DAI DATI DI VENUS EXPRESS, MAGELLAN E AKATSUKI

Vulcani attivi e altre novità su Venere

Le colate laviche dei suoi vulcani e la tormentata atmosfera nell’infrarosso: il pianeta Venere tra gli argomenti presentati nella prima giornata del congresso DPS/EPSC, a Pasadena, in California

Potrebbe essere chiamato il V Day, il Venus Day, il primo giorno del DPS/EPSC, congresso che si tiene dal 16 al 21 ottobre a Pasadena, riunendo per quest’anno l’americano DPS (Division for Planetary Sciences) e l’europeo EPSC (European Planetary Science Congress). Venere è infatti al centro di diverse presentazioni del congresso, in particolare da due diversi fronti: quello europeo, con una ricerca che prende vita dall’ormai conclusa missione Venus Express, e quello giapponese, da dove arrivano le prime immagini della sonda Akatsuki, attualmente – e avventurosamente – in orbita intorno al pianeta.

Mappa geologica di Idunn Mons (46 S; 146 W) in cui sono visibili i flussi di lava identificati. Crediti ESA/DLR

Mappa geologica di Idunn Mons (46 S; 146 W) in cui sono visibili i flussi di lava identificati. Crediti ESA/DLR

Il primo studio, quello europeo, riguarda l’attività vulcanica del pianeta. Non ci sono mai stati dubbi nella comunità scientifica sulla presenza di vulcani nella storia di Venere. Ma identificare una colata lavica in corso o recente era un traguardo da raggiungere, reso difficoltoso dalla spessissima atmosfera del pianeta.
Lo studio in questione, realizzato da un gruppo di ricercatori del German Aerospace Center (DLR), prende in considerazione Idunn Mons, un vulcano di 200km di diametro nell’emisfero sud del pianeta. E identifica in questa zona le tracce di una colata lavica recente utilizzando i dati di due missioni storiche in un unico modello teorico. «Con la nostra tecnica», racconta alla conferenza stampa Piero D’Incecco del DLR, «abbiamo potuto combinare i dati nell’infrarosso di Venus Express con i dati radar ad alta risoluzione della missione Magellan della NASA, in orbita intorno al pianeta dal 1990 al 1992». Utilizzando i dati di VIRTIS, il Visible and InfraRed Thermal Imaging Spectrometer a guida INAF che ha volato su Venus Express, è stato dunque possibile identificare una colata di circa 20 km di estensione sulla parete est di Idunn Mons. «È la prima volta», dice D’Incecco, «che combinando dati da due diverse missioni è stato possibile realizzare una mappa geologica ad alta risoluzione di una struttura vulcanica recentemente attiva su un pianeta diverso dalla Terra».

Immagine a falsi colori di Venere realizzata il 25 Marzo 2016, combinando i dati catturati a due diverse lunghezze d'onda nell'IR. Crediti: Jaxa

Immagine a falsi colori di Venere realizzata il 25 Marzo 2016, combinando i dati catturati a due diverse lunghezze d’onda nell’IR. Crediti: Jaxa

Altra missione, altro risultato, stesso pianeta: Venere è al centro di un altro intervento della mattinata di apertura del DPS/EPSC, dedicato alla missione giapponese Akatsuki. Incredibile pensare che le immagini, come quella in questo articolo, proiettate nel talk da Takehiko Satoh, della Jaxa, vengano da una missione che per 5 anni era stata data per persa, orbitando intorno al sole in una traiettoria causata da una rottura avvenuta nel 2010. Per fortuna, con una manovra disperata a dicembre 2015, l’agenzia spaziale giapponese è riuscita a mettere la sonda in orbita intorno a Venere, reinventando per lei una nuova traiettoria ben diversa da quella inizialmente pianificata.

Obiettivo di questi primi mesi di missione: verificare quanto e cosa si possa fare con queste nuove caratteristiche di missione. «Con la nuova orbita, così diversa da quella iniziale», ragiona Satoh, «alcune cose sono andate perse. Ma altre, sono state guadagnate».

A causa dell’orbita allungata, la risoluzione dei 5 strumenti di bordo è in genere minore di quella sperata. Ma la sonda è in grado di osservare il pianeta per un periodo maggiore, fornendo informazioni più precise sulle variazioni nel tempo dell’atmosfera. Questa caratteristica sembra fondamentale per la riuscita scientifica di Akatsuki, che ha tra gli obiettivi principali quello di spiegare il clima venusiano e in particolare la super-rotazione, cioè la rotazione dell’atmosfera incredibilmente più veloce della rotazione del pianeta sottostante.
«Akatsuki risolverà molti misteri nei prossimi mesi», promette Sotoh. «Non per nulla, è la prima e unica sonda interplanetaria che possa essere considerata a tutti gli effetti un satellite per lo studio del clima».