PARAGONABILE PER DIMENSIONI AL GREAT RED SPOT

Giove: scoperta una macchia fredda

Una gigantesca macchia scura e fredda è stata localizzata nella regione polare gioviana: estesa per decine di migliaia di chilometri e mediamente 200 gradi più fredda dell’atmosfera circostante

C’è una macchia fredda e scura nell’atmosfera di Giove, paragonabile per dimensioni al celebre Great Red Spot, originatasi in corrispondenza dell’area interessata dalle potenti aurore polari che si generano nell’atmosfera del gigante gassoso.

Crediti: Tom Stallard.

Esteso per 24mila chilometri di longitudine e 12mila di latitudine, quello che è stato immediatamente ribattezzato Great Cold Spot è un sottile strato dell’atmosfera gioviana che presenta una temperatura mediamente 200 gradi più bassa dell’atmosfera circostante e che oscilla fra i 400 e i 700 gradi.

Secondo Tom Stallard, docente dell’Università di Leicester e primo autore di uno studio appena pubblicato su Geophysical Research Letters, questa fredda area dell’atmosfera superiore «è decisamente più volatile del più noto Great Red Spot: siamo di fronte a un fenomeno capace di cambiare nel giro di giorni e settimane»

«Un evento che si è ripresentato costantemente nei 15 anni di tempo su cui si è concentrata la ricerca», sottolinea Stallard. «Potrebbe essere coevo alle aurore polari che lo hanno generato e avere migliaia di anni». Il Great Cold Spot potrebbe essere insomma una conseguenza diretta del potente campo magnetico gioviano e le aurore un veicolo dell’energia nell’atmosfera del gigante gassoso sotto forma di correnti calde che attraversano tutto il pianeta.

Nello studio gli astronomi si sono serviti dello strumento Crires (CRyogenic high-resolution InfraRed Echelle Spectrograph) montato sul telescopio Vlt dello European Southern Observatory. È grazie ad esso che sono state osservate emissioni spettrali di H3+, uno ione di idrogeno molto diffuso nell’atmosfera di Giove. A questi dati i ricercatori hanno aggiunto quelli raccolti tra il 1995 e il 2000 dall’InfraRed Telescope Facility della NASA.

Ulteriori informazioni potrebbero arrivare presto dalla missione Juno e in particolare dai dati raccolti dallo spettrometro Jiram (Jovian InfraRed Auroral Mapper), lo strumento italiano finanziato dall’Agenzia spaziale italiana e realizzato da Finmeccanica sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto nazionale di astrofisica (Istituto di astrofisica e planetologia spaziali di Roma), progettato per studiare la dinamica e la chimica delle aurore gioviane.

Per saperne di più:

  • Leggi su Geophysical Research Letters l’articolo “The Great Cold Spot in Jupiter’s upper atmosphere“, di Tom S. Stallard, Henrik Melin, Steve Miller, Luke Moore, James O’Donoghue, John E. P. Connerney, Takehiko Satoh, Robert A. West, Jeffrey P. Thayer, Vicki W. Hsu e Rosie E. Johnson.