Curiosity. L’immagine è stata scattata dalla Chemistry & Camera (ChemCam). Crediti: NASA/JPL-Caltech/LANL

Non sempre in questi anni il viaggio è andato come previsto. Rocce appuntite, malfunzionamenti degli strumenti, sabbia e detriti in ogni dove. Nonostante i mille e più ostacoli, il rover a sei ruote ha sempre ripreso il lavoro studiando e analizzando campioni di suolo marziano effettuando numerosi drill, cioè mettendo in funzione il trapano di bordo. E di recente i tecnici hanno messo a punto un nuovo metedo, che in realtà è molto simile a quello che userebbe un essere umano per manovrare un trapano. La tecnica è stata aggiornata a causa delle rocce sempre più dure incontrate dal rover e gli scienziati vogliono raccogliere dei campioni durante le prossime trivellazioni proprio per capire perché queste rocce sono resistenti come il cemento rispetto alle altre campionate finora. Questa composizione è legata alla presenza di ematite? È per questo che queste rocce resistono all’erosione del vento marziano? Ecco alcuni dei misteri che custodisce il crinale Vera Rubin. Le prossime due trivellazioni sono previste per questo mese.

Che fine ha fatto Oppy? Come detto, nella foto a 360° scattata da Curiosity è possibile intravedere la celebre tempesta sabbiosa che all’inizio di questa estate ha bloccato la luce del Sole facendo calare la totale oscurità sulla vallata in cui si trova Opportunity. Gli ingegneri della Nasa hanno tentato più volte di contattare il rover (su Marte ormai da quasi 15 anni) ma senza successo dal 10 giugno. Perché?

Oppy funziona a batterie con carica solare e ovviamente il buio non aiuta. Il robottino e tutti i suoi sistemi sono programmati per “spegnersi” in tutta sicurezza in casi come questi. Il problema è che gli esperti non sanno se mai il rover potrà riattivarsi e comunicare ancora con la Terra, visto che probabilmente i pannelli solari sono ricoperti completamente da polvere e sabbia. Solo i potenti e imprevedibili diavoli di polvere (dust devils) potrebbero dare una ripulita agli strumenti: si tratta di mulinelli di sabbia che si sviluppano in condizioni meteorologiche favorevoli (non durante le tempeste bensì quando il cielo è terso) nelle zone desertiche sia di Marte che della Terra. Ma chi può dire se e quando faranno la loro fugace apparizione.

Come si evince dall’immagine di Curiosity, la tempesta sta perdendo la sua forza iniziale e il team scientifico di Opportunity spera che ci sia ancora il tempo necessario per riavviare il rover. Nel frattempo stanno esaminando nel dettaglio la quantità residua di particelle di polvere nell’aria: l’opacità atmosferica si misura in tau e dovrebbe arrivare a 1,5 per star tranquilli, tenendo conto che al suo picco la tempesta è arrivata al “terrificante” (commento di uno degli esperti) livello 10. Dopo aver raggiunto questo livello più tollerabile, gli esperti aspetteranno ancora 45 giorni durante i quali invieranno segnali al rover in attesa di un riavvio che potrebbe non arrivare mai.

Se il “silenzio radio” dovesse continuare, i tecnici Nasa entreranno in modalità di “ascolto passivo” attivando altre antenne (come quelle del Deep Space Network) in cerca di segnali da Opportunity fino alla fine del prossimo gennaio, quando – si spera di no! – dovranno dire addio al rover e alla missione Mars Exploration Rover, di cui faceva parte anche Spirit , il gemello di Oppy andato perduto nel 2010. I due rover hanno fatto il loro dovere andando oltre le aspettative: progettati per durare solo 90 giorni ciascuno, Spirit ha lavorato per oltre 6 anni, mentre Opportunity è stato attivo quasi 60 volte più a lungo di quanto ipotizzato.