SRT COMINCIA LE OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE.

Il debutto del gigante

Completata la prima fase di sviluppo del Sardinia Radio Telescope, si apre per la prima volta alla comunità scientifica. E' appena uscita infatti la primissima “Call for proposals” di SRT

Il radio telescopio sardo, colosso da 64 metri di diametro, una tra le più grandi e tecnologicamente avanzate antenne europee, ha completato la prima fase di sviluppo e test e ora si apre per la prima volta alla comunità scientifica. E’ appena uscita infatti la primissima “Call for proposals” di SRT, un bando competitivo per proposte di progetti osservativi definiti di “Early Science”.

«Siamo giunti finalmente al termine della prima fase dello sviluppo del telescopio e si inizia con la sua operatività, complemento del duro lavoro di anni, e al tempo stesso inizio della fase di produzione scientifica, la più eccitante e piena di aspettative», dice il Responsabile di SRT Ettore Carretti.

Come per ogni telescopio di classe mondiale, lo scopo della call è quello di aprirsi alle idee migliori di utilizzo scientifico del telescopio. Un Early Science Program è un modo tipico con cui iniziare l’operatività scientifica: pochi grandi progetti di alto profilo scientifico su cui focalizzare gli sforzi del team che opera il telescopio, anche allo scopo di ottimizzare la qualità dei dati raccolti e dei risultati da ottenere.

Il Sardinia Radio Telescope

Il Sardinia Radio Telescope

I progetti verranno selezionati a Gennaio da una apposita commissione e le osservazioni cominceranno il 1 Febbraio 2016. Vista la grande aspettativa nella comunità astronomica, è prevedibile che verranno presentati un elevato numero di progetti di alto profilo scientifico tra cui poter scegliere. La selezione porterà auspicabilmente a realizzare da subito grande scienza astronomica, scopo dichiarato di questo gigante della radioastronomia.

«Si tratta di un importante traguardo per la radio astronomia italiana» afferma Nichi D’Amico, Professore Ordinario all’Università di Cagliari e nuovo Presidente dell’INAF, «un traguardo che ha visto la fruttuosa collaborazione di ricercatori e tecnici localizzati in varie sedi dell’INAF e in vari Atenei, in particolare Bologna e Firenze, oltre che Cagliari, e che costituisce per la Sardegna una grande opportunità di sviluppo».